LA ‘CONNECTION’ EXTRATERRESTRE

da | Ago 4, 2015 | Ufologia

Pseudo-eterodossia e ‘fumus persecutionis’: una riflessione alla luce del Principio Antropico

Dieci anni fa circa, intorno a luglio 2005, scrissi un articolo per conto di Edicolaweb a proposito degli enigmi biologici e inerenti civiltà tecnologizzate legati alle cicatrici del pianeta Marte. Si trattava della recensione al libro di Graham Hancock L’enigma di Marte (ediz. Il Corbaccio – 1997) correlata di considerazioni personali espresse sulla scorta di altri testi legati in qualche maniera al saggio di Hancock.

Al tempo ero ancora convinto dell’esistenza fisica di Atlantide nonché della correlazione astronomica tra al-Jizah e Cintura di Orione, più nota come TCO (Teoria della Correlazione con l’Orione), una tra le suggestioni più radicalizzate pseudo-eterodosse.
Tra le invettive più feroci di certa ufologia descritta come ‘acciaio e bulloni’, vi è quella cosiddetta ‘complottista’ portata contro ‘Loro’, ‘Them’, una fantomatica Spectre capeggiata solitamente dagli Stati Uniti e seguita a ruota da altre potenze sul campo, di dubbia identità, spesso trasversali che si ciba di occultamenti correlati ad interessi economici basati sul controllo delle masse da tenere nel terrore, ciò al fine di imporre legislazioni caustiche della libertà d’espressione e al contempo impositive di politiche economiche restrittive con lo scopo di ‘non far pensare troppo’ gli individui, tenendoli mentalmente e socialmente impegnati a sopravvivere. Nei primi Anni 2000 ebbi modo di leggere un documento strategico Telecom Italia firmato Roberto Colaninno (sorvolo sulla fonte d’informazione per motivi di privacy) in cui necessitava il crearsi di un ‘clima critico’ all’interno dell’Azienda al fine di tenere le ‘risorse sotto pressione’ poiché solo in un contesto simile è possibile lo ‘sviluppo di idee’ e la crescita professionale dei soggetti.

Non è un caso che il salto qualitativo sia tecnologico che di pensiero l’umanità lo abbia compiuto negli ultimi 200 anni, grazie a stimoli epocali assai ravvicinati a partire dalla Rivoluzione Industriale e transitando attraverso ben due guerre mondiali l’una a venti anni esatti dall’altra.
Nella realtà, sia sotto un profilo sociologico che antropologico, gli individui abdicano alla riflessione quando si divertono, sono distratti e al contempo vivono condizioni economiche favorevoli: il latino panem et circenses è antonomasia della demagogia.
Non è semplice far crollare il presupposto complottista poiché pur essendo un presupposto errato è molto radicato nelle coscienze, difficile crearvi uno spartiacque chiaro tra illusione e realtà.

Il dubbio quindi è: ma non è che panem et circenses risieda proprio all’interno di sigle come il CUN o il MUFON?
E’ possibile che operi – approfittandone – una contro-informazione iperbolica, forte di ufologia legata all’evoluzione storica affatto inconscia?
E qualora fosse vero: perché?

Partiamo dal primo quesito legato all’incubo ‘Them’, vero e proprio fumus persecutionis, fondamento della dietrologia complottista. Non è vero che la superpotenza statunitense – ad esempio – si comporta come agente contro-iniziatico. Un testo illuminante, addirittura del 2003 edito da Bruno Mondadori, ‘La vita nell’universo’ può cambiare il punto di vista ‘malato’. Gli Autori, il geologo Luigi Bignami assieme all’astrofisico Gianluca Ranzini e al fisico Daniele Venturoli, sono i co-fondatori del Centro Studi di Esobiologia all’interno della Società Italiana di Scienze Naturali.
Nel testo sono riportate numerose sigle di studio, oltre al classico SETI Institute (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), in questo settore.

Lo spostamento è chiaro: gli studiosi sono passati dalla spasmodica quanto inconcludente (tranne il segnale ‘Wow!’ risalente al 15 agosto 1977 presso il SETI) ricerca di forme di vita intelligente, organizzata e tecnologicamente avanzata, ad una ricerca progressivamente estesasi a qualsiasi forma, tipologia di vita ovvero all’esistenza stessa di quest’ultima da quando uno dei padri dell’esobiologia, Carl Sagan, definì l’atteggiamento da paraocchi ‘sciovinismo antropocentrico’(1) ossia quel parametrizzare l’intero universo sulla figura umana e pertanto negare qualsivoglia forma di esistenza che non risponda alle caratteristiche di perimetrazione che disegnano il profilo della vita-così-come-la-conosciamo(2) e in particolare di quella profilazione adatta allo sviluppo dell’intelligenza. L’esobiologia non tiene conto minimamente di un disegno complottista planetario se non addirittura epocale, esteso nei decenni addirittura millenni antecedenti ‘l’intuizione’. Si parlava di sigle.

Premesso che la presenza di acqua è conditio sine qua non per l’attivazione di processi biochimici di qualunque tipo (le colonie di polpi o i gamberi albini che sintetizzano sostanze in ambiente alcalino vicino alle bocche eruttive termali di Lost City tra l’Atlantico e l’Indiano sono molto indicative), gli States – in particolare la NASA – dispongono di ‘cercatori d’acqua’ ad alta quota: sono aerei ad uso scientifico come il KAO (Kuiper Airborne Observatory) oppure il nostrano (proprietà ESA) ISO (infrared Space Observatory) montato a bordo di satelliti con tutte le incredibili scoperte effettuate e messe a disposizione di chiunque tra cui la presenza di massicce quantità d’acqua presenti su ‘stelle fredde’ come le M o addirittura all’interno delle macchie solari. (3)

L’Eterodossia è divampata tra gli studiosi quando iniziarono a ridimensionare i 5 punti di profilazione che individuassero la cosiddetta ‘fascia di abitabilità’ (Oro, Rewers e Odom: Criteria for the emergence and evolution of life in the solar system – ‘Origins of Life’ n. 12 – 1982, pagg. 285-305) cominciando ad aprire l’orizzonte di visuale e cambiando punto di vista: è la Vita che si sviluppa all’interno di 5 presupposti o è la Vita-così-come-la-conosciamo?
Andiamo avanti.

‘Odin’, lanciato nel 2001, e SIRTF (2003, acronimo di Space Infrared Telescope Facility) sono progetti operativi per la ricerca dell’acqua su pianeti extrasolari, entrambi targati ESA.
Sempre dell’Agenzia Europea, il Darwin Project è il più ambizioso:

– Sistema di 6 telescopi orbitanti posti in punti lagrangiani e posizionati ad una certa distanza dal Sole (1,5 mln di km) con il fine di evitare la luce zodiacale, cioè quel chiarore prodotto dalla luce solare nell’area dell’eclittica e diffuso da grani di polvere cosmica. (4)

Continuiamo. Cito direttamente dal testo:

Per sottolineare l’importanza delle ricerche concernenti i pianeti extrasolari (e la relativa ricerca di acqua N.d.A.) basta un dato: attualmente sono in corso, in fase di realizzazione o in progetto qualcosa come 60 programmi diversi finalizzati alla loro scoperta con tecniche differenti. (5)

Gli Autori scrivono ciò tra il 2001 e il 2003, tempo in cui svilupparono il testo pilota di questo articolo. Leggiamo quali, tra i 60 suddetti, vengono illustrati nelle pagine seguenti:

– NASA, Missione ‘Kepler’ (già operativo in sostituzione di Hubble, avvio missione 2009), telescopio orbitante. Gli Autori scrissero di aspettarsi almeno la rilevazione di 50 pianeti del tipo ‘Terra’; su Focus.it (http://www.focus.it/scienza/spazio/telescopio-spaziale-kepler-700-nuovi-pianeti-come-la-terra) se ne annoverano 715 a febbraio 2014
– ESA, Missione ‘Gaia’, satellite posto a 1,5 mln di km in posizione lagrangiana con a bordo 3 telescopi in grado di identificare una moneta da 2 EU ad una distanza di 300.000 km. Operativa dal 19 dicembre2013, LeScienze.it (http://www.lescienze.it/news/2013/12/14/news/missione_gaia_esa_mappa_tridimensionale_via_lattea-1929702/)
– NASA, Missione ‘TPF’ (Terrestrial Planet Finder) con data da definire oltre il 2015 con l’obiettivo di spostare l’occhio umano su sistemi planetari stellari a oltre 45 AL da noi.

In tutto questo, le ‘cover-up’ dove sono? La contro-informazione delle sigle storiche urla a gran voce con frastuono confusionario al fine di non portare alle persone conoscenze di questo tipo. I motivi potrebbero essere ovvi ma a parer nostro – purtroppo – sono inquietanti: rispondono ad una precisa volontà di rimestare nel torbido per tenere alta l’attenzione e non solo a scopi di business ma anche sociali, politici dove per ‘politica’ intendo il termine nel senso stretto:

– ‘modalità di governance dell’etica, della morale e della psicologia di massa’.

l’Eterodossia è un comportamento, un atteggiamento, si basa sul cambio di punto di vista. Significa ‘opinione diversa’ non ‘opinione giusta’. Bisognerebbe spiegargli che l’ufologia ‘motori e bulloni’ è rimasta con lui e Mauro Biglino ed è ormai scomparsa a partire dalla conversione di J. Allen Hynek post-Blue Book e se mai qualcosa vi fosse ancora, è paragonabile a reperti archeologici in rovina.

Non è un caso che vi siano altre sigle, oltre al SETI, orientate in tal senso:

– SETA (Search for Extra Terrestrial Artifacts) con l’obiettivo di identificare manufatti di origine aliena tra le nostre orbite terrestre-lunare, nei punti lagrangiani o tra asteroidi ed orbite planetarie del nostro sistema
– SETV (Search for Extra Terrestrial Visitation), con l’obiettivo di identificare oggetti chiaramente riconoscibili come sonde aliene all’interno del sistema e più in dettaglio in orbita terrestre. Il SETV fu fondato da due ricercatori del JPL NASA (Jet of Propulsion Laboratory) (6)

‘Ci hanno fatto sognare…’
È un’espressione che Biagio Russo, Autore del libro ‘Schiavi degli Dei’ edito da Drakon Edizioni, utilizzò durante una delle sue Conferenze e in particolare a Roma nel novembre 2014. In merito alla ricerca su ‘Le Donne di Adamo’, portò un parallelo con le bionde Pleiadiane e correlando il ‘biondo’ con caratteristiche di civiltà proto sumeriche che nulla avevano a che fare con Donne aliene ma, sicuramente, influenzarono il nostro modo di pensare fino agli odierni giorni.
Questo è l’altro argomento, dettato dalle domande iniziali, protagonista di questo articolo. Un teorema applicabile a qualsivoglia enigma la cui spiegazione sembra non avere radici materiali bensì psicologiche, antropologiche.
Mi spiego meglio.
Uno dei principi fondamentali dell’odierna ‘metafisica’ è il Principio Antropico il quale, basandosi su alcune premesse di carattere scientifico e soprattutto fisico (sono infatti premesse derivanti dalla considerazione delle forze a noi conosciute), detta i parametri cosmologici e l’affermazione perentoria sull’esistenza dell’universo in funzione dell’esistenza umana, affinché quest’ultima possa contemplarlo: è la cosiddetta versione ‘forte’ del Principio. Si tratta di pura speculazione teoretica ma questa volta fondata su leggi astronomiche e fisiche ben precise che fanno capo alla forza gravitazionale, alla forza nucleare, la Costante di Planck, le costanti delle interazioni forti e deboli e via dicendo. (7)
L’odierno Principio Antropico riprende le considerazioni religiose corroborandole con aggiunte positive dimostrabili e, di fatto, riportando la centralità dell’uomo al vertice dell’esistenza dopo il decentramento progressivo all’indomani dell’Umanesimo e delle vette illuministiche in cui la nostra posizione, soprattutto etico-morale, divenne periferica come la posizione del Sistema Solare e non più di privilegio come nel sistema tolemaico-aristotelico. Lo stesso processo che i principi di valore hanno subito con l’introduzione della Relatività di Einstein in campo antropologico.
Perché questa digressione?
Il Principio Antropico spiega chiaramente quella strana evoluzione tecnologica degli OVNI/UFO e degli stessi extraterrestri affatto parallela alle conquiste tecnologiche e di pensiero dell’uomo.
Le differenze tra i dischi volanti e gli alieni degli Anni ’50 e quelli odierni – transitando attraverso decenni – sono sotto gli occhi di tutti. In principio erano acciaio spinto da carburante nucleare; oggi sono proiezioni ologrammiche oppure oggetti in grado di deformare lo spazio-tempo intorno a loro. Un tempo erano motori atomici, oggi sono propulsioni ‘a curvatura’. L’evoluzione degli avvistamenti ma soprattutto l’evoluzione di considerazione tecnica degli oggetti, viaggia di pari passo con quella tecnologica della nostra umanità, senza considerare gli aspetti archetipali del buio e del profondo ovvero la presenza di basi nello spazio profondo, oscuro, il fenomeno USO (Unidentified Submerged Objects), la presenza aliena in aree sotterranee ‘alla Verne’ o nel cuore, sempre buio e profondo, delle montagne (senza citare gli Stati Uniti o i misteriosi bunker di Tunguska, noi qui in Italia consideriamo il Monte Musinè situato in Piemonte al principio della Val Susa una base aliena da tempo immemore. (8)
Così come la versione forte del Principio Antropico caratterizza l’universo in quanto oggetto non solo compatibile con l’esistenza dell’uomo ma persino funzionale ad essa, (9) lo stesso Principio guida l’interpretazione aliena nel corso dei decenni rendendola funzionale alla tecno-evoluzione umana.
Vuol dire che gli alieni non esistono? Tutt’altro, ho appena scritto che l’intera comunità scientifica tranne il C.I.C.A.P. considera la possibilità di intelligenza extraterrestre come una possibilità addirittura di incontro futuro e non una mera statistica stante l’osservazione del cosmo.
A questo proposito esiste persino una procedura internazionale in caso di acclarato e reiterato contatto alieno (IAA – SETI Protocol), ovvero un protocollo preparato dal comitato dell’Accademia Internazionale di Astronautica per il SETI così articolato:

– Dato per certo il contatto, l’informazione giungerebbe immediatamente al Segretario Generale ONU
– Egli darebbe l’annuncio al pianeta
– Partono una serie di consultazioni internazionali per decidere se rispondere o no al segnale
– L’ok finale spetta all’Assemblea ONU
– In caso affermativo, la risposta non è da parte di Stati singoli ma collegiale dell’umanità
– Tale messaggio dovrà essere reso pubblico prima di trasmetterlo
– Nessuna iniziativa ‘personale’ se non previa concertazione planetaria (10)

E questo in risposta ai complottisti a proposito degli argomenti precedenti in merito ad una presunta ‘detenzione nell’oscurità di comprensione’ a danno delle persone.
Il tema antropocentrico mi è particolarmente d’interesse perché legato ad una film-conference che sto preparando a proposito di Atlantide dove i processi di riflessione sullo scomparso supercontinente (e relativa superciviltà) sono affatto simili al fenomeno OVNI/UFO così come ne parlo in questo articolo. Un esempio su tutti è che nell’immaginario comune, fino a non molto tempo fa, le rovine di Atlantide erano identiche alle rovine dell’Acropoli ateniese o dei Templi di Selinunte solo che a centinaia di metri sotto la superficie dell’oceano: in sostanza tale proiezione proviene dal fatto che sia un ateniese, Platone, a parlarne in maniera approfondita. Le immagini mentali si formano anche ‘per simpatia’, né più né meno del feedback sonoro sulle corde di chitarra quando si eseguono degli armonici. Il principio antropico, o antropocentrico, ha riversato tutte le sue caratteristiche anche all’interno di questo caso.
Detto Principio ha fatto proprio il concetto di substantia presente nella lunga digressione aristotelica de La Metafisica, di fatto sostituendo la Sostanza con il significato ultimo dell’esistenza umana:

contemplare, godendone, ciò che ci circonda.

In soldoni, la realtà parteciperebbe della presenza umana ed il suo fondamento ultimo sarebbe la sovranità assoluta dell’umanità stessa sul significato di Essere.
Essendo io un Membro Permanente e Fondatore ASPIS, è lecito chiedere che cosa ne pensino gli uomini dell’Associazione in tal senso ed è corretto che io risponda prontamente.
Il sito www.roswell47.it, di proprietà ASPIS, è nato appunto per questo motivo. Presto sarà inglobato in www.associazioneaspis.net in una rubrica apposita che approfondisce il tema di questo articolo.
Nella pratica io e ASPIS siamo sostanzialmente convinti di questi punti:

– La possibilità di esistenza intelligente aliena è assoluta ma non necessariamente interagente
– La paleoastronautica è solo un’ipotesi e peraltro sfruttata a fini di business
– I fenomeni legati al tema UFO sono probabilmente, in percentuali quasi assolute, artefatti
– La percentuale del fenomeno UFO non spiegabile nasconde una storia dell’umanità ancora inenarrabile allo stato culturale odierno
– Questo fenomeno potrebbe essere legato alla presenza di un’antica e dimenticata umanità

Ho coniato io stesso l’espressione ‘antropologia di frontiera’ nei confronti del testo ‘Schiavi degli Dei’ di Biagio Russo e mi sono tirato addosso l’ira funesta di molti quando ho definito la ricerca del Membro Permanente ASPIS ‘neo-evemerismo reale’, ma è così.
È un problema di punti di vista.

Facciamo un esempio: l’interpretazione aliena dei crop circles, in particolar modo l’evoluzione simbolistica degli ultimi anni, stabilisce che dette manifestazioni siano un modo per comunicare l’origine univoca di ogni simbologia, specialmente sacra, derivata da una civiltà aliena creatrice della nostra umanità e da parte di questa stessa specie extraterrestre.
Ancora una volta, il Principio Antropico – applicato al contesto storico – detta le sue condizioni psicologiche. È molto banale:

– Quando si viaggia indietro nel tempo, si tende ad uniformare l’origine e non a differenziarla: a riprova vi è la visione puntiforme dell’inizio del tutto (dai termini ‘scintilla’ ai credi dell’uovo cosmico, dallo Jod ebraico – punto primordiale, transitando per l’Uno plotiniano fino alla ‘mistica positivista’ del Big Bang)
– Il Principio è Uno e quindi non solo universale ma ‘uni-verso’ cioè derivante da una sola strada: ecco le origini univoche dei Miti (spesso i popoli narrano di padri provenienti da un’isola in mezzo ad un mare sconfinato)
– Potremmo definire questo processo mentale, mutuando un’espressione dalla Giurisprudenza, ‘reductio ad unum’: la possibilità di comprensione culturale facilitata di remote età, patria dell’oblio più che della memoria
– È più semplice pensare ad un intruso piuttosto che ad un’origine comune di un fenomeno inspiegabile

La tematica aliena non è infatti esente da questi parametri: la civiltà aliena è quasi sempre ‘una’, il pianeta è abitato dai ‘grigi’ o dai ‘rettiliani’ o dai ‘pleiadiani’. Si immagina (ad esempio) un globo terracqueo – affatto analogo a Gaia – pieno di rettili antropoidi: a nessuno, o quasi, viene l’idea di chiedere se a nord essi siano albini o biondi e intorno all’equatore di pelle più coriacea e nerastra a causa delle difese dai raggi perpendicolari della loro stella-Sole. È la fotocopia dell’immaginario comune ellenizzante di Atlantide.
Inoltre, per continuare nel ‘delirio antropico’, detta civiltà aliena produrrebbe simboli agroglifi a partire dal XX Sec. a.C. ovvero dalla tradizione orale dell’Ebraismo: ma allora perché non raffigurare la Dee Madri di oltre 30.000 anni fa?
Sono convinto che il fenomeno crop circle non sia legato ai nostri tempi: secondo Michael Hesemann vi sono tracce di testimonianza in tal senso da parte dei primevi abitanti del South England, soltanto che, in mancanza di coltivazioni a grano, orzo e colza, le ‘tracce circolari’ erano petroglifi.

Se dovessi tornare dai miei pronipoti dopo un’assenza di decenni, per non turbarli, invierei (prima di presentarmi di persona) messaggi rassicuranti sulla condivisione di conoscenze di parentela o su eventi, aneddoti e racconti comuni all’intera ‘famiglia’.
Perché quindi pensare ad extraterrestri e non ad esoterrestri o – peggio – ‘ex-terrestri’?
Non vi è risposta al momento e se vi fosse questa troverebbe udito avverso rispetto alla più accomodante, al paradosso, ‘origine altra’ della nostra storia. Perché? Perché pensare ad una umanità fuggita via e trasformatasi in ‘aliena’ è molto più inquietante di un’invasione extraterrestre tout-court.

Termino con una domanda: il terrore pervaderebbe le nostre membra molto di più qualora di notte sentissimo forzare la porta d’ingresso oppure osservare dallo spioncino l’arrivo di un parente, amico dato per morto molti anni prima?

© 2015 Pier Giorgio Lepori – Archeomisterica per ASPIS ®

Bibliografia minima e note

(1) L. Bignami, G. Ranzini, D. Venturoli La Vita nell’Universo – Bruno Mondadori 2003 – rif. pag. 121

(2) I. Asimov – Civiltà Extraterrestri – Saggi Oscar Mondadori 1989

(3) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 130 e segg.

(4) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 13e e note a piè di pagina

(5) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 144 e segg.

(6) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 188

(7) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 189 e segg.

(8) G. A. Dembech – Musinè Magico – Piemonte in Bancarella 1976

(9) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 205

(10) ibid. La vita nell’Universo – pagg. 192