“Polvere sei…” – Un tè servito all’Archeobar

da | Feb 18, 2015 | Neoevemerismo

Il mio articolo “La finta “ricerca” degli Archeobaristi – I – Il sarcasmo dello scettico discente” è stato quello che ha suscitato, più di tutti, un autentico vespaio, specialmente negli ambienti sciccosi dell’ateoscientismo più puro. È risultato così inviso, chissà perché?, da spronare una sproloquiante risposta da un “Mitarbeiter” di un’Università tedesca. Orgoglioso di cotanto titolo (non se ne comprende il motivo: sarà che suona così esotico, tipo “Has Fidanken!”…) si è lanciato in argomentazioni livorose nei miei confronti, come, del resto, aveva fatto e fa anche verso il nostro Biagio Russo.

Va detto che questo “Mitarbeiter” è noto per il suo gioco “maschio” e per le sue entrate “a gamba tesa”, quasi novello Gattuso in terra teutonica, anche quando non è chiamato in causa: si fa, insomma, i fatti suoi, e, molto volentieri, quelli degli altri; presumo intervenga per solitudine e solipsismo, visto che per disdetta e per colpa del “destino cinico e baro” (cit.) purtroppo ben pochi ne conoscono le sicure e sopraffine qualità, non solo accademiche: un destino ahimè frequente per i Geni di quella fatta. Depositario Unico, in virtù di un accordo intergalattico siglato tanto tempo fa, in una Galassia lontana lontana…, della Verità mito- e archeo-logica dell’Universo Mondo (ivi comprese le conoscenze che si hanno oggi del Lesotho e zone limitrofe), si sente giustamente in diritto di mettere becco ovunque ci siano “Tracce” di elementi spirituali e di Ricerca che entrino in contrasto con la sua personalissima ed elevatissima Weltanschauung.

Che un simile pozzo di Sapere assoluto abbia ritenuto degno di ben DUE versioni di risposta (la prima e quella “riveduta e ampliata”) un mio umillimo articolo… beh, è cosa che mi riempie il cuore di legittimo orgoglio!
È necessaria purtroppo una lunga premessa (anche a carattere metodologico) prima di entrare nel merito e chiudere definitivamente, almeno per quello che mi riguarda, la questione della “moneta di YHWH”,

La moneta nota come "God on winged wheel"

La moneta nota come “God on winged wheel”

credo in secco contrasto con le pseudo conclusioni del “Mitarbeiter” (a proposito: il termine significa “impiegato”, con tutto il dovuto rispetto a questi ultimi). Ho evitato di rispondere per oltre 4 mesi; prima mi sono infatti chiesto se ne valesse la pena; poi ho pensato che fosse mio dovere, anche per il buon nome di ASPIS.

Però, ho preferito aspettare che si calmassero le acque (sempre poco agitate, a dire il vero: anzi, tendenti alla calma piatta), perché, in ogni caso, non intendo innescare una polemica sterile, uno dei campi in cui il “Mitarbeiter” (i cui eccellenti scritti –che certamente meriterebbero miglior causa- vengono spesso strumentalizzati, presumo a sua insaputa) al momento eccelle, da straordinario polemista quale è. So bene, comunque, che una tale polemica sarà, dall’altra parte della barricata, attesa e inevitabile: ma non è mia intenzione aderirvi. Anche perché ASPIS e io non abbiamo bisogno di pubblicità, ormai; certi personaggi, alla disperata ricerca di un autore purchessia invece sì: e non saremo noi a dargliela.

In primo luogo, i termini del dibattito scientifico non sono e non possono essere quelli intrapresi dal “Mitarbeiter”. Infatti, questo tipo di disputa dovrebbe avvenire nelle sedi adeguate (e lui, così preparato, certamente sa quali sono), nelle forme adeguate e con i modi adeguati. Partendo dalla fine, ad esempio, non è affatto adeguato, non troppo educato e neppure rispettoso non riconoscere il mio titolo accademico ufficiale, evitando di usarlo: ma adeguatezza, educazione e rispetto non sono i “pezzi forti” del repertorio di questo individuo, la cui irruenza linguistica (chiamiamola così…) è molto nota a chiunque abbia interagito con lui. Un vero peccato, perché il suo schietto atteggiamento tranchant spesso mal si concilia con il ruolo a cui ambisce; d’altra parte, le truppe d’assalto (o cammellate) esistono anche in senso metaforico, e capisco perciò benissimo che il “Mitarbeiter” possieda una sua indubbia utilità.
La scalata verso l’assurdo e il surreale

Una visione del "surreale"...

Una visione del “surreale”…

inizia quando, per l’ennesima volta, scambia distrattamente e involontariamente un articolo divulgativo (sebbene fondato su basi rigorose e scientifiche, come andrò –spero- a dimostrare) con un lavoro accademico o semi-accademico (“…riproponiamo quel lavoro…”, scrive testualmente il “Mitarbeiter” parlando del suo scritto: sic!), per cui inonda lo scritto con un travolgente tsunami di VENTUNO citazioni bibliografiche specialistiche, occupanti circa quattro pagine effettive in formato A4. Sia chiaro: se e quando scriverò un libro, o nuovi articoli su testate scientifiche diciamo “ufficiali”, anche io mi comporterò così. Si dà il caso, però, che non fosse mia intenzione tediare il Lettore né metterlo in difficoltà su aspetti strettamente specialistici.

Che questo sia il mio irrinunciabile punto di vista da sempre dovrebbe essere stato chiaro al “Mitarbeiter” (che sostiene di seguirmi con ossessiva attenzione) anche leggendo, ad esempio, l’articolo “La biochimica (sbagliata) degli Elohim – dalla Bibbia secondo Biglino”, in cui avrei potuto, visto che è IL MIO settore professionale, sciorinare decine e decine di articoli e riferimenti bibliografici, nonché utilizzare una terminologia molto più tecnica. Spero che chi legge mi consideri capace di farlo; eppure, nonostante il livello “tecnico” di quest’ultimo articolo sia decisamente superiore agli altri, non ho tirato fuori citazioni improbabili per darmi importanza, ma mi sono fermato alla “Treccani”.

Non penserà mica, il “Mitarbeiter”, che non possiedo –che so?- i “Lineamenti di Biologia”, il Vander (“Fisiologia dell’Uomo”), il Guyton (“Fisiologia Medica”), l’Harrison (sia in Inglese che in Italiano) oppure il Lehninger di Chimica Biologica? O che non sono abbonato alle più prestigiose riviste del settore? Anche perché, se vuole, dovrei avere ancora da qualche parte i voti riportati, ai bei tempi: ma non credo che sarebbe utile allo scopo la loro pubblicazione. Questo per dire che a un pubblico “medio” non si può né si deve chiedere uno sforzo non commisurato alle sue conoscenze generali. In questo caso, naturalmente, sono stato tirato per la giacchetta, e ho il dovere di “contro-dedurre”.

In secondo luogo, se a un articolo lungo 4 o 5 pagine qualcuno si sente in dovere di replicare con un testo lungo oltre 4 volte tanto (per la precisione, 17 pagine in formato A4, con spaziatura capricciosamente variabile)… beh, forse qualche problema nella contro-dimostrazione ci sta, direi. Callimaco, che non era l’ultimo arrivato, ebbe a scrivere: “Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν” (“Grande libro, grosso malanno”);

Un tomo che poco sarebbe piaciuto al grande Callimaco!

Un tomo che poco sarebbe piaciuto al grande Callimaco!

e Callimaco lavorava alla Biblioteca di Alessandria, mica faceva il “Mitarbeiter”… Inoltre, non è necessario essere psicologi o psichiatri per capire che se si contesta in maniera prolissa ed eccessiva qualcosa, forse non si è poi così convinti che quel “qualcosa” sia così dissonante da ciò che noi pensiamo. Avete fatto caso, ad esempio, di come diventiamo improvvisamente logorroici, subito dopo una gaffe?

Il meccanismo è del tutto simile. Per essere chiari, tuttavia, bisogna dire che questo articolo sarà inevitabilmente un po’ lungo: ma lo sarà, forzatamente, per essere commisurato al “lavoro” del “Mitarbeiter”.
Il Lettore forse ricorda che tutto ebbe origine da una segnalazione giuntami, che riportava le battutine sarcastiche di tale A. T., all’interno di un gruppo Facebook di dichiarato stampo ateomiticista:

“Ecco la raffigurazione del boss in persona. Da notare l’uccello, che, grazie alla famosa promozione, diventerà lo Santo Spirito. Ignoro chi sia il testone che fa capolino in basso a destra di chi guarda.”

Questo signore non parla MAI di “possibilità” (concetto presente, invece, nella didascalia che io riporto nell’articolo originale, e che A.T. trasse da Wikipedia). Nel corso dell’intero thread, A. T. proseguiva caparbiamente, negando l’innegabile, e cioè che il Dio ebraico NON può essere raffigurato dagli Israeliti per proibizione divina, e “…accompagnando con salaci commenti…” qualsiasi ragionamento contrario alla sua falsa affermazione. È molto strano che il “Mitarbeiter”, solitamente straordinariamente informato anche sul numero di sandalo del Sommo sacerdote Caifa, abbia omesso, nel suo debordare logorroico, questo fatto. Che è quello ESATTAMENTE al centro della discussione del mio articolo.

Insomma, A. T. sosteneva (sostiene?) sprezzantemente che gli Ebrei avessero, almeno una volta nella loro Storia, raffigurato YHWH; io sostenevo e sostengo tuttora il contrario. E ribadisco di non essere affatto solo, in questa convinzione. Ma v’è di più: ribadisco che PARECCHI degli Autori incontinentemente citati dal “Mitarbeiter” (che quando deve sciorinare comincia acriticamente da “abaco” e finisce con “zuzzurellone”, a costo di dover servire a tavola i classici “cavoli a merenda”) sono sulla mia stessa identica posizione. Devo infatti dare alcune pessime notizie al buon emigrato in terra teutonica: so leggere più di una lingua, possiedo una discreta libreria, quanto di mio interesse riesco spesso a procacciarmelo attraverso canali che –stranamente!- a lui sembrano essere sconosciuti e ho accesso a parecchie biblioteche abbastanza fornite. Quindi, prima di scrivere, di solito leggo.

E leggo comprendendo benissimo ciò che c’è scritto: lui può dire altrettanto? Spero di sì, ma temo di no. Ricapitoliamo, dunque, i termini della questione con la massima chiarezza: io sostengo che la moneta NON ritrae lo YHWH degli Ebrei e dell’Antico Testamento, e che NON è stata coniata nel Regno/Provincia di Giuda (la parte meridionale e “ortodossa” di Israele); A. T. sarcasticamente ritiene, invece, che proprio QUELLO YHWH è ritratto nella moneta; il “Mitarbeiter”, manco a dirlo, afferma che io non ho capito nulla di ciò che ho letto (lo dice più o meno testualmente), e che LA GRAN PARTE degli studiosi identifica il personaggio/divinità con YHWH. Ma, furbescamente (nel tentativo di avere ragione “a prescindere”), solo quasi tra le righe infila un dettaglio FONDAMENTALE. “Entriamo, dunque, nel vivo delle trattative!” (cit.), ribattendo esaurientemente a quanto contestatomi, ma augurandomi di essere di gran lunga meno prolisso e autocompiacente nelle citazioni. Per questo motivo, mi manterrò entro limiti accettabili. Almeno lo spero!


AVVERTENZA
Le citazioni testuali sono contenute nelle note alla fine dell’articolo, eccezion fatta per quelle necessarie allo svolgimento compiuto del pensiero. Le mie osservazioni saranno ESCLUSIVAMENTE dedicate alla generalità del manufatto, evitando di replicare a dettagli anche di una certa importanza (ad esempio, ma non solo, la “storia”, NON MIA, di una legenda di numeri piuttosto che lettere), poiché irrilevanti sotto il profilo sostanziale della querelle. Pur respingendo l’accusa infondata di usare Wikipedia, magari in Inglese, per i miei studi (forse mi confonde con qualcun altro), in omaggio alla strenua convinzione del “Mitarbeiter” la gran parte dei link di questa replica punteranno a Wikipedia. Così avrà ragione, finalmente.

La prima pubblicazione riguardante questa moneta risale a esattamente 200 anni fa, al 1814. Da allora, molto se ne è dibattuto, e naturalmente è improponibile analizzare in dettaglio ogni singolo studio. Uno dei problemi posti dalla moneta, ad esempio, è la legenda, che sembrerebbe proprio scritta in aramaico. Hill propose la versione “YHW”; William Foxwell Albright, il sommo studioso di Israele talvolta definito “il fondatore dell’archeologia biblica”, sulla scorta di ulteriori indagini operate da lui stesso e da Sukenik, invece optò per “YHD1.

Un'edizione del classico libro di Werner Keller (v. testo)

Un’edizione del classico libro di Werner Keller (v. testo)

Teniamo a mente questa osservazione. Lo stesso Keller, nel suo “La Bibbia aveva ragione”, vol II (un testo divulgativo ma piuttosto accurato) a pag. 285 così scrive:

“(omissis) nel corso del IV sec. a.C. compaiono monete che recano orgogliosamente la scritta ‘Yehud, ‘Giuda’. (omissis) (NdA: di nuovo, niente YHWH… “Oh, rabbia!”) Secondo il modello delle dracme attiche, sono ornate delle immagini di Zeus (NdA: a parte le facili spiritosaggini, il greco Zeus è ASSOLUTAMENTE omologo del latino Giove) e della civetta di Atene. Una prova della forza con cui -molto prima di Alessandro Magno- seppero affermarsi ovunque in Oriente il commercio e l’influsso greci”.

Indizio numero uno! Leggiamo allora cosa pensa John Bright, allievo prediletto di William Albright e autore di una pregevole “Storia dell’Antico Israele”. A pag. 178 troviamo:

“È sorprendente che a tutt’oggi gli scavi non abbiano portato alla luce nessuna immagine certa di YHWH. Immagini maschili di qualsiasi tipo sono sconosciute”,

con l’unica eccezione (a quel che sembra, secondo l’Autore) di una figurina di una divinità maschile, rinvenuta a Hazor e risalente almeno all’XI sec. a.C., quindi, verosimilmente, prima della diffusione completa dello yahwismo in Palestina.

Il fondamentale testo di John Bright (1908-1995)

Il fondamentale testo di John Bright (1908-1995)

In ogni caso, Bright non fa nessun riferimento a nessuna moneta/monetazione, e non riconosce l’esistenza di nessuna raffigurazione del Dio di Israele. Di più: A. T. (e non solo lui) afferma che il passo di Deuteronomio 5,8, in cui è esplicitata la proibizione assoluta di raffigurare la Divinità, sarebbe un’interpolazione del tutto successiva e quasi “inventata”. Ancora Bright:

“(omissis) lo yahwismo fu aniconico; le immagini della divinità erano severamente proibite. Ciò è stabilito dal II Comandamento (NdA: anteriore al Deuteronomio) e fu certamente un tratto primitivo della fede di Israele; concorda inoltre con l’intera testimonianza dell’Antico Testamento, che sebbene accusi ripetutamente Israele di costruire idoli di dèi pagani, non offre alcun chiaro riferimento a un’immagine di YHWH” In nota, aggiunge: “(omissis) i vitelli d’oro eretti da Geroboamo (I Re 12, 28) non erano immagini di YHWH” (ibidem).

Veniamo adesso alla contestazione più pesante: non avrei capito che l’unico (! ?) articolo da me citato (sarebbe quello di Shenkar) è assolutamente antitetico rispetto alla mia proposizione (e cioè che la moneta NON RAPPRESENTI YHWH). Non solo: avrei fatto confusione fra due articoli, uno in Russo, l’altro in Inglese. Ci soccorre, per l’ultimo aspetto –ma non solo-, proprio il “cappello dal cilindro” del “Mitarbeiter”: la mail di Shenkar stesso. Sebbene la risposta sia accuratamente parzialmente “sbianchettata” (e mi domando come mai), lo Studioso israeliano afferma TESTUALMENTE che i due articoli sono sostanzialmente identici2. Per cui, non si capisce bene quale sia il mio peccato, ammesso che ne esista uno. Riassumiamo allora cosa scrive nel suo articolo Shenkar3. Il dott. Shenkar parte nell’analisi dal recto della moneta, il lato raffigurante un giovane barbuto.

Il "recto" della moneta in esame

Il “recto” della moneta in esame

Sostiene, a giusta ragione, che l’identificazione del soggetto ritratto è molto importante per la comprensione del manufatto, e che il medesimo rappresenta assolutamente un unicum nel suo genere, anche all’interno della serie «YHD». Afferma che i motivi iconografici presenti sono tipici della Filistea e della Samaria, particolarmente di quest’ultima. Non voglio annoiare il Lettore con dettagli importanti, ma certamente tediosi. Chi vuole, ha la possibilità di rileggere alcune conclusioni di Shenkar nel mio articolo “originale”, e comunque in nota è presente il PDF del lavoro (questo lo è!) dello studioso israeliano. Basti dire che, sostanzialmente, le conclusioni di Shenkar sono le seguenti:

  1. il personaggio potrebbe essere uno fra Hadranos, Minosse, Ares/Marte oppure un’immagine collettiva/stilizzata di un mercenario;
  2. mentre il compianto Dan Barag (Professore presso il “Dinur Center for Research in Jewish History”, Università di Gerusalemme) ipotizza fortemente una raffigurazione di Bagoas, generale di Artaserse III, Shenkar dissente, principalmente per l’esistenza di non meno di tre (o forse quattro) Bagoas “storici”4;
  3. poiché l’uomo barbuto indossa un elmetto di tipo corinzio, e nessun persiano è mai stato ritratto con quel copricapo, la circostanza è fortemente suggestiva della possibilità che non si tratti di una divinità, ma proprio di un mercenario, e la dracma sarebbe stata coniata, in quantità limitata (il che ne spiegherebbe l’unicità), da un mercenario greco di alto grado per il pagamento delle sue truppe, probabilmente impiegate contro l’Egitto;
  4. la provenienza della moneta è sconosciuta;
  5. la dracma in questione non rientra, per peso e caratteristiche fisiche, fra quelle coniate in Giudea (il che equivale a dire che non è stata coniata dagli Ebrei)5,6;
  6. il verso (quello che ci interessa più da vicino, insomma) mostra evidenti caratteri ELLENISTICI,

    Il "verso" della moneta

    Il “verso” della moneta

    perché (come riportato, secondo l’Autore, ripetutamente da Mildenberg7 e Colledge8), la penetrazione culturale, artistica e commerciale della Grecia nel Vicino Oriente cominciò già nel periodo Achemenide, MOLTO PRIMA (sic!) di Alessandro il Grande, confermando quanto scritto oltre 50 anni fa da Keller;

  7. Mildenberg propose che la figura rappresenta null’altro che un concetto astratto e generale della Divinità, in una forma comprensibile alla maggior parte delle popolazioni della parte occidentale dell’Impero Achemenide;
  8. è chiarissimo l’influsso, a parte quello ellenistico, delle raffigurazioni di Ahura Mazdā e di Aššur, il dio assiro;
  9. diversi tipi di coniazione provenienti dalla Samaria rappresentano un uguale tipo di divinità, forse proprio Ahura Mazdā;
  10. effettivamente l’immagine riprodotta potrebbe rappresentare “una divinità locale suprema” (“a supreme local deity”, nel testo originale);
  11. è possibile che la divinità sia YHWH… ma NON il Dio degli Ebrei, bensì quello di Samaria o della Filistea,

    Samaria (Israele), Giudea, Filistea e Nazioni confinanti (a partire dall'VIII sec. a.C.)

    Samaria (Israele), Giudea, Filistea e Nazioni confinanti (a partire dall’VIII sec. a.C.)

    e sono due soggetti completamente diversi, come vedremo fra poco.

Lo ribadisce lo stesso Shenkar nel suo messaggio a un “Mitarbeiter” di nostra conoscenza. Ed ecco la furbata a cui facevo riferimento sopra, operata dal “Mitarbeiter“: Shenkar ritiene “possibile” (non certa!) l’identificazione con uno YHWH di Samaria, non con lo YHWH biblico… ma il “Mitarbeiter” fa finta di niente, e non lo fa notare! Tra parentesi, quando si dice la combinazione, nel periodo in esame, a cui si fa risalire la moneta (IV sec. a.C.) i Samaritani chiesero al re Antioco III di poter intitolare il proprio santuario del Monte Gerizim a Zeus/Giove Ellenio. E YHWH samaritano? “Terminato” (cit.).

Basterebbero, dunque queste sole argomentazioni a far decadere tutto il soliloquio del mio ameno contraddittore. Devo aggiungere che Samaria giace nel Regno di Israele, quello settentrionale; quello in cui maggiori e più frequenti erano le derive idolatriche; la zona in cui, con ogni probabilità (v. Robert Wright, “L’evoluzione di Dio”), era adorato, anche prima dello yahwismo, il dio El, pure da parte dei Cananei: la divinità cananea aveva non pochi punti in comune con YHWH della Samaria, probabilmente…

Non finisce qui. Perché Yaakov Meshorer, che si è occupato a più riprese della moneta ed era Capo Curatore per l’Archeologia presso il Museo d’Israele in Gerusalemme, nei suoi lavori di fatto neppure prende in considerazione l’ipotesi che possa trattarsi di una qualunque divinità ebraica9, se non per esprimere seri dubbi al riguardo.
Né finisce qui perché, avendo da qualche giorno scoperto uno strumento favoloso che si chiama “posta elettronica” (per i più “fighi”: e-mail), mi sono ingegnato per sostituirla ai segnali di fumo che usavo fino alla settimana scorsa. E così ho contattato un altro importante studioso di questa moneta, il prof. Oren Tal (Facoltà di Scienze Umane – Dipartimento di Archeologia e Culture dell’Antico Vicino Oriente), citato dal “Mitarbeiter“. Ci credereste? Mi ha risposto, molto gentilmente (fare clic qui per un ingrandimento della risposta).

La gentile mail di risposta ricevuta dal prof. Oren Tal - Univ. di Gerusalemme

La gentile mail di risposta ricevuta dal prof. Oren Tal – Univ. di Gerusalemme

Gli avevo spiegato (è la verità) che non ero riuscito a trovare un suo specifico scritto in materia, ed egli mi ha copincollato ESATTAMENTE il suo intervento sul tema. La sintesi del suo pensiero? Per prima cosa, ritiene impossibile stabilire quale sia la “terza” lettera, di per sé molto dibattuta. Mentre la prima e la seconda dovrebbero essere sicuramente “YH” la terza non gli pare la “Daleth“, ma la “Resh” o al massimo la “Waw” (e quindi la legenda sarebbe “YHR” o “YHW“)10. E per quanto riguarda l’origine?

O la moneta fu coniata da EDOMITI (quindi, secondo le Scritture, Ebrei “di secondo ordine”, diciamo) che non ubbidivano al II Comandamento (il che, vista l’analisi di Bright supra, a me appare improbabile), oppure fu coniata da “Gentili (cioè NON EBREI) che consideravano YHWH (o chi per lui) semplicemente una delle tante divinità del loro Pantheon. In più, conferma le anomalie fisiche della moneta, diversa per peso, valore e composizione da quelle della Giudea, e assai simile invece a quelle samaritane (più probabilmente) o filistee11.

E qui si apre una mia personale considerazione. Non capisco, in tutta sincerità, come mai fior di Archeologi, assolutamente degni di fede e rispetto, si avvitino su se stessi. Tutti mettono in risalto l’assoluta anomalia di questa moneta, eppure molti (non tutti, e nemmeno la maggioranza, né sotto il profilo della “quantità” che sotto quello della “qualità”) continuano a parlare di un POSSIBILE YHWH SAMARITANO, FILISTEO O CANANEO. Nessuno, a quanto pare, attribuisce il conio agli Ebrei: nessuno. Eppure, basterebbe rispondere al noto quesito scherzoso americano: “Qual è quell’animale che di colore è verde, vive sotto terra e mangia i sassi?” La risposta è davvero semplice: il Mangiasassi Verde. Allo stesso modo, se noi vediamo una raffigurazione che non ha il benché minimo tratto comune con il mondo ebraico e la sua Divinità, perché mai dovremmo essere costretti a ragionare in termini di YHWH, se quella raffigurazione, del tutto avulsa dal contesto sociale, storico e teologico di Israele, non si avvicina minimamente neppure all’idea di base che gli Ebrei avevano di YHWH? Mentre, di converso, mostra continue analogie e somiglianze con altri personaggi, umani o divini, ma non ebraici?

Mi fermo qui, senza entrare ulteriormente nel merito di dettagli che il fantasmagorico “Mitarbeiter” mi contesta. Ho lasciata per ultima una chicca: il “Mitarbeiter” mi dileggia per aver preso in considerazione delle comunicazioni giunte attraverso Facebook o forum vari. Davvero curioso, visto che egli è (è stato?) un grande utilizzatore dei medesimi canali, interagendo con le sue peculiari modalità in diversi forum! A dimostrazione di quanto sostengo,  rilevo e faccio rilevare che nel forum di Consulenza Ebraica (in passato da lui spesso utilizzato, senza soverchio successo, come cassa di risonanza in pieno stile Pier Tulip) esiste un thread da lui stesso iniziato (e ci sarebbe da chiedersi perché: mica ci scrivono paludati Studiosi, lì sopra…); si tratta di un thread in cui la discussione non volge esattamente a favore del mio “competitore”, visto che parecchi “appassionati” (chiamiamoli così…) lo crocchiano per benino:

  1. intanto, il thread è misteriosamente monco di TUTTI i suoi interventi successivi al primo (a sua volta monco del promesso allegato);
  2. l’utente “Negev”, noto studioso di cose ebraiche ed ebreo egli stesso, così commenta: “certo l’aspetto richiama molto lo stile greco. non vedo molta connotazione ebraica nell’effigie, a parte il biblico divieto categorico, sulla rappresentazione grafica di una divinità” (NdA: toh, che combinazione…);
  3. l’utente “Teista” correttamente commenta: “Ma, correggimi se sbaglio, in entrambi i casi si tratterebbe di un adattamento della figura di D-o ad un ideale ellenico o ellenizzato; insomma, non qualcosa per quello che è (poiché nessuno può raffigurarlo), ma per quello che secondo alcuni potrebbe rappresentare utilizzando elementi sincretici di altra cultura. Insomma, non è l’immagine di D-o, ma un adattamento sincretico che viene da altre esperienze religiose tipicamente pagane; quindi, quello non è D-o ma un idolo a cui è stato affibbiato il Tetragramma (NdA: e tanto ci vuole a capirlo?);
  4. l’utente “K. Freigedank” scrive: “Antiochia e Gaza non sono due città medioorientali? Non ci sono esempi di tetradracme simili anche in Egitto? E vedo non hai letto nemmeno quello che scrive l’autore che ho citato (NdA: atteggiamento tipicamente autoreferenziale del “Mitarbeiter”, non me ne stupisco). A quei tempi vigeva il culto di Alessandro Magno che veniva identificato col famoso TRITTOLEMO.

    Una raffigurazione di Trittolemo (impressionante somiglianza, no?)

    Una raffigurazione di Trittolemo (impressionante somiglianza, no?)

    Più chiaro di così.. Anzi, direi che a questo punto, direi che il faccione in basso a destra rappresenta senz’altro ZEUS. Mi sembra che coincida tutto (NdA: anche a me, veramente), poi se vogliamo fare la gara a chi riporta più bibliografia è chiaro che vinci tu che sei un esperto”, ma diventa una gara “a chi la fa più lontano”, soggiungo io;

  5. Ancora “Il Teista”: “Però, nel tuo pregevole contributo non ho colto quale sarebbe l’elemento che caratterizza l’ebraicità del manufatto. Mi spiego meglio: Se questi pagani o giudei ellenizzati avessero voluto rappresentare D-o, essi lo hanno fatto utilizzando motivi che non sono propri della tradizione ebraica -visto che non si è mai rappresentato- quanto piuttosto di altra cultura a cui applicare uno degli infiniti attributi della divinità (nel caso cielo/ruota). Quindi, seppure vi fosse l’intenzione di alcuno di rappresentare il D-o degli ebrei, da quale retroterra culturale avrebbero potuto ipotizzarne le “fattezze” visto che tale pratica è espressamente vietata dalla Torà? Dalla cultura ellenica? Allora resta un idolo ellenico a cui è stato affibbiato un nome, ma il contributo ebraico in questa moneta -l’elemento di novità rispetto a qualunque altro idolo greco- quale sarebbe?” (NdA: questa domanda è, ahiMitarbeiter, destinata a restare orfana di risposta, perché non ne esiste una sola che possa essere minimamente soddisfacente);
  6. infine, in quel contesto è quasi commovente il notato appello al consenso del “Mitarbeiter”, che, evidentemente dimentico (ah, la distrazione!) del superamento del Principio di Autorità, fa appello alle proprie presunte competenze, pur di farsi dare ragione. Qui di ragione, in effetti, ce n’è una e una sola: la pervicace e dimostrata tenacia degli Ebrei di non raffigurare mai, per nessun motivo, la propria Divinità. Sembra quasi di cogliere, nella marea montante di una graforrea inarrestabile, un ben preciso avviso ai naviganti, dal sapore vagamente ascientifico e tautologico: “Siccome lo affermo io, e io sono io, non vi potete azzardare a dubitare o a discutere quel che vi dico io”. Siamo d’accordo, finalmente: una bella frase, tipica, clamorosamente, dell’Archeobar. O di taluni sedicenti “liberi pensatori”.

E se siete stati colpiti dall’immagine di Trittolemo, cosa pensare di questa bella tetradracma in argento, coniata da Alessandro Magno?

Una tetradracma di Alessandro Magno (circa 335 a.C.)

Una tetradracma di Alessandro Magno (circa 335 a.C.)

Concludo. Bibliografia e note, purtroppo miserrime…, sono in calce; alcuni PDF pure. Spero sia evidente che l’epic fail è totale appannaggio del “Mitarbeiter”, che se evitasse di traguardare le cose con la deformante lente della sua ideologia potrebbe forse diventare un professionista del suo settore di tutto rispetto, e non essere costretto a pubblicare su academia.edu per acquisire un po’ di notorietà. Anche MOLTA umiltà gli farebbe bene. E magari, perché no?, approcciare le cose con un piglio più originale e creativo.

 Albert Szent –Györgyi (1893-1986)

Albert Szent –Györgyi (1893-1986)

Come diciamo noi di ASPIS, parafrasando il Nobel per la Medicina 1937 Albert Szent –Györgyi: “L’eterodosso è colui che vede quello che tutti quanti hanno visto, e pensa quello che nessun altro ha pensato”.


Sono riconoscente e debitore per la preziosa ed insostituibile collaborazione al prof. S. T. Google e alla dott.ssa I. S. I. Wikipedia En It: senza di loro, la mia conoscenza sarebbe meno di zero.
A chi si è annoiato, chiedo scusa; a chi mi ha seguito fin qui, vada il mio ringraziamento.


NOTE

(1) Albright, WF “Light on the Jewish State in Persian Times.“, 1934 (articolo);

(2) Dalla mail del dott. M. Shenkar: “Dear (omissis), as you could see, the articles were written some time ago and the Russian is basically the same as the English one“, verificabile qui;

(3) Shenkar, M “The Coin of the ‘God on the Winged Wheel’”, BOREAS. Münstersche Beiträge zur Archäologie 30/31, 2009, pp. 13–23, disponibile in PDF su questo sito;

 (4) Shenkar, M, op.cit.: “First of all, »Bagoas« (Bagōhī) is a well-known Persian name. The historical sources attest three people named »Bagoas«  who are connected to fourth century BCE Palestine: 1. »Bagoas, governor of Judea« – addressee of the letters of the Jewish settlers in Elephantine, dated to 408 BCE; 2. Bagoas, strategos of Artaxerxes (»the strategos of [other] Artaxerxes«), mentioned by Josephus in connection with the murder of Yeshua by his brother Yohanan the High Priest. (omissis) However, from the historical context of Josephus‘s
narrative it is not clear which Achaemenid king Bagoas served – Artaxerxes II or Artaxerxes III; 3. The eunuch Bagoas, the all-powerful courtier of Artaxerxes III, whose brilliantly successful career is described by Diodorus Siculus (XI 47. 4)“;

(5) Shenkar, M, op.cit.;

(6) Gitler,H and Tal,O: “The Coinage of Philistia of the Fifth and Fourth Centuries BC – A Study of the Earliest Coins of Palestine“, Collezioni Numismatiche, Materiali pubblici e privati 6, Milano, 2006;

 (7)(8) v. numerose note nel testo di Shenkar, M, op.cit.;

 (9) Lo studioso, prima dell’esecuzione dei test di fluorescenza a raggi X (avvenuti nel 2008 e che escludono l’origine giudea del conio) non nomina YHWH neppure come possibilità nella descrizione/didascalia che accompagna la moneta; così in Meshorer, Y: “The Holy Land in Coins“, BAR (Biblical Archaeology Society) 04:01 (March 1978): “A silver drachma struck in Judaea during the period in the 4th century B.C. when Persia controlled Palestine. The coin bears the Aramaic inscription Yehud , the name of the Persian satrapy of Judaea. The design imitates an Athenian coin. It shows a god seated on a winged chariot and holding in his left hand a falcon.” ;

(10) Gitler, H, Tal, O, op. cit.: “There is no problem with the reading of the first two letters YH, but the third letter does not have to be a Daleth – it can be read as Resh (since the script is in Aramaic and not Paleo-Hebrew), or Waw. In fact the Daleth of the Yehud coins is written almost exclusively in Paleo-Hebrew (i.e. except for Meshorer 2001: 198, no. 12). Moreover, in the Philistian coins with Aramaic letters (or legends) it is almost impossible to know with certainty if the letter is Daleth or Resh.”

 (11) Gitler, H, Tal, O, op. cit.: “The coin was analyzed, at the Scientific Research Laboratory of the British Museum, at two points on the uncleaned surface by qualitative X-ray fluorescence (XRF) analysis. The surface of the coin has a thin layer of copper corrosion and there is some pitting of the metal, indicative of leaching from the alloy by corrosion attack. As a result of this the composition of the surface will not accurately reflect the composition of the core. The surface composition at two points was: Ag 93%; Cu 6%, with traces of less than 0.5% of Pb and Au (these results are within the norm of the other Philistian coins which were analyzed, see Chapter 5.8). We are indebted to S. La Niece who carried out the analysis and provided us with this information.“, conclusioni quantitative che combaciano perfettamente con quelle riportate da Shenkar, cit., pag. 22: “The high percentage of copper admixture in the BM drachm, which can hardly be accidental, is almost identical to the composition of the Samarian coins.” Quanto raccolto, dunque, depone assolutamente a favore di un’origine più probabilmente samaritana (secondo Shenkar) o forse filistea (secondo Gitler e Tal), ma comunque non ebraica della moneta.


BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

In aggiunta alla letteratura riportata nelle note:

– La Sacra Bibbia;

– Bright, John: “Storia dell’Antico Israele“, Newton Compton;

– Keller, Werner: “La Bibbia aveva ragione“, Garzanti;

– Rohl, David: “Exodus il testamento perduto. Dall’Eden all’esilio: cinquemila anni di storia del popolo biblico“, Newton Compton (anche in Kindle);

– Rohl, David: “A Test Of Time: Volume One-The Bible-From Myth to History“, Arrow;

– Wright, Robert: “L’evoluzione di Dio“, Newton Compton.

Mi fermo qui, anche se molto potrei aggiungere…


© 2015 dr. Fabio Marino per ™©ASPIS