L’Uomo Selvatico: storia, folclore e psicologia

da | Apr 8, 2014 | Storia

Dal Bigfoot del Missouri all’Almas della regione caucasica, un po’ in tutte le culture del mondo incontriamo la figura del criptide mezzo uomo, mezzo scimmia. In Italia – e in particolar modo nelle regioni alpine e appenniniche – le tradizioni popolari narrano l’esistenza dell’Uomo Selvatico.

Dall’apparenza animalesca, robusto, peloso, con una lunga barba e a volte esibendo una folta criniera, abita areali montagnosi o boschivi, lontano dalle zone abitate dall’uomo, seppur i contatti fra questi due siano stati nel tempo fonte di innumerevoli racconti e tradizioni folkloristiche.

 

salvadego1

Uomo Selvatico (Valtellina)

Viene chiamato diversamente a seconda della regione. Solo per fare alcuni esempi: in Piemonte è conosciuto come Òm searvj, nel trentino come l’Om pelos, nel valtellinese è invece l’Homo salvadego.

Alle origini del mito possiamo identificare Pan, divinità ellenica, mezzo uomo e mezzo caprone, che incarnava alcune delle caratteristiche dell’Uomo Selvatico (il cui viso viene a volte descritto con sembianze caprine). Promiscui, incontrollabili, in alcuni casi pericolosi, entrambi sono associati con gli istinti più basilari della natura umana.

Da una prospettiva junghiana, l’Uomo Selvatico incarna l’Ombra, gli aspetti umani spesso oppressi dallo stato sociale che devono comunque essere elaborati se si vuole ottenere la realizzazione dell’individuo. È colui non conforme alle norme sociali, per questo allontanato dalla comunità conformista.

Le similitudini con Pan continuano, in quanto entrambi pur essendo spesso descritti come “selvatici” sono responsabili di aver insegnato all’uomo molte delle arti. L’Uomo Selvatico insegna infatti all’uomo l’arte casearia, mostrandogli come fare il burro, il formaggio, il calcio e la ricotta. Era anche maestro dell’arte della caccia, bravo nel far pascolare le capre e curarle dai loro malanni e sapeva inoltre lavorare il ferro.

In un racconto l’Uomo Selvatico indirizzandosi agli uomini dice: «Se mi ci tenevate anche un po’ vi c’insegnavo a levare anche l’olio.» Troppo spesso infatti la gente, accecata dalla propria ignoranza, lo deride. Per questo è lui a decidere di allontanarsi, non prima però di ammonire: «Se tu mi avessi chiesto ancora qualcosa, io ti avrei detto di più».

Immagine tratta da Art profane et religion populaire au moyen àge, C. Gaignebet e J. D. Lajoux

Immagine tratta da Art profane et religion populaire au moyen àge, C. Gaignebet e J. D. Lajoux

Forte e robusto, ci sono poche cose che l’Uomo Selvatico teme. Una di queste, però, è il vento. Il Val d’Aosta, quando c’era vento, «si nascondeva e nessuno sapeva dove fosse andato a rintanarsi».

Gli strani comportamenti non finiscono qua. L’Uomo Selvatico era infatti solito piangere nel bel tempo e ridere nella pioggia. Nell’Orlando innamorato, Matteo Maria Boiardo scrive:

E dicesi ch’egli ha cotal natura,

Che sempre piange, quando è il cel sereno,

Perché egli ha del mal tempo alor paura,

E che ‘l caldo del sol li vegna meno;

Ma quando pioggia e vento il cel saetta,

Alor sta lieto, ché ‘l bon tempo aspetta.

L’Uomo Selvatico anticipa ciò che accadrà – il maltempo quando splende il sole e viceversa il bel tempo quanto c’è tempesta – insegnandoci che è importante mantenere sempre una certa saggezza, o equilibrio, sia nei momenti favorevoli che in quelli più difficili, dato che tutto è in costante cambiamento. A uno stato specifico delle cose – bello o brutto che sia – dovrà sempre susseguirsi quello opposto. Per questo è simbolo di speranza nella disperazione, anche quella dell’amante non corrisposto. Il poeta Chiaro Davanzati scriveva:

Fé com’omo selvaggio veramente / quand’ha rio tempo, forza lo cantare / co lo sperare / ca ‘l buon venga, ch’abassi sua doglianza; Con sì dolce parlar e con un riso/da far innamorare un uom selvaggio.

Per quanto L’Uomo Selvatico sia oggi considerato solo alla stregua di creatura mitologica, nella tradizione e nelle usanze è sempre stato ritenuto del tutto reale. Veniva rispettato. Durante la raccolta dei frutti si usava lasciare di proposito del nutrimento che gli sarebbe stato utile durante il difficile periodo invernale.

Nelle Alpi, l’Uomo Selvatico era a volte feroce e crudele. Ma erano molto più spesso le caratteristiche opposte a definirlo, essendo nella maggior parte dei casi gentile, timido e schivo.

Enkidu

Enkidu

In questa figura ambivalente si mischia la pazzia dell’escluso – dell’outsider esistenzialista di Albert Camus, alienato dalla società che lo circonda – e la saggezza di colui che essendo diverso possiede delle conoscenze che altri ignorano. I parallelismi con la divinità Pan qui si estendono fino a rievocare anche Prometeo e la sua azione educativa nei confronti dell’uomo. L’Uomo Selvatico porta la conoscenza, ma è del tutto indifferente nei confronti del denaro e dei beni materiali, simboli della società umana.

Altro parallelismo si può tracciare con la divinità assira Enkidu che: «non conosce né la gente né il paese, è vestito d’un abito come Sumuqan. / Assieme alle gazzelle egli mangia le erbe, / assieme al bestiame accorre ai luoghi di abbeverata, / assieme al brulicame si compiace dell’acqua.»

Descrizioni calzanti con quelle dell’Uomo Selvatico le troviamo anche nella Bibbia:

Queste parole erano ancora sulle labbra del re, quando una voce venne dal cielo: «A te io parlo, re Nabucodònosor: il regno ti è tolto! Sarai cacciato dal consorzio umano e la tua dimora sarà con le bestie della terra; ti pascerai d’erba come i buoi e passeranno sette tempi su di te, finché tu riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole». In quel momento stesso si adempì la parola sopra Nabucodònosor. Egli fu cacciato dal consorzio umano, mangiò l’erba come i buoi e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo: il pelo gli crebbe come le penne alle aquile e le unghie come agli uccelli. (Daniele 4, 28-40)

Nabucodonosor fa uccidere i figli di Sedecia

Nabucodonosor fa uccidere i figli di Sedecia

Con l’avvento del cristianesimo, così come per altre figure di derivazione pagana, anche l’Uomo Selvatico assunse una connotazione negativa. Colui che prima era simbolo di virtù e naturalezza, ora agli occhi della Chiesa incarnava al contrario i vizi umani. Nel Medioevo diventa quindi un monito a non allontanarsi dalla società cattolica.

L’illuminismo riscatta in parte l’Uomo Selvatico, facendolo riecheggiare con la figura del filosofo che riconosce la trivialità della vita sociale e di conseguenza preferisce la vita semplice. Diogene è l’esempio perfetto di questo genere di filosofo.

Plutarco in Vite parallele narra:

Un concilio di Elleni, convocato all’Istmo, votò di compiere una spedizione contro i Persiani insieme ad Alessandro e lo nominò comandante supremo. Molti uomini politici e filosofi andarono a incontrarlo e a congratularsi con lui; sperò che anche Diogene di Sinope avrebbe fatto altrettanto, dal momento che viveva a Corinto. Invece il filosofo non faceva il minimo conto di Alessandro, standosene tranquillo nel sobborgo di Craneo; e Alessandro andò da Diogene. Lo trovò sdraiato al sole. Diogene, all’udire tanta gente che veniva verso di lui, si sollevò un poco da terra e guardò in volto Alessandro; questi lo salutò affettuosamente e gli domandò se aveva bisogno di qualcosa, che potesse fare per lui. «Scòstati un poco dal sole» rispose il filosofo.

Dicono che Alessandro fu molto colpito e ammirato dalla fierezza e dalla grandezza di quell’uomo. Al ripartire, mentre intorno a lui la gente derideva Diogene e se ne faceva beffe, egli disse: «Io invece se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene».

Gaetano Gandolfi, Alessandro e Diogene

Gaetano Gandolfi, Alessandro e Diogene

L’Uomo Selvatico è al di fuori dalla società e in alcuni casi opposta ad essa perché come Diogene detiene una forma di conoscenza e saggezza che altri ignorano.

Malgrado ciò, alcuni aspetti negativi che furono affibbiati all’Uomo Selvatico durante il Medioevo gli sono rimasti attaccati. In certi casi, infatti, la sua figura sfocia in quella dell’Orco, come ad esempio nelle Fiabe italiane di Italo Calvino.

In conclusione, vediamo che l’Uomo Selvatico è simbolo degli aspetti più naturali dell’animo umano, quelli che trascendono la domesticazione delle norme sociali. Per questo può essere considerato sia come modello positivo che negativo, a seconda dei valori promossi da un determinato agente sociale o religioso. In un mondo dove l’alienazione urbana è in costante aumento, l’Uomo Selvatico può ricordarci quei valori innati che sono inscindibili dalla libertà dell’essere umano.

© Roberto Bommarito per ASPIS™®

Fonti:

C.G TROCCHI, Le più belle leggende popolari italiane: i racconti più antichi e nascosti della nostra tradizione culturale, Roma, Newton & Copton editori, 2002

Bibliotopia http://bibliotopia.altervista.org/zoologia/uomoselvaticoit.htm

Duenote.it http://www.duenote.it/Miti%20e%20Misteri/UOMO%20SELVATICO.htm

Politica in rete http://politicainrete.it/forum/religioni-filosofia-e-spiritualita/esoterismo-e-tradizione/63996-breve-elogio-delluomo-selvatico-2.html