Ifaraoni neri

Il Nilo, incontestabile fonte di vita, fu determinante anche per le genti che vivevano a ridosso dell’Egitto.

La civiltà più conosciuta, dopo quella dei faraoni, fu certamente quella di Kush, che si sviluppò in Nubia, in una porzione dell’attuale Sudan, ed ebbe nelle cittadine di Kerma, Napata e Meroe il suo apogeo.

Piramidi nubiane a Meroe (Joel Shuflin)

Kush, per la posizione strategica assestata nella zona della quarta cateratta del Nilo, arrivò a influenzare anche l’antico Egitto, tanto è vero che dal 775 al 653 a.C. la XXV dinastia fu appannaggio dei cosiddetti ‘faraoni neri’ della Nubia.

Le genti di Kush, le cui origini si fanno risalire alla fine del IV millennio a.C., costituirono da sempre un naturale tratto d’unione tra l’Egitto e la terra di Punt, che poteva essere raggiunta anche con l’attraversamento del deserto.

D’altronde i faraoni furono particolarmente interessati alle terre di Nubia, non solo per la presenza delle miniere, ma anche per controllare la via carovaniera che attraversava quella regione ed era collegata a Punt, da dove provenivano le merci esotiche e preziose di cui avevano bisogno.

L’orientalista gesuita Cesare Antonio De Cara, vissuto nel XIX secolo, in un pregevole studio pubblicato per la prima volta nel 1888, ‘Gli Hyksos o re pastori d’Egitto’, ricordava che

“…l’egizio Thutimes III [Thutmose III] pone Kùsh a capo della lista de’ 115 popoli da lui vinti… il che significa aver lui sottomessi tutti cotesti popoli noti agli Egizii col nome generico di Kùsh. Ma questo nome ricorre anche al tempo della XII dinastia, sotto Usertesen I e risale anche a Pepi della VI dinastia, come risulta dall’iscrizione di Unas, Generale di Pepi, nel cui esercito militavano Kùshiti…” 

La Terra di Yam

Pur in mancanza di fonti storiche davvero attendibili, si può suggerire che già a metà del III millennio a.C. la località di Kerma, a ridosso della terza cateratta del Nilo, era ben nota ai mercanti per essere una stazione commerciale della regione di Kush.

Gli antichi egizi, come ci ricorda l’egittologo Eugenio Fantusati, solevano chiamare con nomi diversi la porzione settentrionale e meridionale della Nubia “…rispettivamente Ta-Sety e Yam, poi a partire dal Medio Regno (2040-1640 a.C.) Wawat e Kush…

Ricostruzione della fortezza di Buhen, Medio Regno (Franck Monnier)

La prima iscrizione che menziona Kush appare nell’area fortificata di Buhen durante il regno del faraone Sesostri I, all’inizio del II millennio a.C.

In precedenza anche Amenemhet, padre di Sesostri I, aveva rafforzato l’occupazione sporadica del territorio di Kush, come ricorda lo storico Joseph Ki-Zerbo:

“…vennero eretti numerosi forti, tra cui quelli del sud dove i costruttori hanno sfruttato al massimo il rilievo a picco, aggiungendo muri formidabili dove le pendenze non erano abbastanza scoscese: dei veri e propri nidi d’aquile da cui partivano i contingenti di scorta alle carovane, ma anche gli operai e artigiani necessari per liberare i passi delle rapide, alare e riparare le navi”.

La costruzione della diga nei pressi di Assuan, negli anni Sessanta del secolo scorso, portò alla formazione del lago Nasser ma provocò la scomparsa della bassa Nubia tra le prime due cateratte, compresa Buhen.

Poiché numerosi siti sarebbero scomparsi, per salvaguardarli si decise letteralmente di ‘spostarli’, come successo per esempio ad Abu Simbel.

Abu Simbel (Dennis Jarvis)

Scavi archeologici hanno dimostrato che la città fortificata di Kerma era frequentata già in pieno Neolitico, e proprio qui l’archeologo Charles Bonnet rinvenne nel 1977 i resti di un’antica città e di una vasta necropoli.

La zona in cui sorgeva il regno di Kush, ai tempi di Kerma, era conosciuta dagli egizi come la ‘Terra di Yam’, fulcro di un intenso scambio commerciale non solo con le genti della penisola arabica, ma anche con molte zone interne e costiere dell’Africa. Kerma era in affari anche con il Regno di Saba, nello Yemen.

La porta d’ingresso per Punt

Gli scavi archeologici a Kassala, nel Sudan orientale ai confini con l’Eritrea, hanno suggerito che questa cultura fosse un importante partner commerciale di Kerma e una porta d’ingresso verso l’interno per la Terra di Punt.

Deffufa, il grande tempio in mattoni di fango nell’antica città di Kerma (Walter Callens)

Rodolfo Fattovich è del parere che

…L’evidenza archeologica dalla regione di Kassala (Sudan orientale) suggerisce che il Delta del Gash sia stato incluso in una rete di contatti con la Nubia e l’Egitto dalla fine del III alla metà del II millennio a.C. e fu probabilmente una porta per Punt dalla valle del Nilo…

Le ceramiche rinvenute da Fattovich nel sudanese Gash Delta (vicino a Kassala), hanno confermato legami culturali tra la Nubia, l’Eritrea settentrionale e il Medio Regno tra III e II millennio a.C.

Fattovich ha osservato che le ceramiche degli antichi abitanti dell’Eritrea presentano una forte somiglianza con quelle effigiate in un rilievo rinvenuto nella tomba denominata TT100 della necropoli tebana di Sheikh Abd El-Qurna, appartenuta al visir Rekhmira, vissuto durante la XVIII dinastia al servizio di Thutmosis III e Amenhotep II: le immagini, infatti, raffigurano l’abbigliamento della gente di Punt, anche se questo è diverso da quello immortalato a Deir el-Bahri.

Inoltre “…I materiali axumiti più antichi…”, sostiene Fattovich, “…presentano, comprese le stele, analogie o somiglianze con le culture tardo preistoriche della regione di Kassala… e datate fra il 2500 e il 1500 a.C. Siamo quindi orientati a pensare che le origini di Axum vadano ricercate nelle tradizioni dei bassopiani eritreo-sudanesi verso la valle del Nilo piuttosto che in quelle subarabiche, anche se l’elemento subarabico ha avuto un peso nello sviluppo della regione.”

Jacke Phillips della School of Oriental and African Studies in London, specialista dell’archeologia d’Etiopia, è del parere che esistesse “…una rete commerciale ad ampio raggio… tra le antiche popolazioni della valle del sudanese, Nilo, savana e deserto a est, l’Egitto, gli altopiani etiopici e la costa del Mar Rosso.

Testimonianze in tal senso provengono anche da un documento risalente alla V dinastia: si tratta di una lettera di ringraziamento che Pepi II indirizzò al governatore di Elefantina Harkhuf, di ritorno da un viaggio a Yam in Nubia da cui aveva riportato un ‘nano danzante’. Il futuro faraone ricorda infatti, in quello scritto, che anche il cancelliere Baurdjeded riportò al sovrano Djedkara Isesi (regnante fino al 2380 a.C.), dopo un viaggio a Punt, un uomo con le stesse caratteristiche. Harkhuf  fu così lieto della risposta ricevuta che la fece copiare sulla facciata della sua tomba nei pressi di Assuan. Per tale ragione la preziosa testimonianza (‘Lettera del re Neferkara a Herkhuf’) si è preservata nel corso dei secoli, giungendo fino a noi.

I fratelli Castiglioni, con Giancarlo Negro e Luigi Balbo, scoprirono nel 1990 “…un graffito geroglifico nei pressi del Bir Umm Gat, un antico pozzo nella parte nordorientale del deserto nubiano, lungo un passo obbligato tra i monti che portava all’uadi Allaqi e al Nilo. La traduzione attribuiva l’iscrizione alla VI dinastia, epoca in cui visse Harkhuf…

Le miniere di re Salomone

Ofir, la misteriosa località citata in alcuni passi biblici, e in cui si troverebbero le miniere di re Salomone, potrebbe corrispondere proprio alla zona in cui si sviluppò il regno di Kush, che a questo punto, sulla scorta delle considerazioni di Gabriele Mandel, avrebbe inglobato anche la terra di Punt.

Potrebbe anche trattarsi della ‘Terra di Amu’, citata nell’elenco delle miniere d’oro inciso nel tempio di Luxor durante la reggenza di Ramesse II nel XIII secolo a.C. Furono i fratelli Castiglioni, una decina di anni fa, a suggerire per la Terra di Amu una localizzazione sulle montagne di Abu Siha nel deserto nubiano sudanese, grazie alla scoperta di un paio di graffiti nei pressi di Kerma.

L’egittologo Alessandro Roccati dell’Università La Sapienza di Roma ricorda che “…L’egittologo francese Georges Posener nel 1977 aveva già prodotto una suggestiva argomentazione, tentando di legare i paesi di Amu e di Punt, per il quale sembra transitare l’oro trovato ad Amu…

L’egittologo Eugenio Fantusati scrive che Kerma dal 1750 a.C.

…seppe ritagliarsi un ruolo politico internazionale tentando un’alleanza con i principi asiatici Hyksos, nel frattempo impossessatisi del trono d’Egitto, ove avevano imposto una nuova dinastia, la XVI (1730-1530 a.C.)… Con il Nuovo Regno i faraoni non si limitarono a ricacciare Kush… nei suoi confini: nel 1458 a.C. l’esercito di Tutmosi III, incalzando gli avversari, superò la terza cateratta, saccheggiò il centro [di Kerma] e lo diede alle fiamme.

Una veduta delle rovine di Kerma (Bertramz)

Kerma doveva, comunque, attraversare già una fase di declino, coincidente con la decadenza della civiltà della valle dell’Indo, alla quale era legata da rapporti commerciali.

Seguire le iscrizioni

Gli stretti legami tra il regno di Kush e la Terra di Punt sembrano confermati anche da un’iscrizione rinvenuta a Nekheb, nei pressi di Edfu, nella tomba del governatore Sobeknakht II vissuto durante la XVI o XVII dinastia (1650-1550 a.C.).

Nel 2003 Vivian Davies del British Museum, dopo aver ripulito quell’oscura scritta, ne ha tratto il resoconto di una vittoriosa spedizione militare (finora sconosciuta) nei confronti dell’Egitto da parte del regno di Kush e dei suoi alleati di Punt.

Il governatore Sobeknakht II con la moglie, in una pittura della tomba di Nekheb (Joseph John Tylor)

Sulla ragione perché gli Egizi non abbiamo mai ricordato questa triste pagina della loro storia, non è necessario dilungarsi.

Quel che preme sottolineare sono le parole di Davies: “…Ora è chiaro che Kush fosse una superpotenza che aveva la capacità di invadere l’Egitto. È stata una grande invasione, che ha sconvolto l’intera regione, un evento che è rimasto privo di documenti. Hanno spaziato oltre le montagne, il Nilo, senza limiti. Questa è la prima volta che ne abbiamo la prova. Chiaramente Kush, in quel momento, conquistando l’Egitto, s’impadronì del supremo potere nella Valle del Nilo. Se si fossero limitati ad occupare l’Egitto, i Kushiti avrebbero potuto eliminarlo e si sarebbe raggiunta l’estinzione della civiltà dell’antico Egitto. Tuttavia gli egizi erano abbastanza resistenti per sopravvivere, e poco dopo iniziò la grande età imperiale nota come il Nuovo Regno. I Kushiti non erano interessati a prolungare l’occupazione e si limitarono al saccheggio di molti oggetti preziosi, un simbolo di dominazione.

Le parole del governatore egizio Sobeknakht II sono un monito per la resistenza:

Ascoltate voi, che siete in vita sulla terra… Kush è venuto… Si è mosso in tutta la sua estensione, ha sollevato le tribù di Wawat… la Terra di Punt e la Medjaw…”.

Come ricordano i fratelli Castiglioni “…Gli Egizi chiamavano Terra di Wawat la regione desertica a oriente del Nilo, situata nell’Alta Nubia, oggi conosciuta come Deserto nubiano sudanese”.

E lì i Castiglioni localizzarono oltre cento antiche miniere aurifere, confermando quello che già recitavano gli Annali di Thutmosi III su una parete del grande tempio di Karnak; si trattava della “…zona mineraria più importante degli Egizi”, tanto da produrre in soli tre anni quasi ottocento chilogrammi d’oro.

La scoperta dell’iscrizione all’interno del sepolcro di Sobeknakht II fornisce una spiegazione al rinvenimento di numerose statue e oggetti di fattura egizia (compresa una nave destinata come corredo proprio alla tomba allora in costruzione del governatore) nella necropoli di Kerma, poiché appare evidente che si trattò di razzie durante quell’invasione.

“…Questo non è mai stato adeguatamente spiegato in precedenza. Ora ha un senso. È la chiave che apre le informazioni. Ognuno dei quattro principali re di Kush riportò tesori saccheggiati…”, chiosa Davies.

Sobeknakht II fece incidere questa iscrizione sulle pareti interne del suo sepolcro poiché si ritenne artefice, grazie all’indulgenza della dea avvoltoio Nekhbet, della resistenza che di fatto salvò dalla disfatta la dinastia di Tebe, all’epoca impegnata anche per contrastare l’invasione degli Hyksos nel Basso Egitto.

Figli del re di Kush

Dopo i fatti tramandati da Sobeknakht II, ci fu una controffensiva all’inizio del XIV secolo a.C. durante la reggenza di Thutmose I (padre della regina Hatshepsut), che portò alla conquista di buona parte della Nubia e questo determinò la fine di Kerma, distrutta e abbandonata.

Le zone conquistate furono suddivise in province e affidate dai faraoni, per alcune centinaia d’anni, a principi vassalli che si attribuirono comunque l’appellativo di ‘figlio del re di Kush’.

Tracce del passaggio egizio in Nubia provengono anche dalle decine di iscrizioni geroglifiche (risalenti al periodo 1550 – 1075 a.C.) che i fratelli Castiglioni rinvennero nel deserto nubiano: “…Le loro posizioni riportate sulle carte satellitari e le successive indagini ci hanno permesso di evidenziare il tracciato di antiche vie carovaniere attraverso il deserto nubiano.

Il declino egizio durante il Medio Regno permise a Kerma di affrancarsi e, addirittura, estendere la zona d’influenza fino a Syene (oggi Assuan), stabilendo importanti rapporti commerciali con Adulis, l’antica area portuale che secondo i fratelli Castiglioni era connessa alla Terra di Punt.

Sacerdoti in fuga

Con la fine del Nuovo Regno, l’avvento al potere dei Libici in Egitto (dal X secolo a.C.) e la minaccia costante di invasioni militari, Kerma perse importanza in favore di Napata (l’attuale Gebel Barkal), poiché proprio qui trovarono rifugio i sacerdoti di Amon in fuga da Tebe.

Sacerdote di Amon durante una funzione funebre, pittura rinvenuta nella tomba di Userhat (Pubblico dominio)

La scelta di questo luogo da parte della classe sacerdotale non fu casuale: la città era stata fondata dal faraone Thutmose III all’incirca nel 1450 a.C.; quando gli Egizi vi arrivarono, si accorsero che i Nubiani adoravano un dio a forma d’ariete, in cui riconobbero subito la forma arcaica del loro dio Amon.

Nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., quando ormai da almeno duecento anni Napata era la capitale di un regno indipendente, il re nubiano Piankhi, spinto evidentemente anche dalla classe sacerdotale, partì per riconquistare l’Egitto, riuscendo quasi nell’impresa di riunificare l’intero regno, anche se poi i successori non furono in grado di contrastare l’arrivo degli Assiri di Assurbanipal.

La pista di Amon

Anche Napata seguì il destino di Kerma, perdendo la sua centralità a partire dal 591 a.C. quando la spedizione militare egizia (con mercenari greci) promossa dal faraone Psammetico II conquistò le terre di Kush per evitare nuovi sussulti di quel vicino regno.

È in quel contesto che assurse Meroe, più a meridione rispetto Napata (tra la quinta e la sesta cateratta del Nilo), in cui trovò rifugio Aspelta, il re kuscita dell’epoca.

Poiché i sacerdoti decisero di restare a Napata, la città, pur non essendo più la capitale, continuò a esercitare egemonia religiosa nel regno di Kush, come dimostrano sia le cerimonie d’incoronazione dei regnanti, sia la loro tumulazione, che continuarono a svolgersi qui.

La carovaniera di Bayuda, che collegava Meroe a Napata, in corrispondenza dell’attraversamento del Nilo prendeva il nome di ‘pista di Maheila’ e, come spiegano i fratelli Castiglioni, “…aveva anche una valenza religiosa, essendo la stessa che i ‘faraoni neri’ della XXV dinastia percorrevano in pellegrinaggio verso Napata perché venisse riconosciuto il loro potere regale dal clero di Amon.

Seguì un lungo periodo di strisciante frizione tra regnanti e sacerdoti, che sfociò all’inizio del III secolo a.C. con la decisione dei sovrani di trasferire la necropoli a Meroe.

Lo storico Diodoro Siculo, al riguardo, citando un racconto della tradizione, narra del re Ergamenes che venne in aperto contrasto con la classe sacerdotale, troppo ingerente nelle scelte della corona.

Nel periodo di maggior splendore di Meroe, furono erette nel regno di Kush almeno duecento splendide piramidi: pur di proporzioni più contenute e con basi ristrette rispetto a quelle egizie, avevano tuttavia inclinazioni maggiori.

Le piramidi di Meroe (Fabrizio Demartis)

La loro funzione doveva essere quella di ospitare i defunti sovrani nubiani e le loro consorti, anche se, a causa dei continui saccheggi, le mummie rinvenute all’interno furono davvero poche.

Tuttavia, Alessandro Roccati chiarisce che “…i rilievi parietali nelle cappelle anteposte [alle piramidi] rivelano che ospitavano le mummie dei defunti ornati con numerosi gioielli.”

Scrivendo di Meroe, va purtroppo ricordato anche il nostro esploratore Giuseppe Ferlini, vissuto nel XIX secolo, poiché distrusse almeno quaranta piramidi per cercare tesori perduti.

La pista di Taka collegava Meroe all’Etiopia e ragionevolmente poteva giungere fino a Punt.

Rossella Fabiani, storica dell’arte, descrive bene questa carovaniera: “…Da Meroe partiva una pista, chiamata Taka, che raggiungeva la zona dell’Etiopia e probabilmente anche la Terra di Punt, su quelle coste tra Eritrea e Somalia. La pista di Taka è la sola che, a quanto risulti, doveva collegare Meroe con il Mar Rosso. Di questi legami abbiamo, d’altra parte, documentazione nella presenza di prodotti e aspetti artistici della cultura meroita che la legano in particolare all’Arabia. Non abbiamo finora dati archelogici che ci permettano di seguire completamente quella pista; tuttavia il porto più probabile presso il quale doveva terminare tale pista sembra poter essere stato soltanto quello di Adulis.

La città del Graal

Il regno D’mt, esteso dall’Eritrea al nord dell’Etiopia, prosperò dall’inizio del I millennio a.C. per poi disperdersi a partire dal V secolo a.C. in quelli che vengono definiti regni proto-axumiti, preludio alla nascita della potente Axum alla fine del I millennio a.C.

Mappa di regni, stati e tribù in Africa nel 400 a.C. (Kubek15)

Rodolfo Fattovich ricorda che “…dopo il declino e il crollo definitivo del commercio marittimo egiziano alla fine del II millennio a.C., le comunità delle regioni costiere in Yemen inclusero progressivamente nella loro sfera commerciale di influenza gli altopiani dell’Eritrea, e l’interazione tra queste regioni è diventata più regolare e intensa…

Potrebbe essere questa la ragione per cui si ritiene che D’mt fosse sotto l’influenza della cultura dei Sabei, pur rimanendo in qualche modo autoctona, come dimostra l’uso della lingua semitica ge’ez in quella zona, almeno mille anni prima.

Poteva avere la capitale nella cittadina etiope Yeha, individuata dagli archeologi per la presenza di un grande complesso templare (risalente, per comparazione con analoghe strutture arabe, al VII secolo a.C.) e per ampie zone fertili, coltivate all’epoca con ingegnosi canali d’irrigazione.

A Yeha è stata rinvenuta ceramica che, pur essendo autoctona, presenta notevoli similitudini con quella trovata a Kerma.

L’egemonia di Meroe durò fino all’avvento dei Romani, poco prima dell’inizio della nostra era. Fu poi Ezanà, sovrano della città etiope di Axum, a soffocare le ultime rivolte del regno di Kush all’inizio del III secolo d.C.

La Pietra di Ezanà, che ricorda le vittorie del re (rsinghabout)

Da quel momento Axum, il cui regno assoggettava vaste porzioni di territorio (oggi ricomprese in Eritrea, Etiopia, Sudan, Yemen, Gibuti, Arabia Saudita, Somalia ed Egitto), proseguì la tradizione dei grandi regni commerciali che fu prima di Punt e poi di Kush.

Non per niente il porto commerciale di Adulis divenne il nodo cruciale dell’egemonia dei nuovi regnanti. E da lì partivano i legni diretti a Roma e poi a Bisanzio, per esportare beni esotici e preziosi in tutto il bacino del Mediterraneo.

Axum “…era la capitale di un regno potente, capace di controllare i commerci del Mar Rosso…”, narra il giornalista Andrea Semplici. Il rinvenimento in India di monete recanti il nome di Ezanà, suggerisce ancor più il carattere globalizzante assunto all’epoca dal regno di Axum, ben conscio della propria leadership economica nel contesto di una vasta rete commerciale.

Ad Axum va riconosciuto anche un ruolo cosmopolita, poiché crocevia di culture e religioni che incredibilmente potevano coesistere.  I sovrani di Axum, in un contesto non dissimile ad altri, non mancarono di far discendere il proprio lignaggio a una stirpe divina, chiamando in causa i re Davide e Salomone e la regina di Saba.

Con l’avvento e l’espansione dell’Islam, dal VII secolo, Axum vide ridursi gradatamente la propria egemonia, non avendo più il libero accesso al Mar Rosso e al Nilo.

Appena trecento anni dopo, in completo isolamento, Axum per la storia non esisteva più.