Parapsicologia della vita quotidiana – II

da | Ott 28, 2014 | Simbologia

Nel lontano 1978 facevo parte, insieme ad un’altra dozzina di giovani amici, di un cosiddetto “Gruppo di Ricerca“, nato, come tantissimi a quell’epoca, sotto l’egida del “Giornale dei Misteri“. Una rivista che all’epoca riscuoteva ampio successo, era edita dalla Corrado Tedeschi Editori (che la contornava con la magnifica collana de “I Libri dell’Ignoto“) e su cui scriveva gente del calibro di Emilio Servadio (padre della Psicoanalisi italiana e Parapsicologo), Piero Cassoli (medico e parapsicologo, qui nel ricordo di Marina Dionisi), Giorgio Di SimoneSergio Conti e l’intera, storica S.U.F. (Sezione Ufologica Fiorentina), oltre a varie collaborazioni, fra cui il Centro Ricerche e Studi Culturali di Prato, specializzato nella Miracolistica. Ricordo ancora lo storico “Gruppo SHADO” (tuttora attivo), e credo collaborasse, a vario titolo, anche il grande Umberto Di Grazia, che ci onora della sua amicizia; c’era anche, fra i più attivi in Italia, il gruppo di Andrea Bilancia. Di lì a pochi anni il GdM avrebbe ospitato anche gli importantissimi contributi di Alfredo Ferraro (laureato in Fisica, si dedicò allo Spiritismo, al caso di Millesimo e allo studio dell’allora emergente “Cerchio Ifior” di Genova) .

Erano davvero anni d’oro, quelli, in cui la Ricerca Psichica, quella Ufologica e quella Archeologica “di frontiera” vivevano di entusiasmo, e non di becere ed inutili (oltre che insulse…) rivalità. In quel periodo mi occupavo principalmente di Parapsicologia e studio del “fenomeno delle voci”, come ricorderanno i lettori di “Tracce d’Eternità” (ulteriori dettagli sul tema qui). E a quel periodo risale un caso piuttosto ben documentato di precognizione a cui ho assistito si può dire in diretta.

Come molti ricorderanno, specie fra i meno giovani, il 6 Agosto del 1978 morì nella residenza estiva di Castelgandolfo il papa Paolo VI. Fra i suoi ultimi atti, vissuti con grande dolore, si ricorda il tentativo di salvare Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse. Dopo un Conclave-lampo, in sole quattro votazioni fu, con grande sorpresa, eletto il Patriarca di Venezia Albino Luciani, 66 anni. In pochi giorni, il nuovo Papa (il primo a sostituire normalmente il pluralis maiestatis con il colloquiale “io”) conquistò molti cuori. Tuttavia, il “Papa del sorriso” (come fu presto soprannominato); l’Uomo che disse: “Dio è anche Madre” morì dopo soli 33 (o 34, secondo la data esatta della morte, avvenuta fra la notte del 27 e 28 settembre 1978) giorni di Pontificato.

Era il 25 settembre. La scuola (all’epoca frequentavo il V Ginnasio) era cominciata da qualche giorno, e l’ora legale stava per salutarci, visto che all’epoca durava molto meno di oggi (più o meno da maggio a fine settembre). Al rientro a casa, ci fu un incontro abbastanza inconsueto. Un coetaneo, figlio di un noto professionista locale, notoriamente scettico e “derisivo” nei confronti di certi fenomeni avvicinò me e alcuni Componenti del mio Gruppo (il “CE.R.G.“, Centro Ricerche Grissom). Ci chiese di poterci raccontare un sogno che aveva fatto quella notte. Dopo una breve esitazione, accettammo di ascoltarlo. Il ragazzo era chiaramente ansioso ed eccitato. Il sogno, in sintesi, era questo: si trovava in Piazza San Pietro, il giorno dell’esposizione della salma del defunto Paolo VI. Descrisse la scena, come se, nel sogno, la osservasse (come avvenne in realtà per chi omaggiò il Papa) dai paraggi del bald(3)acchino del Bernini.

Nel sogno, il mio amico girava intorno al cataletto su cui giaceva il Pontefice, rendendogli omaggio. Mentre gli passava innanzi, improvvisamente ma con calma Paolo VI si sollevava dal suo letto di morte e, nell’indifferenza generale (tutte le persone in fila sembravano non trovare affatto strana la “resurrezione” del defunto), inforcava gli occhiali e si metteva in piedi.

Il mio amico sottolineava con grande emozione (un fatto per lui decisamente insolito) le scarpe lucide e nuove del Pontefice, nell’atto di appoggiarsi a terra. Egli, stupito, gli domandò: “Santità, ma perché ritorna?”; e Paolo VI, con estrema semplicità rispose: “Vengo a prendere il Papa”. Subito dopo, la scena si spostò in Piazza San Pietro, ed il sogno, di soprassalto, finì qui, con l’immagine dell’ex-Pontefice che si avviava con il suo incedere tipico verso il Palazzo Apostolico.

Naturalmente, restammo tutti interdetti. Ipotizzai subito una possibile precognizione, ma difficile da collocare nel futuro: in fondo, il Conclave aveva eletto Luciani meno di un mese prima! Tuttavia, rimanemmo molto a pensare sul da farsi. Consci della difficoltà di fare accettare una testimonianza, quando fosse mai stato necessario, da parte di un gruppo di adolescenti, ci arrovellammo per immaginare un modo che “certificasse” in qualche maniera la pre-esistenza della “precognizione” rispetto al fatto che avevamo individuato.

Ebbi un’idea: uno di noi era maggiorenne. Perciò, il mio amico descrisse su un foglio, a mano (mica c’erano i computer, nel 1978…), con minuzia di dettagli il suo sogno. Poi, firmò la dichiarazione, con data e ora; noi tutti, maggiorenne in testa, controfirmammo. Nel pomeriggio ci recammo all’Ufficio Postale, e, in una bella bustona gialla, di quelle da documenti, inserimmo il foglio vergato in precedenza, dopo averlo riletto con attenzione. La facemmo sigillare con la ceralacca e con spago piombato, e la spedimmo con raccomandata al padre (consenziente!) del mio amico, incaricato di custodirla. Costui conosceva, per averlo letto, il documento contenuto. Questo, lo ribadisco, nel pomeriggio del 25 settembre 1978.

Arrivò la mattina del 28 settembre:

Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso, l’ultimo Pontefice italiano ad oggi, era improvvisamente morto nella notte. Con un contorno di “stranezza” che ancora oggi permane, e che in parte è descritto con dettagli inquietanti nel libro di David Yallop “In the name of God” (trad. italiana, “In nome di Dio“, Pironti Editore).

YALLOP-D_nome1Inutile dire lo sconcerto nel nostro gruppo. Una manifestazione clamorosa di capacità paranormali, che proveniva dalla persona meno “quotata”, e a 48 ore scarse dall’evento! Mi pare fuori discussione che si sia trattato di uno di quei casi in cui “i tempi coincidono”, in cui passato, presente e futuro sembrano tre facce di una stessa, impossibile medaglia. In altri termini, un caso documentato di precognizione. Dico “documentato” non a caso: intanto, per la presenza di numerosi testimoni, fra cui un padre ed una madre di famiglia per via diretta, altri per via indiretta.

Soprattutto perché quella busta, tuttora sigillata e recante ceralacca, spago piombato e timbro del 25 settembre 1978 mi risulta esistere ancora. Il destinatario originale non c’è più, purtroppo; ma il mio amico, ora trasferitosi in Canada e con cui mantengo regolari contatti, conserva, nella sua abitazione avita nei pressi immediati della mia città, i “cimeli” del Padre e suoi, fra cui la famosa bustona gialla.

Gli ho chiesto di poterla mettere a disposizione di eventuali studiosi SERI del settore. Me ne ha garantito la possibilità. Ma vuole essere lui a decidere a chi consegnare quella documentazione, avendo avuto la ventura, nel corso degli anni, di incontrare fior di cialtroni.

Allo stato, quindi, posso solo assicurare, sulla mia onorabilità di Medico, che i fatti sono esattamente quelli narrati. Tuttavia, non potendo dismettere il rigore che -credo- mi contraddistingue, devo sottolineare la natura aneddotica, “verso terzi”, di quanto narrato.

Non mi resta, dunque, che chiudere, chiosando le parole di una antica corrispondente del compianto Piero Cassoli: “Mi è successo… ci devo credere?” Per la mia personale esperienza, la risposta è unica ed univoca.

© dr. Fabio MARINO 2014 per ASPIS