Parapsicologia della vita quotidiana – I

da | Gen 18, 2014 | Paranormale

Questo articolo di fatto inaugura una sorta di rubrica, il cui titolo vuole essere contemporaneamente indicativo ed un omaggio.
Indicativo, perché A.S.P.I.S. vuole occuparsi non solo di Paranormale in senso “alto”, ma anche di tutti quei fatti grandi o piccoli, apparentemente inspiegabili, che ognuno di noi può sperimentare nel corso della propria esistenza. Aneddotica, certo; ma anedotica quanto meno verificata, eliminando le situazioni francamente poco attendibili e/o per cui esistono spigazioni convenzionali assolutamente convincenti. E in questo, com’è naturale, diventa prezioso il rasoio di Occam…

Un omaggio, perché il titolo medesimo riprende pari pari quello di un famosissimo libro di un altrettanto famoso ricercatore e divulgatore. Mi riferisco a Leo Talamonti, compianto autore, fra gli altri libri, di universoproibitoUniverso Proibito” e scrittore impareggiabile. A sua volta, il titolo di talamonti riprende il celeberrimo “Psicopatologia della vita quotidiana” di Sigmund Freud, in cui il Fondatore della Psicoanalisi analizza, alla luce della sua ipotesi, i piccoli fatti di valenza psicopatologica che caratterizzano la vita di ognuno di noi. Un’ottima descrizione del libro, forse un pochino “ingenua”, ma certamente significativa, può essere questa, tratta da una pagina Web:

Il libro è una raccolta di storie vere: si parla di presenze inquietanti , di rumori misteriosi, di oggetti che si spostano da soli. Storie paranormali appunto.
Quello che è spaventoso però, è che tutto questo avviene, non in qualche antico castello, ma nelle case della gente comune protagonista delle storie raccolte da Talamonti.

Ed è esattamente ciò che è accaduto alla Testimone di oggi, la cui identità è perfettamente conosciuta da me (e disponibile per i Ricercatori interessati, previo consenso), ma che qui chiameremo Lara. Posso assicurare che Lara è una persona assolutamente normale, priva di disturbi psicopatologici; non è a caccia di più o meno facile notorietà, e, pur essendo disponibilissima a parlare dell’evento che ci racconterà fra breve, non “si vanta” dell’accaduto. Un accaduto che, anzi, giudica sconvolgente, perché ha modificato profondamente la sua vita e l’ha costretta a rivedere il proprio sistema di credenze.

Prima del fatto, non si era mai interessata al Paranormale; ora, invece, si dedica a indagini (che definisce “modeste”, ma tali non sono…) su questo tema così controverso e delicato.
Lascio la parola a Lara. A seguire, in una nota a parte, tenterò un’analisi di quanto raccontato. Il titolo della testimonianza è mio.

STORIE DI FANTASMI

ghoststoryLavoravo a Milano a quel tempo e spesso mi capitava di dormire a casa di una famiglia amica.
Una famiglia composta da una coppia di coniugi e due figli. Un ragazzo e una ragazza.
La ragazza divideva la sua stanza con me ed eravamo buone amiche.

Quel fine settimana non rientrai a Torino. Era sabato ed era inverno. Avevamo trascorso la giornata in casa finchè non era giunta l’ora di cena. Mi venne l’idea di andare a comprare del gelato per poi mangiarlo tutti insieme. Erano circa le 21.

L’appartamento si trovava al quarto ed ultimo piano di un bellissimo condominio di recente costruzione. L’uscio si affacciava su un lungo corridoio, subito sulla destra c’erano le scale mentre l’ascensore si trovava ad un paio di metri sempre sulla destra, subito dopo esse.
Io e il ragazzo di casa, salutammo e ci chiudemmo la porta alle spalle. Ci dirigemmo all’ascensore e lui pigiò il bottone perché non era al piano. Nell’attesa guardai il corridoio e la vidi!

Una donna, ad una velocità incredibile, attraversò da destra a sinistra il corridoio e la vidi oltrepassare il muro in prossimità della porta di un presumibile appartamento (porta a cui prima non avevo fatto caso). La sua sagoma venne inghiottita dalla parete, tanto che l’ultima immagine che ricordo è la parte inferiore della gamba sinistra che scompariva come ultima cosa.
Rimasi pietrificata. Come se tutte le mie energie si fossero bloccate all’improvviso.

L’ascensore arrivò al piano ma io non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel corridoio ora deserto. Mi sporsi in avanti per guardare meglio quella porta e chiesi al mio amico, che non riusciva a capire la mia espressione, chi abitasse in quell’appartamento e lui mi rispose “lì abitava una nostra amica… una signora alla quale eravamo tutti molto affezionati e che è mancata l’anno scorso”. E allora gli chiesi “ma in questo momento da chi è abitata quella casa?” e lui mi rispose “da nessuno. L’appartamento è stato quasi totalmente svuotato dalla figlia; sono rimaste alcune lenzuola e parecchia biancheria che la figlia ancora non ha portato via. Credo ci sia ancora il suo letto all’interno”. Ero piuttosto sconvolta.

Gli dissi della mia visione: una donna non molto alta (circa un metro e cinquanta/cinquantacinque di altezza), corporatura snella, capelli a caschetto neri; indossava una camicetta bianca a maniche lunghe, una gonna grigia a tubino (di quelle aderenti e lunga al ginocchio), calze di nylon color carne e un paio di scarpe nere senza tacco (le classiche paperine). Il viso non lo vidi perché fu la prima cosa che scomparve al di là del muro essendo lei nella tipica posizione della corsa, cioè slanciata in avanti.

Il mio amico rimase con la bocca aperta. Suonò il campanello di casa sua. Sua madre aprì, mi fece entrare, mi fece sedere in cucina e mi diede un bicchiere d’acqua. Sua mamma e la sorella mi guardavano con stupore: molto probabilmente la mia agitazione era molto evidente. Quando il ragazzo mi chiese di ripetere a loro quello che gli avevo raccontato, le due donne scoppiarono a piangere: la descrizione da me fatta coincideva perfettamente con la loro amica morta e l’abbigliamento da me descritto era quello che la donna indossava al momento della sepoltura.

Mi spiegarono inoltre che lei amava indossare gonne tubino, soprattutto di colore grigio e prediligeva portare calze color naturale. Ed inoltre che durante tutta la sua esistenza non era mai stata capace di portare scarpe con i tacchi e che abitualmente indossava sempre scarpe paperine o mocassini. Le paperine nere infatti gliele misero anche nella bara.

Mi fecero vedere una sua fotografia nella quale era ritratta sorridente ed inginocchiata al centro di una cerchia di amici. Il suo volto non mi disse nulla poiché non avrei potuto riconoscerla, ma la sua corporatura e il suo abbigliamento erano simili a quelli della mia visione. Non ebbi dubbi: era la stessa donna che vidi nel corridoio.

Due parole di commento

Davanti ad una testimonianza di questo tipo, è evidente che le ipotesi su cui lavorare sono quattro: menzogna deliberata, fenomeno psicopatologico allucinatorio, esperienza paranormale di tipo animico, esperienza di tipo spiritico. Analizziamole brevemente.

1 – MENZOGNA DELIBERATA: conosco da anni la Testimone. Si tratta di una persona assolutamente equilibrata, che non cerca affatto alcun tipo di notorietà. Tra l’altro, per il suo lavoro, è ben altro che “utile” questo tipo di “pubblicità”. Va aggiunto, poi, che Lara non parla frequentemente di questo fatto, e ha sempre sottolineato l’unicità di questa esperienza nel corso della sua vita. Insomma, non ci troviamo di fronte ad un habitué di certi racconti, reiterati e più o meno incredibili, ma proprio in presenza di un fenomeno che rappresenta un unicum nella vita della Testimone. Non va nemmeno dimenticato che esistono altri testimoni (ancorché parziali) di quanto raccontato. Ritengo quindi, sulla scorta di queste e di altre considerazioni, estremamente improbabile (per non dire impossibile) questa ipotesi.

2 – FENOMENO ALLUCINATORIO/ILLUSORIO: questa è già un’ipotesi molto più plausibile della precedente. Non è necessario essere affetti da particolari o importanti disturbi psicopatologici per sperimentare fenomeni mentali di questo tipo: basti pensare alle illusioni, che capitano a tutti, di “sentirsi chiamare”, senza che questo sottintenda alcun tipo di contatto con altre realtà. Tuttavia, le sale degli psichiatri sono piene di persone con disturbi deliranti di vario genere, fermamente convinte, in buona fede, di realtà e fatti impossibili e non documentabili. Per l’appunto, però, si tratta di racconti logicamente ineccepibili, ma assolutamente non condivisibili, anche perché (non “solo perché”…) non reggono ad una verifica imparziale.

Come si intuisce, proprio questa grossolana definizione mi permette di escludere la seconda ipotesi. Nel fatto in questione, esiste un dato obiettivo: la verifica “terza” della descrizione del presunto fantasma da parte di chi conosceva bene la defunta, nonché la presenza di una fotografia in cui Lara ha riconosciuto la corporatura (ma non il volto) della donna morta. Si comprende bene che tali casi non possono essere liquidati semplicemente come “fenomeno allucinatorio”, sebbene si osservi, nella casistica, l’incostante presenza di uno sfumato stato oniroide del soggetto che vive l’esperienza. Infine, la mia conoscenza di Lara mi permette di escludere ragionevolmente la presenza di un disturbo psicopatologico che possa giustificare un fenomeno di questo genere.

3 – AUTENTICA ESPERIENZA PARANORMALE: resta dunque una terza possibilità. Ci troviamo davanti ad un’autentica esperienza che ha messo Lara in contatto fuggevole con realtà “altre”. Se così fosse, cosa dobbiamo pensare? In primo luogo, ad un possibile fenomeno di “psicometria di ambiente“. Lara, in altri termini, è riuscita temporaneamente a “sintonizzarsi” con un altro tempo, in cui ha visualizzato la donna MENTRE ERA ANCORA IN VITA. Simili fenomeni vengono abbondantemente ed efficacemente descritti sia da Igor Istomin nel suo libro “Quel certo senso che tutti abbiamo” (e devo sottolineare che il compianto prof. Istomin non era un quisque de populo, ma un docente universitario membro dell’Accademia dei Lincei), sia dal divulgatore francese Jimmy Guieu nel suo “Libro del Paranormale”.

guieuIn secondo luogo, possiamo orientarci verso un’alternativa animica: in qualche modo, Lara è entrata “in risonanza” con i suoi amici (che ben conoscevano la defunta), estraendo per telepatia le nozioni necessarie a rappresentare ai suoi occhi il fenomeno “fantasmatico”. Sebbene ancora fortemente dibattuta, fin dai tempi degli esperimenti statistici di J.B. Rhine, psicologo sperimentale eminente e padre della moderna Parapsicologia, l’esistenza della telepatia è ammessa dalla Scienza “ufficiale”, anche se a denti stretti e con numerosi (quanto spesso doverosi!) “distinguo”.
Infine, l’ipotesi più affascinante: Lara ha visto un VERO FANTASMA.

Una delle espressioni, cioè, della sopravvivenza di un individuo alla propria morte fisica: stiamo parlando dell’ipotesi spiritica.
Abbiamo la possibilità di capire, di intuire quale sia la risposta? Allo stato attuale delle nostre conoscenze, no. Non esistono elementi per propendere per l’una o per l’altra ipotesi; non siamo in grado di “comprendere”.
In conclusione, io escludo, anche per esperienza professionale, le prime due idee. Ma non chiedetemi una spiegazione definitiva e certa riguardo a COSA abbia effettivamente visto Lara. Io ho le mie opinioni; ma le opinioni, in campo scientifico, non possono né devono avere nessun rilievo.

©Fabio Marino per ASPIS


NOTA: A.S.P.I.S. sarà lieta di pubblicare e discutere eventuali esperienze ritenute meritevoli di attenzione e scientificamente “avvicinabili”.cassoliChi vuole, può scrivere al seguente indirizzo email: Lettere ad un (quasi) Parapsicologo (con licenza, spero, del grande e compianto prof. Piero Cassoli).
Grazie!