OLTRE ROSWELL: non cosa cadde a Roswell ma cosa successe.

da | Lug 6, 2014 | Ufologia

Nonostante l’episodio risalga al luglio 1947 esso detiene a mio parere ancora una posizione di assoluta centralità nella storia ufologica del nostro pianeta e, direi io, non solo in quella.

In questo articolo non intendo ripercorre pedissequamente gli eventi di quei primi giorni di luglio, la storia è ormai ben nota e sono stati scritti decine di libri e migliaia di articoli in proposito. Quindi in questo senso non c’è da aggiungere più nulla. Quello che seconde me invece manca, comprensibilmente, è un’analisi del “perché” possa esser successo quello che è successo. Domanda che poi sottende e scavalca quella più importante che già menziono nel titolo.

Va premesso che non ci si può esimere dallo speculare e sarà molto difficile riuscire a dimostrare una qualsiasi delle ipotesi che presenterò. E’ un passo che credo vada fatto, altrimenti quell’episodio rimarrà sempre e solo un episodio. Per dovere di chiarezza va anche specificato che questo articolo non ha lo scopo di dimostrare la natura extraterrestre dell’incidente o del fenomeno ufo in generale, bensì quello di eliminare le spiegazioni false, o quelle semplicemente sbagliate, e al contempo ipotizzare quali scenari potrebbero nascondersi dietro l’intera faccenda.

Un punto fondamentale da tenere sempre a mente è che tutta questa collezione di giustificazioni di matrice governativa si è resa necessaria perché proprio i militari stessi dichiararano di aver catturato un “disco volante”.

indexLa prima delle soluzioni ufficiali ideata per spiegare il ritrovamento dei detriti sconosciuti nel ranch di W.W. Brazel, [nda detto Mac Brazel, allevatore della contea di Lincoln] fu quella del pallone sonda. In sostanza, secondo la tesi dell’esercito, i resti di un pallone meteorologico precipitato sarebbero stati scambiati, da loro stessi, per quelli di un disco volante. Chi ritiene ancora oggi che questa ipotesi abbia qualche fondamento dimentica o tralascia alcuni fatti essenziali. Innanzitutto il momento in cui è “nata” questa versione: a ridosso della diffusione della notizia stessa, con l’evidente effetto di una smentita per un errata corrige ( nda: se pur di proporzioni cosmiche ) fatto dagli stessi militari, di aver catturato un disco volante precipitato.

Per come la vedo io, se non si fossero affrettati a fare quell’annuncio sensazionale, non sarebbero poi dovuti ricorrere ad un espediente così banale per cercare di spegnare l’incendio mediatico che ne era seguito. Ci si dimentica poi che a recuperare i rottami fu mandato, tra gli altri, il tenente Jesse A. Marcel, che operava presso l’Intelligence Office del 509° Stormo alla Base di Roswell. Tradotto significa un membro dei servizi segreti militari distaccato presso l’unico Stormo, nel 1947, con la capacità di trasportare e lanciare la Bomba Atomica in tutto il mondo. La base più sorvegliata dell’epoca. Poteva trattarsi solo di un militare assolutamente fidato ed esperto. Egli ha sempre sostenuto che si trattasse di un velivolo di origine sconosciuta. Vogliamo presumere che non sarebbe stato in grado di riconoscere un pallone meteorologico?

Un altro militare della base, Walter Haut ufficiale addetto alle pubbliche relazioni, ha sostenuto sino alla morte che ciò che aveva visto era un velivolo extraterrestre. Non ho detto sino alla sua morte a caso. Infatti egli lasciò un memorandum in cui si diceva sempre convinto di quanto avesse visto e detto la prima volta e che la sua ritrattazione fu imposta dal Col. Blanchard. Per rispetto nei suoi confronti non volle mai tornare sull’argomento ma ritenne che la morte del suo superiore e la propria, imminente, fossero il termine ultimo per il mantenimento di questo segreto.

Infine c’è la testimonianza di Jesse Marcel Jr. undicenne all’epoca dei fatti, figlio dell’altro Jesse, racconta come il padre gli mostrò alcuni strani oggetti provenienti dal luogo dell’incidente. Oggetti che nulla avevano a che vedere con un pallone aerostatico. Jesse Marcel Jr, è diventato anch’egli un militare, un medico con una carriera di tutto rispetto che lo ha portato persino ad esercitare sui campi di battaglia nell’operazione “Iraqi freedom”. Anche in questo caso, un testimone che non ha mai cambiato la propria convinzione.

Dopo che negli anni Ottanta questo episodio divenne famoso e conosciuto come l’ “Incidente di Roswell” grazie al libro di Berlitz e Moore, si rianimò il dibattito sopito per molti decenni. Molti ricercatori sfruttando lo strumento del Fredoom of Information Act si rivolsero a tutte le Agenzie che potevano possedere documenti relativi all’episodio. L’FBI rispose proponendo una spiegazione secondo la quale il fraintendimento era dovuto a paracaduti utilizzati in test sperimentali falliti e che i corpi… ritrovati non fossero altro che militari collaudatori tumefatti e deformati dall’impatto al suolo. I puntini di sospensione e il punto esclamativo si sono resi necessari perché così facendo i federali hanno ammesso che in effetti c’erano dei corpi e che quindi la spiegazione del pallone sonda era falsa sin dal principio. Ora io voglio dotarmi del solo buon senso. Potrebbe il corpo di un essere umano tumefatto esser scambiato per un alieno? Fate vobis. Per altro corpi visti da molte persone, tra cui altri militari e personale medico.

Sono famosi gli schizzi fatti dall’infermiera Miriam Bush [ nda: sul nome non si è ancora del tutto certi,] in cui era ritratto un alieno, con occhi neri e grandi e una mano con quattro dita. E detto tutto ciò, questo programma di sperimentazione su attrezzature per la sopravvivenza ad alta quota, perché di questo si trattava, non iniziò prima degli anni Cinquanta. Proprio di quegli anni è un referto medico riportante il ricovero di un militare, il Sergente Dan Fulghami compilato dal Capitano Medico Leslie E. Rason proviente dalla base di Holloman.

Si presume che i cadaveri fossero sei. Sei sventurati paracadutisti tutti con tumefazioni praticamente identiche. Il numero sei dipende dal fatto che vennero richieste sei bare “ermetiche” e della taglia di un bambino. Come racconta l’impresario delle pompe funebri Glenn Dennis, a cui la richiesta venne sottoposta. Vi è persino la testimonianza di Garner Mason, figlio e nipote in una famiglia di Rappresentanze Funebri, il quale ha affermato che l’azienda di famiglia venne contattata per fornire alcune delle casse di dimensioni ridotte poiché Dennis non era in grado di fornirle tutte e sei.

Come se non bastasse, per complicare ulteriormente l’assunto, la spiegazione successivamente mutò e i corpi non erano più di esser viventi ma erano manichini, i famosi test-dummies, lanciati nel corso del programma Project High Diveii.

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Procedendo per gradi, la successiva spiegazione, anche se non in ordine di tempo, rimane nell’ambito dei palloni aerostatici. In particolare si passa dal semplice pallone meteorologico ai più complessi palloni sperimentali lanciati nel corso del progetto Mogul. Questi palloni erano molti più grandi, avevano una lunga coda su cui erano sistemati una ventina di apparati riflettenti ed in infine un sorta di scatola nera che serviva per la raccolta dei dati. Lo scopo del progetto era quello di rilevare le onde sonore dei test nucleari sovietici da grandissime distanze. Anche qui le considerazioni da fare non mancano. Questo progetto era stato affidato alla New York University, i cui ricercatori, per inciso, nemmeno sapevano che fosse un progetto top secret e che si chiamasse così. I diari lavorativi di quegli scienziati sono stati recuperati e analizzati per valutare tempi e zone di questi lanci.

L’unico membro ancora in vita che vi partecipò, Charles Mooreiii, rivedendo tutti gli appunti, è giunto alla conclusione che il lancio n.4, quello comunemente inteso come quello precipitato nel Foster Ranch della famiglia Brazel, non è mai stato lanciato a causa del maltempo. ( nda. Ricordiamo che la notte dell’incidente c’era una forte tempesta, che alcuni indicano come la causa del malfunzionamento del velivolo sconosciuto. )

Per molti anni poi, la questione si è sostanzialmente acquietata, la contrapposizione tra gli ambiti ufficiali e i ricercatori ufologici si è sclerotizzata su i punti che abbiamo sino ad ora analizzato.

Fino al 2013 quando uscì il libro di Anne Jacobsen “Area 51”, in cui la giornalista diede una versione inedita dei fatti ( Nda: inedita sino ad un certo punto. Già nel 2006 Nick Redfern nel suo libro “Body Snatcher in the desert” fece una simile ipotesi. Ringrazio Maurizia Baiata per questo suggerimento ). Secondo la sua ricostruzione, basata esclusivamente sulle rivelazioni di un informatore segreto la cui credibilità non è mai stato possibile verificareiv , l’oggetto precipitato era di origine sovietica ed i misteriosi occupanti erano bambini deformati ad hoc per sembrare alieni. Stalin, secondo la fonte, lo avrebbe fatto per suscitare terrore nello stile “La guerra dei mondi”. Il velivolo non sarebbe stato pilotato dai bambini ma controllato in remoto.

Anche in questo caso ritengo questa ipotesi non accettabile. Innanzitutto per ciò che riguarda il velivolo. Per ingannare gli americani sull’origine dello stesso sarebbe stato necessario produrre un prototipo particolarmente esotico. E’ indubbiamente complesso scavare negli archivi dell’ex Unione Sovietica, ma per quanto ne sappiamo nel 1947 iniziarono la valutazioni di fattibilità di un cacciabombardiere sperimentale, un’ala volante denominata Chetverikov RK1; nulla si mosse prima del dicembre 1948 quando i test iniziaronov. I russi crearono poi una serie di aree spia per voli ad altissima quota in risposta agli U2, la prima generazione fu quella dei Yak-25RV Mandrake, seguiti dai Myasischev M-17 Mystic-A and Myasischev M-55 Mystic-B e poi da altri ancora, che nessuno al mondo avrebbe mai confuso con un oggetto di origine “sconosciuta”.

E non si vede perché, se i Russi possedevano un aereo ancor più avveniristico, avrebbero dovuto “sprecarlo” per una simile missione offrendolo su un piatto d’argento agli americani. Oppure non si capisce perché non usarlo per scopi bellici di più rilevante portata. Non esistono resoconti ufficiali e non , per quanto io abbia cercato, di incidenti di questo tipo né nel periodo della guerra né

negli anni successivi. Come invece sembra sia successo con i giapponesi. Durante il conflitto i nipponici lanciarono questi palloni, che chiamavano Fu-Go, palloni bomba, per colpire dalla distanza le città della costa occidentale statunitense. Solo pochi di questi giunsero sino a destinazione ed in un caso ci fu un’esplosione: morirono una donna incinta e alcuni ragazzi. La notizia venne taciuta, per far credere ai Giapponesi che quei palloni fossero del tutto inefficaci inducendoli a smettere di lanciarlivi.

Questo caso è utile a dimostrare che, presto o tardi, se ci fossero stati casi di crash sovietici sul suolo americano, ormai l’avremmo saputo. Pensare che i Russi siano arrivati proprio a Roswell al primo colpo nel 1947, quando la loro tecnologia si esprimeva sostanzialmente con i primi MiG mi sembra oltremodo improbabile.

Gli americani, ad esempio, solamente negli anni ’60, sorvolarono l’Unione Sovietica con gli U2.

Chiudiamo la questione dell’ipotesi russa tornando un attimo agli occupanti di tale velivolo. In sostanza vale la stessa obiezione fatta per gli altri casi. Non ritengo logico pensare che personale militare e medico possa scambiare dei bambini, se pur deformi, per degli alieni.

L’ultima ipotesi non esogena che voglio prendere in considerazione non è una delle più comuni, anzi è forse circolata senza essere presa sul serio. Io lo faccio interpretando il ruolo dell’avvocato del Diavolo. Per non lasciar nulla di intentato.

In fin dei conti, se è plausibile discutere di progetti segreti sovietici, tanto più lo è degli americani stessi. Potrebbe quindi l’incidente di Roswell esser stato provocato da un velivolo sperimentale statunitense? Non esiste prova alcuna che un simile velivolo, nel 1947, esistesse e pare difficile ritenere che, anche fosse esistito, avrebbe preso alla sprovvista l’esercito ed i suoi servizi informativi, i quali avrebbero tempestivamente circoscritto la notizia per tempo. Non sarebbe stato certo necessario inventarsi la storia del disco volante.

Come ho accennato all’inizio di questo articolo, a questo punto, non posso esimermi dallo speculare. Basandomi sui fatti finora esposti si possono fare delle valutazioni con un grado sempre crescente di azzardo.

La prima e più condivisa ipotesi è che l’oggetto sia in effetti un velivolo extraterrestre precipitato e occupato da alieni di piccole dimensioni. Questo soddisferebbe tutte le testimonianze sia riguardo il relitto ed i suoi detriti sia quelle riguardo i corpi. L’unico aspetto controverso, presa per buona questa ipotesi, sarebbe l’accettare che si sia trattato di un incidente. La possibiltà che una razza extraterrestre, così evoluta, si sia poi trovata a mal partito ad affrontare un temporale o un radar sperimentale terrestre. Sono queste due le ipotizzate cause del malfunzionamento del velivolo. Chi trova accettabile questa eventualità immagina una civiltà non troppo avanzata rispetto alla nostra. Che sia giunta sino al nostro sistema viaggiando al di sotto della velocità della luce con una sorta di arca generazionale e senza una reale preparazione ad affrontare tutte le possibili variabili di pianeti a loro alieni.

Personalmente trovo accettabile l’idea dell’arca ma continuo a credere che per farlo ci voglia un livello tecnologico e scientifico molto più avanzato del nostro. Tale da rendere alquanto illogica l’idea dell’incidente. In fin dei conti noi stessi siamo arrivati sulla Luna con una tecnologia piuttosto rudimentale e siamo atterrati e ripartiti al primo tentativo. Abbiamo fatto atterrare diversi rover su Marte sempre con un certa facilità. Non si capisce perché una razza molto più avanzata della nostra dovrebbe trovarsi in difficoltà su un pianeta le cui condizioni atmosferiche non si possono certo definire estreme. In generale, quindi, mi sento di poter accettare l’ipotesi extraterrestre ma non quella dell’incidente.

Anche riprendendo l’ipotesi dell’origine statunitense dell’oggetto la casualità dell’evento è una caratteristica che mi sento di escludere. Come abbiamo detto in precedenza per ingannare il personale militare ci sarebbe voluto un relitto molto più “esotico” di quanto mai potrebbe essere un velivolo sperimentale. La presenza dei corpi, naturalmente, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Infine le testimonianze: sia che i testimoni avessero mentito o che fossero stati raggirati ad arte, dimostrano un livello di sofisticazione e di coerenza improbabile per un evento casuale.

Quindi, extraterrestre o terrestre, l’incidente forse non è avvenuto per caso. Certo, le motivazioni a seconda dei due scenari cambiano radicalmente. Nel primo caso un razza aliena potrebbe aver “regalato” un contenitore di informazioni tecnologiche e scientifiche camuffandolo da incidente. A tal proposito non so quanti di voi ricordino la serie X-Files. In quel caso c’era un conflitto tra una parte di alieni dominante, che voleva impadronirsi della Terra tramite gli ibridi umano-alieni e una minoranza ribelle, che lo riteneva una prevaricazione inaccettabile e aiutava segretamente gli umani a sviluppare difese adeguate. A Roswell potrebbe essere andata così, se l’ipotesi extraterrestre è quella giusta. Ma se la messa in scena era di matrice terrestre, quindi sostanzialmente americana?

Cosa potrebbe aver spinto i massimi livelli di comando ad inventarsi una storia simile? Per dirla a modo degli americani si potrebbe definire un false flag, un falso bersaglio per l’opinione pubblica. Una bella e corposa distrazione con cui attrarre lo sguardo della gente lontano dalle operazioni segrete portate avanti dallo stesso governo. Introdurre l’idea della presenza extraterrestre, dei dischi volanti e degli ufo, avrebbe dato una grossa mano a mimetizzare nella confusione generale (molte) attività sperimentali altrimenti troppo visibili.

Infine per arrivare a trattare l’ultima ipotesi dobbiamo abbandonare in parte il modo tradizionale con cui interpretiamo la nostra realtà. Mi concedo una ulteriore breve premessa per rendere comprensibile quanto dirò poi in conclusione.

La nostra visione dell’universo è dominata ormai da molti decenni dalla meccanica quantistica. Grazie ad essa siamo in grado di fare incredibili previsioni sperimentali ma ci troviamo anche di fronte a fenomeni apparentemente inspiegabili. Einstein stesso che individuando la natura duale corpuscolare e ondulatoria della luce scoprì di fatto i quanti di luce ha poi mal sopportato le anomalie che la meccanica quantistica produce. Una di queste la definì una sorta di “azione fanstasma a distanzavii”. Ma la validità sperimentale ha prevalso grazie a fisici del calibro di Heisenberg, Schrödinger, Bohr e molti altri che hanno di fatti preso in ostaggio la ricerca fino ai giorni nostri. Gli enormi successi condrguiti hanno però ottenuto il risultato di aver tralasciato, più o meno volontariamente, di prendere in considerazione alcuni fenomeni che tale ricerca ha prodotto e che non sono spiegabili.

Sono sostanzialmente il frutto del concetto di non località che è portante nella meccanica quantistica. Uno di questi fenomeni, quello che Einstein criticavaviii, è un fenomeno per cui l’informazione che governa alcune caratteristiche delle particelle può viaggiare più veloce della luce. Cosa impossibile. Questo effetto è stato denominato entanglement e rimane a tutt’oggi uno dei misteri più inspiegabili della fisica. Questo non deve però far gridare al miracolo, perché l’assunto che nulla viaggia più veloce della luce rimane valido. Einstein aveva sicuramente ragione. David Bohm, fisico coevo di Einstein e Bohr, ha trovato una soluzione concettuale alle obiezioni logiche e ai risultati sperimentali, ipotizzando che l’universo sia una sorta di ologramma suddiviso in una parte esplicata, quella che noi percepiamo, ed una parte implicata che governa il tutto.

Un’altra caratteristica tipica della meccanica quantistica, osteggiata da Einstein, era che le proprietà delle particelle non esistono sino a che non vengono osservate, esistono cioè in uno stato di sovrapposizione che si riduce in collasso ( nda. Collasso della funzione d’onda. ) che ne determina lo stato. In sostanza si profila la possibilità che la coscienza dell’osservatore influenzi l’esperimento. Anche in questo caso l’ipotesi olografica ci viene in soccorso in quanto tutto è interconnesso, non esiste una reale distinzione tra l’osservatore e la particella. La coscienza sarebbe effettivamente in grado di produrre la realtà interagendo con l’ologramma in cui saremmo immersi.

Prima di tornare a Roswell, inglobando queste complesse questioni fisiche, passiamo brevemente attraverso il mondo del “paranormale” nel suo senso più ampio. Senza voler offendere la sensibilità religiosa di nessuno vorrei portare i miracoli ad esempio di come questo potrebbe applicarsi alla realtà. In definitiva i miracoli, quelli che accadono ad esempio a Lourdes e ce ne sono di documentatiix, potrebbero essere l’influenza di una volontà, sia quella di Dio o quella della persona malata, sulla materia. Nell’attuale contesto scientifico ciò rimane inspiegabile mentre secondo il paradigma olografico ipotizzato da Bohm ( nda. Bohm pose le basi fisiche per tale paradigma mentre Carl Pribram applicò questo concetto al cervello. Le due teorie si integrarono alla perfezione creando appunto quello che è definito il paradigma olografico.) assumere un senso compiuto ed ottiene una base scientifica, seppur olistica.

La vastità e l’antichità della nostra galassia, per non dire del nostro universo, ci permette di immaginare che esistano civiltà enormemente più evolute della nostra. Quelle che Mikio Kaku definisce civiltà di livello 3, capaci forse di imbrigliare l’energia delle stelle o di creare universi, di spostarsi dall’uno all’altro. Se l’ipotesi di Bohm fosse corretta una tale civiltà potrebbe aver compreso appieno il funzionamento dell’universo olografico, il modo di accedere all’ordine implicato e di conseguenze sfruttare queste conoscenze per viaggiare o per alterare la realtà a seconda delle proprie necessità.

Un esempio cinematografico, stupendamente iconico, di questo rapporto tra una realtà esplicita, illusoria ed una implicata, non conoscibile con i nostri sensi è certamente Matrix.

Come potremmo integrare tutto questo con quanto successo a Roswell? Se una civiltà di questo tipo fosse per qualche motivo interessata al nostro mondo potrebbe aver prodotto l’ “evento Roswell”, così come altri, al fin di introdurre nella nostra storia un evento destabilizzante, un innesto di energia da produrre un salto quantico nella nostra visione dell’universo, uno strumento per indirizzare la nostra evoluzione.

Per gli appassionati della fantascienza vale la pena ricordare il romanzo di Isaac Asimov “La fine dell’eternità”. Uno scenario nel quale le scoperte umane hanno permesso il raggiungimento dell’eternità, tramite la realizzazione del viaggio nel tempo. I Tecnici, mettendo in pratica gli ordini dei Calcolatori, si occupano di viaggiare fra un secolo e l’altro operando quei minimi cambiamenti che hanno come ripercussione l’alterazione del corso della Storia: a volte basta un barattolo spostato da uno scaffale all’altrox. Sarà la mia predisposizione narrativa ma questa idea mi sembri calzi a pennello con quanto detto sinora. Anzi, introduce nuovamente la variabile umana in questo contesto di super progresso tecnologico.

Concludo questo articolo riprendendo solo per un attimo il film Matrix e l’ipotesi che noi si sia parte di una simulazione informatica ad opera di altre intelligenze. Naturalmente è una provocazione ma viene presa più seriamente di quanto non si credaxi. Senza voler immaginare uno scenario alla Dark City e una simulazione ad opera di alieni, potrebbe essere la nostra stessa civiltà avanzata a tal punto da esser in grado di creare una simulazione della realtà in cui noi staremmo vivendo. Se così fosse tutti gli eventi che consideriamo inspiegabili potrebbero rientrare nel novero degli errori di sistema o di variabili impazzite. Potrebbe far tutto parte della matrice e noi potremmo essere volutamente indotti a credere che sia impossibile. Del resto chi ha analizzato filosoficamente questi scenari fa notare che ciò sarebbe un’ipotesi ottimistica, perché significherebbe che non ci siamo autodistrutti prima di arrivare ad un tale livello tecnologico.

© 2014 Gianluca Rampini per ASPIS™®

Note:

i) “The Roswell Report: Case Closed,” James McAndrews, Headquarters United States Air Force, 1997 pag.118.

ii) “The Roswell Report: Case Closed,” James McAndrews, Headquarters United States Air Force, 1997 pag.69.

iii) http://kevinrandle.blogspot.it/2007/07/project-mogul-and-roswell.html

iv) http://www.popularmechanics.com/technology/aviation/ufo/area-51-was-the-roswell-ufo-really-a-soviet-hoax-5794200

v) http://www.century-of-flight.net/Aviation%20history/flying%20wings/soviet_wings.htm

vi) http://www.wired.com/2010/05/0505japanese-balloon-kills-oregon/

vii) John Gribbon, “Q come Quanto”. Macro Edizioni. p. 244.

viii) Nel 1935 Einstein con i colleghi Boris Podolsky e Nathan Rosen pubblicarono il famoso saggio: “Può la descrizione quantistica della Realtà essere considerata completa?” in cui smentiscono le teorie di Bohr. Secondo la Teoria Speciale della Relatività di Einstein, infatti, nulla può viaggiare più veloce della luce. Questa argomentazione è meglio conosciuta come il “paradosso EPR”, tutt’oggi molto dibattuto a livello mondiale.

ix) Vedi il caso di Vittorio Michelli. Affetto da un cancro terminale alle ossa che aveva distrutto parte del bacino, nel 1962 si recò a Lourdes. Li avvenne l’inizio della guarigione miracolosa, non solo il tumore si fermò ma le ossa si ricostruirono in maniera scientificamente inspiegabile. Il miracolo venne ratificato dalla commisione Vaticana.

x) http://www.sololibri.net/La-fine-dell-eternita-Isaac-Asimov.html

xi) “Constraints on the Universe as a Numerical Simulation, Silas” R. Beane, Zohreh Davoudi y and Martin J. Savage.