La testimonianza in UFOlogia: una proposta metodologica

da | Dic 31, 2015 | Ufologia

Brevissima premessa: mi piace ricordare che l’elemento fotografico, in Ufologia, non è mai stato considerato probante neppure dai grandi Componenti della Sezione Ufologica Fiorentina degli anni ’70 del secolo scorso, quel nucleo intorno al quale si coagulò il glorioso Giornale dei Misteri. Insomma, nella mia modesta proposta non sono proprio solo…

Com’è noto, specialmente negli ultimi anni l’enorme diffusione di attrezzature da ripresa digitale (dai telefoni cellulari alle macchine fotografiche, compact o reflex) sembra aver imposto una sorta di “diktat” (spregiudicatamente cavalcato da alcuni sedicenti “ufologi”), costituito dalla imprescindibile necessità, PRIMA di accettare un caso come potenzialmente autentico o anche solo interessante, di fornire “prove documentali”. In altri termini, l’esistenza di fotografie e/o filmati viene considerata un requisito indispensabile nella valutazione di un caso di avvistamento ufologico, di qualunque tipo. Sebbene in linea teorica accettabile e condivisibile, questa impostazione metodologica (che, di fatto, pone in secondo piano o non valuta per niente l’aspetto testimoniale di una qualunque vicenda ufologica) presta in realtà il fianco a diverse critiche. Tant’è che ho ritenuto di aprire questo breve saggio con la locandina di un noto ed eloquente film (fig. 1).

Quella che credo sia la più importante è la banale facilità con cui oggigiorno chiunque (anche alle prime armi) può falsificare una foto o un filmato con appositi software. Né serve appellarsi, come qualche anno fa, alla validità dei cosiddetti “dati EXIF” (tipici di ogni ripresa fotografica, una specie di impronta digitale di una fotografia, che fino a qualche tempo fa ne garantiva l’autenticità e il non-ritocco), vista l’uscita sul mercato di programmi specifici come “EXIF Pilot”, in grado di modificare i famosi “metadata” impressi sui fotogrammi digitali. D’altra parte, a pensarci serenamente e senza preclusioni, va ricordato che il “taroccamento” in Ufologia è sempre in agguato, come è facile verificare buttando una semplice occhiata alle vecchie fotografie analogiche di famosi contattasti (fig.2: una nota ripresa di George Adamski, tratta da http://www.ceifan.org/adamski.htm), oppure a filmati (sempre analogici) che sembrano autentici come l’ormai classica moneta da 3 euro. Eppure, nonostante questi pesanti limiti, e nonostante la concreta possibilità per chiunque di prendere solenni cantonate, scambiando oggetti CERTAMENTE terrestri per UFO, il ruolo del testimone è stato progressivamente marginalizzato. Riguardo alle solenni cantonate, mi sovviene un fatto piuttosto recente, presentato dal prestigioso MUFON, ma che, in tandem con un esperto ufologo il quale è, professionalmente, un perito ottico, ho “smontato” in poche ore. Si trattava del presunto avvistamento (con tanto di 2-3 fotografie) di un UFO, ripreso a ridosso delle Montagne Rocciose, da un esperto pilota. Ebbene, le foto erano certamente autentiche e il pilota sarà stato pure esperto; però, una brevissima indagine mi condusse a scoprire che quel giorno, a quell’ora, nella stessa area geografica si era tenuta un’esibizione acrobatica di aeroplani, culminata, purtroppo, nella tragedia (uno degli aerei si schiantò al suolo). La livrea della pattuglia… corrispondeva proprio al presunto UFO fotografato in volo!

Ma allora cosa fare? Come procedere nello studio di questo affascinante ma sfuggente fenomeno? La risposta è relativamente semplice: rivalutando, con metodi il più possibile oggettivi, la prova testimoniale. D’altra parte, non dimentichiamo che in Tribunale le testimonianze hanno un peso enorme: perché non dovrebbe essere così in un campo “parascientifico” (mi si passi il termine!), il cui oggetto di studio è rappresentato da un fenomeno non ripetibile a volontà? Non sto ipotizzando (lo dico subito a scanso di equivoci) l’uso di poligrafi (macchine della verità: in fig. 3 una elaborazione computerizzata moderna di un poligrafo)

FIGURA 3
(tratta da: http://www.elblogdecano-advocats.com/contenido/el-siglo-xxi-ense%C3%B1a-los-dientes-el-pol%C3%ADgrafo-en-las-entrevistas-de-trabajo)

e/o di ipnosi: non in prima battuta, almeno. Infatti, è noto che soggetti abili sono in grado di ingannare il poligrafo, mentre, contrariamente all’opinione comune, un soggetto in stato di ipnosi non necessariamente dice la verità. Dice ciò che egli CREDE essere la verità, o, peggio ancora, ciò che egli CREDE possa soddisfare il soggetto ipnotizzatore. Pertanto, ritengo che possa essere interessante battere un altro sentiero, sulla scorta di un’analoga indagine che effettuai oltre vent’anni fa in un campo affine (il Paranormale, e segnatamente la registrazione delle cosiddette “voci dall’aldilà”, o, con terminologia anglosassone oggi in voga, EVP). Devo, perciò, spiegare brevemente il “razionale” di quella ricerca, che oggi propongo di estendere al campo ufologico. Partii dall’ovvia considerazione (per gli “specialisti della mente”) che, attraverso centinaia di migliaia di indagini psicometriche, si era giunti alla standardizzazione della personalità “normale” attraverso uno strumento potente ed affidabile: l’MMPI (Minnesota Multi-phasic Personality Inventory, giunto alla sua seconda versione, MMPI-2, fig. 4)

FIGURA 4
(tratta da: http://bipolarhubby.blogspot.com/2009/08/bipolar-hubby-takes-mmpi.html)

Mi domandai, a quel tempo: e se esistesse uno standard anche per le personalità di coloro che si dedicano alle registrazioni di EVP? Condussi quindi uno studio al riguardo (“indagine” sarebbe un termine più adeguato), e scoprii che la quasi totalità degli sperimentatori possedeva dei valori medi delle scale dell’MMPI molto vicini. In altri termini, la quasi totalità di coloro che si dedicano alla psicofonia (o metafonia) hanno un profilo personologico MOLTO simile. Le pochissime eccezioni confermarono l’idea: si scoprì, subito dopo, che in effetti si trattava di millantatori o di persone affette da gravi problemi psichici. In figura 5 (tratta da: http://www.healthofchildren.com/M/Minnesota-Multiphasic-Personality-Inventory.html), è possibile vedere un esempio di scala MMPI sgrigliata e riportata con i relativi punteggi.

Figura 5

Sulla scorta di quella proficua esperienza, quindi, mi permetto di proporre una metodologia volta a rivalutare la bistrattata figura dl testimone. In poche parole, si tratta di questo: individuare, fra le centinaia o migliaia di casi studiati da questo o quel Centro, i casi riportati da soggetti ritenuti, a vario titolo, più affidabili. E’ certamente la fase più delicata, perché contiene in sé (ed è impossibile eliminarla) una quota di valutazione soggettiva da parte dell’ufologo che può essere anche piuttosto alta, per varii motivi (emotivi, di attaccamento al caso o al soggetto, per la necessità di mettere magari in forte discussione un proprio lungo e duro lavoro, etc.). Al termine di questa fase di selezione, i soggetti ritenuti più idonei dovranno essere avviati all’esecuzione (a cura di Professionisti del settore) di uno o più test psicodinamici, MMPI in prima fila. Una volta eseguita questa fase, sarà necessario studiare i singoli profili personologici, ed estrarne i valori medi, per ricostruire una specie di “personalità standard” dello “avvistatore di UFO”. Questo è il lavoro preliminare, dunque, da eseguire. Una fase certamente lunga e noiosa, ma necessaria, al fine di identificare successivamente i testimoni più affidabili attraverso un processo non più esclusivamente soggettivo, ma contenente un “algoritmo” (per così dire) a carattere oggettivo. Dalla fine della “fase 2” in poi, infatti, sarà possibile comparare di volta in volta il profilo personologico di ogni testimone con quello “standard”, e valutarne l’attendibilità su basi sicuramente più vicine all’oggettività scientifica.
Quali potrebbero essere i vantaggi derivanti da questo tipo di metodologia? Presto detto: è evidente che, disponendo di un criterio obiettivo (o comunque molto vicino alle necessità obiettive della scienza), diventa possibile rivalutare notevolmente sia la figura del testimone, sia gli avvistamenti non supportati da evidenze fisiche, di qualsiasi natura. In questo modo, inoltre, si potrebbe riequilibrare il rapporto foto-filmati/testimone a favore di quest’ultimo. A mio giudizio, poi, questo modo di procedere potrebbe (il condizionale è d’obbligo!) condurre ad un ulteriore effetto positivo, consistente in una riduzione dei tentativi di falsificazione di prove fisiche, dato che l’attendibilità testimoniale acquisterebbe un peso specifico di rilievo, cessando di essere la parente povera o la Cenerentola di cui farsi beffe nel corso di un’indagine. Due ultimi, importanti elementi mi piace sottolineare, in relazione alla possibile bontà di questa metodologia: da un lato, l’estensione direi “socio-culturale” dell’oggettivazione, in quanto il metodo proposto prescinde dalle capacità culturali e dallo strato sociale del testimone; dall’altro, la ripetibilità e la paragonabilità dei risultati ottenuti, in ordine alla attendibilità della testimonianza. Sarebbe in altre parole possibile per più investigatori verificare (e, se necessario, ripetere) i risultati del test sul testimone. Un’ulteriore –forse importante- tappa di avvicinamento/accostamento dell’Ufologia alla Scienza comunemente accreditata; di sicuro, a mio giudizio, l’abbandono di posizioni di entusiasmo genuino, ma dilettantesco, raffazzonato e un po’ naif, da parte di tanti sedicenti ufologi. E’ arrivato il momento della scossa decisiva. Altrimenti, se questa scossa non nasce, è meglio accantonare fra i miti fraudolenti la disciplina ufologica, sotto l’onta del mortificante sospetto di una montatura volta a fini tutt’altro che edificanti.

© 2010-2015 dr. Fabio MARINO