Parapsicologia della vita quotidiana – III – Un sogno premonitore?

da | Set 23, 2015 | Insolito-Paranormale

Da diverso tempo non ci occupiamo di parapsicologia o comunque di aspetti parapsicologici della Ricerca. Non abbiamo certamente dimenticato uno dei settori di maggiore interesse di ASPIS! Semplicemente, negli ultimi tempi abbiamo concentrato i nostri sforzi nel campo archeologico eterodosso.
Tuttavia, mi è capitato di recente di rileggere alcuni vecchi numeri del mio amatissimo e più volte citato “Giornale dei Misteri“; nel numero 36 dell’ormai lontanissimo 1974, è comparsa una lettera davvero interessante nella rubrica “I lettori ci scrivono“, all’epoca curata dall’indimenticabile Sergio Conti. Il lettore, regolarmente firmato, racconta un fatto decisamente intrigante. Un fatto che, seppur limitato ad un semplice aneddoto e come tale privo di rilevanza scientifica in senso stretto, presenta dei caratteri di stranezza tali da lasciare decisamente perplessi, perché avrebbe certamente riempito di gioia personaggi come Jimmy Guieu, sempre a caccia di eventi particolari e con elevato indice di stranezza nel mondo del paranormale. Mi è sembrato perciò utile e opportuno riportarlo dettagliatamente, citando direttamente dalla fonte, tenuto anche conto che qualcuno mi accusa, ingiustamente, di essermi arruolato fra gli “sbufalatori” di professione… Che tristezza! Credo in ogni caso che questa citazione possa essere un chiaro esempio della prudenza e della serietà che -opinioni personali a parte- dovrebbero animare ogni Ricercatore sul terreno minato della Scienza “di frontiera”, e che molti, purtroppo, stentano ad adottare.

La nonna dell’allora giovane lettore riferisce che nel 1918 uno dei suoi fratelli era in guerra, e disgraziatamente proprio in quell’anno il giovane milite entrò a far parte della schiera dei 600.000 caduti per la Patria nel corso del primo conflitto mondiale. SOLDATO_27112010-103445Non morì di morte violenta, strettamente collegata ai fatti bellici: infatti, il giovane era internato in un campo di concentramento, nel quale si ammalò gravemente e dove qualche tempo dopo morì. Per evidenti motivi, vi era un forte ritardo nella trasmissione della corrispondenza dal campo alla famiglia e viceversa, per cui continuarono a giungere regolarmente alla famiglia cartoline anche dopo la morte del militare, le quali venivano recapitate con grande ritardo e quasi mai recavano la data di invio.
Nell’ora esatta in cui il figlio muore (fatto appreso nella sostanza e nei dettagli soltanto molti mesi dopo), la madre e il padre vengono svegliati da un fortissimo colpo alla porta di casa. Istintivamente la coppia guarda l’orologio, e l’ora corrisponde a quella esatta della morte del figlio, ma che -come accennato- verrà loro comunicata soltanto parecchio tempo dopo. Vanno alla porta ma naturalmente non vedono nessuno. Intorno alla casa colonica cui la coppia abitava non c’erano altre case, né qualcuno avrebbe avuto il tempo e il modo di nascondersi. Pertanto, la coppia ritorna, frastornata e perplessa, a letto. I due si sono appena coricati, quando odono un altro colpo ancora più forte del primo. Corrono di nuovo alla porta, e di nuovo non trovano nessuno. Ancora più sconcertati ritornano a letto e seppure fra mille difficoltà si addormentano nuovamente. Esattamente a questo punto la madre del militare fa un sogno particolarmente vivido e stupefacente.
Vede una strada lunghissima e completamente deserta, anche i lati. In fondo alla strada c’è una figura che si sta avvicinando. Man mano che si avvicina riconosce il figlio ridotto uno stato pietoso, magrissimo, pallido. Questi sembra quasi rammaricato, come se se si sentisse in colpa nei confronti della madre per lo stato in cui si trova. Nel sogno, la madre gli dice: “Non preoccuparti: la carne si può sempre comprare dal macellaio“. Dopodiché, la signora si sveglia. Non pensa più a quella notte fino a che, molti mesi dopo, le arrivano notizie dettagliate sulla morte del figlio.
Potrei commentare in prima persona, ma credo che non riuscirei ad eguagliare la semplicità e la chiarezza di un grande del passato come Sergio Conti. Pertanto gli lascio idealmente la parola nella risposta all’antico lettore di quella rivista.

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“Volendo esaminare questo racconto dai vari punti di vista potremmo dire che secondo una interpretazione spiritualista si tratterebbe di una evocazione spontanea. Cioè lo spirito del figlio, al momento del trapasso, si sarebbe manifestato prima con i colpi battuti alla porta (fenomeno di raps), uditi da entrambi i genitori, poi con un messaggio onirico, nel sogno della madre.
Considerando le cose invece da una visuale animista, potremmo facilmente ravvisare un fatto chiaramente telepatico nel sogno della madre. Vi è tutto un quadro favorevole a provocare un fenomeno del genere. Il figlio che muore lontano e di una morte lenta ha evidentemente, consciamente o no, il pensiero rivolto ai cari lontani in particolar modo alla madre.

Questa  a sua volta ha naturalmente costante nel suo pensiero l’immagine del figlio. Si produce così quello stato di fatto di stimoli affettivi che è alla base dei fenomeni telepatici. Sotto il trauma del trapasso, il pensiero del figlio esaspera la sua concentrazione istintiva verso l’immagine della madre e questa, dormiente e pertanto con la psiche in particolare condizione ricettiva, capta il messaggio che nella sublimazione onirica crea un’immagine visiva, che risponde al reale aspetto emaciato del figlio sofferente e affamato, che lui stesso inconsciamente ha trasmesso per via telepatica.107757-md
Per quanto riguarda i colpi alla porta, si potrebbe ipotizzare che la madre, sotto l’influenza di un primo messaggio telepatico, ancora vago e non ben delineato, avesse provocato (può darsi che fosse dotata di qualità sensitive senza saperlo) un fenomeno di rap. Questo giustificherebbe il fatto che i colpi sono stati uditi anche dal padre.”

Storia bellissima, spiegazione estremamente seria, la quale riflette senza dubbio lo stato della Ricerca sulla Sopravvivenza. Se infatti si accumulano indizi continui (oserei dire a carattere “sincronico”, per mille motivi…) sulla facoltà percettive “extra” possedute dall’uomo, allo stesso modo la sensazione che ci sia un “oltre” diventa sempre più forte, senza che nessuno possa proporre prove definitive in qualunque senso. Naturalmente, nessuno che non sia un cialtrone, uno scettico impenitente o viceversa un credulone ad oltranza. Non posso che sentire assolutamente mia – e credo di ASPIS tutta- la splendida, onesta conclusione di Sergio Conti:

“Le ipotesi sono diverse, tutte accettabili e tutte discutibili. Purtroppo, davanti a certi fenomeni, dobbiamo accontentarci di ipotizzare. Il mondo della psiche umana è enormemente vasto e pieno di ombre profonde, che ancora non ci è dato diradare”.

Una posizione che dovrebbe appartenere a chiunque abbia davvero a cuore il progresso della conoscenza.mc_escher_relativity

 © 2015 dr. Fabio Marino per AS.P.I.S.

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