Interazioni mente-materia nella casistica dei miracoli. Dal Giansenismo a Lourdes e non solo.

da | Ago 27, 2014 | Paranormale

Premessa:

Avete mai assistito ad un miracolo? Immagino sia come sbirciare nella cassetta degli attrezzi del Creatore, chiunque e qualsiasi cosa esso sia, ma sapendo di non poter rimanere delusi come Dorothy quando smascherò il Mago di Oz. La mia tendenza olistica nell’affrontare il paranormale mi ha inevitabilmente spinto ad affrontare questo argomento. Qui convergono fisica, spiritualità, medicina e la ricerca del nostro posto nella rappresentazione della realtà.

Ciò che intendo analizzare in questo articolo è la veridicità di alcuni eventi miracolosi e quale meccanismo potrebbe averli innescati. Non vi è alcuna inclinazione religiosa o atea in questo lavoro bensì il massimo del rigore scientifico che questo argomento può consentire. Infatti la maggior parte delle informazioni si basa in alcuni casi su testimonianze storiche, in altri su osservazioni empiriche. Scarsa è invece la riproducibilità di questi fenomeni, sebbene ne esistano alcuni che, in linea di principio, si possono assimilare ai miracoli e che sono stati oggetto di sperimentazione scientifica.

Alcuni di questi li vedremo, altri li tratteremo in lavori successivi. Per quanto concerne gli eventi miracolosi, sono rimasto particolarmente affascinato da quelli legati al movimento giansenista che nacque, si sviluppò e si diffuse a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo.

I Giansenisti

Non è necessario soffermarci sul valore storico del movimento giansenista, ancor meno sul suo rapporto conflittuale con la Chiesa Cattolica, ma sono entrambe questioni che ci aiutano a comprendere il contesto, in cui gli eventi che ci interessano si sono manifestati.

Il termine giansenismo deriva dall’italianizzazione del nome di Cornelius Otto Jansen, teologo olandese autore del trattato Augustinusi,,che fu condannato dalla Congregazione dell’Indice e dell’Inquisizione nel 1641 per le posizioni espresse riguardo la grazia, il libero arbitrio, il peccato universale e la redenzione. La morte di Jansen nel 1638 non placò il diffondersi delle sue idee e il crescere di seguaci, tantoché nel 1642 Papa Urbano VIII con la bolla In eminentie, a seguire, nel 1653, Papa Innocenzo X con la bolla Cum Occasione, ribadirono le ferme posizioni pontificie contro le idee del teologo di Ackoy.

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Il fulcro del movimento che aggregò i seguaci dei suoi insegnamenti si insediò nell’Abbazia di Port-Royal, dove per opera di A. Arnauld e B. Pascal si diffuse in tutta la Francia. Le loro idee riuscirono a valicare i confini francesi per giungere in Belgio ed Olanda, nonostante l’opposizione feroce del clero e della monarchia. La loro opulenza era la benzina che alimentava il fuoco delle convinzioni gianseniste. Si dice che, ad un certo punto, due terzi dei parigini simpatizzassero per i giansenisti. Persino alcuni membri della borghesia, la cui mollezza e vanità erano sotto accusa, vennero conquistati dagli ideali di povertà, beneficenza e assistenza e si unirono al movimento lasciando tutti i propri beni. Nel 1717, in odore di santità, morì Francois Paris, diacono guida dei giansenisti, dopo una vita di penitenza e povertà assoluta.

L’anno successivo apparvero le prime manifestioni di “convulsioni” ed eventi miracolosi tra i pellegrini gianseniti che si recavano al cimitero di Saint – Medard per pregare sulla tomba del Diacono Paris. Le convulsioni erano così frequenti che il movimento venne denominato dei “convulsionari”. Le prestazioni straordinarie di donne e uomini giansenisti riguardavano soprattutto l’invulnerabilità al fuoco e l’essere percossi brutalmente, senza riportare conseguenze, con mazze, martelli e strumenti di vario genere. I giansenisti sfruttarono questi fenomeni, apparentemente miracolosi, per trarre forza e consensi per opporsi all’ostilità della Chiesa.

La prima azione ufficiale, fatta dalle Autorità per mettere un freno al movimento e ai disordini che lo accompagnavano, fu quella di chiudere il cimitero. Il movimento, perso il suo fulcro, dovette spostarsi e si diffuse in tutta la città. I giansenisti si facero ospitare dovunque trovassero dei simpatizzanti e continuando a produrre manifestazioni miracolose.

L’apice dello scontro venne raggiunto nel 1758 quando il Parlamento proibì qualsiasi manifestazione del genere. Ciò spense l’impeto del movimento che si disperse. Resistettero solo alcune piccole conclavi segrete di cui si ha notizia fino alla metà del XIX secolo.

I miracoli

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Entriamo ora nel vivo degli episodi che resero così celebre il movimento dei convulsionari, il cui maggiore testimone fu Carrè de Mondragon, magistrato di alto profilo e consigliere del Parlamento. Egli raccolse in un volume tutti i supposti miracoli e lo presentò al Re. Per questo venne rinchiuso al fine di “raddrizzare il cervello”. Nonostante questo, gli eventi soprannaturali continuarono per altri trent’anni senza interruzione e Mondragon si convertì al Giansenismo sopraffatto da ciò che stava testimoniandoii.

Secondo i racconti, si poteva persino far venire a casa una suora e frustarla senza lasciarle alcun segno: la si poteva bastonare sullo stomaco senza farle alcun maleiii. Una donna, come racconta Mondragon, bramava di essere percossa a tal punto che solo i colpi più pesanti potevano soddisfarla. Inizialmente colpita con una barra di ferro non implorava di smettere, perchè più la percuotevano violentemente più si compiaceva: “Ben fatto, fratello, ben fatto” diceva.

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Nel novero dei racconti che sono giunti, c’è anche quello di un’altra donna che bramava ancor più d’esser battuta. Lo stesso uomo che aveva percosso la precedente stavolta usò un pesante martello e la colpì con tutta la sua forza per ben sessanta volte. Infine, per provare la solidità del martello, lo scagliò contro un muro di pietra per 25 volte riuscendo a forarlo. A seguire ci fu poi tale Marie Sonnet, soprannominata la “salamandra”, che era solita stendersi sopra un bracere rovente, appoggiando le estremità su due sedie, senza mai esitare e senza ustionarsi, come descritto da Mondragon e da testimoni.

Altri seguaci, desiderosi di un martirio più illustre, tentarono persino di crocifiggersi.ivVengono riportati anche altri casi di chiaroveggenza ossia la capacità di percepire “cose nascoste” e casi di levitazione. Uno dei levitanti più celebri è l’abate Bescherand di Montpellier. Le cronache riportano che durante le sue convulsioni si sollevò nell’aria con tale forza che i testimoni tentarono invano di trattenerlo v.

Inevitabilmente molti ritennero che tali avvenimenti miracolosi fossero delle imposturevi. Considerando l’ostilità che i giansenisti sperimentavano tra i cristiani cattolici, è normale pensare che quest’ultimi ne prendessero la massima distanza. Ma ciò che ci importa è rilevare che quegli episodi accaddero veramente. Per motivi che vedremo in seguito, sono propenso a pensare che una origine soprannaturale possano averla.

Alcune personalità di spicco dell’epoca si espressero riguardo ai convulsionisti ed ai loro miracoli Lo scettico Voltaire nel suo “Dizionario Filosofico” alla voce “convulsionisti” conclude, scherzando, che alla fin fine si poteva certo trovare un modo più semplice, più logico per protestare contro la bolla papale che con quei “trucchi”.

Quando nel 1718 Re Luigi XV provò a metter fine al movimento dei convulsionari chiudendo il cimitero di Saint – Medard, Voltaire disse con ironia : “E’ stato proibito per ordine del Re che Dio compia miracoli in quel luogo” riferendosi alla spropositata reazione, più che all’origine divina dei miracoli. In ogni caso la sua affermazione testimonia la realtà storica di quegli eventi. ( nda: non necessariamente la loro natura miracolosa )

Il filosofo scozzese David Hume riporta nel suo “Philosophical Essay”: “Di certo non vi è mai stato un maggior numero di miracoli attribuiti ad una sola persona come quelli che ultimamente sono stati compiuti in Francia sulla tomba dell’Abate Paris. Molti miracoli si sono verificati immediatamente sul posto, dinnanzi a giudici di reputazione ed elevatezza indiscutibili, in epoca erudita, e sul palcoscenico più eminente che vi sia ora al mondo”.

Un’altra testimonianza sulla realtà “giornalistica” degli episodi sin qui descritti ci viene fornita dall’Abate Fourgon che nel 1733 scrisse “Un equo giudizio sulle convulsioni”, nel quale egli distingue i primi miracoli di St.Medard dalle convulsioni successive, attribuendo di fatto ai primi un’origine divina e agli altri un’origine satanica. I primi erano per lo più miracoli curativi mentre i secondi di tutt’altro tipo.

Va anche ricordato che i giansenisti non furono né il primo né l’unico movimento di convulsionari a manifestare spettacolari capacità di resistenza o di compiere miracoli. Alla fine del Seicento, quando Re Luigi XV lottava contro gli Ugonotti, un gruppo di fuggitivi trovò riparo nella valle Cheyenne. Quando furono sconfitti l’Abate Francesco de Langlade du Chayla, uno dei persecutori, si lamentò, in un rapporto ufficiale, che qualsiasi cosa facesse non riusciva ad infliggere alcun danno ai prigionieri: ad esempio i proiettili, nel caso delle fucilazioni, venivano trovati appiattiti tra i vestiti. Nemmeno i roghi funzionavano, sebbene le vittime fossero avvolte in panni di cotone imbevuti d’olio. L’esempio più eclatante fu quello di Claris, capo dei fuggiaschi, il quale ordinò che venisse costruita una pira e vi si arrampicò sopra per tenere un discorso.

Alla presenza di centinaia di persone ordinò che fosse acceso il fuoco e nonostante il rogo continuò a parlare anche quando le fiamme si sollevarono sopra la sua testa. La pira si consumò e lui ne uscì illeso, privo di ustioni e con i vestiti integri. La testimonianza della reazione degli astanti di Durand Fage, presente ai fatti, è così descritta da Jean Cavalier de Gauve: “In lacrime ed in preghiera essi si inginocchiaronovii.

Riferendosi a questo fatto, nell’ “Enciclopedia Gale dell’occultismo e parapsicologia “ alla voce “fire immunity and religion”, si afferma che Claris fosse “posseduto” quando salì sulla pira infuocata. Il potere concesso a Claris, agli occhi dei cattolici, non poteva che derivare dal Maligno. Allo stesso modo, tutte le manifestazioni dei convulsionari ed il loro comportamento potevano certo dar l’impressione della possesione demoniaca.

Secondo le testimonianze, però, quando Claris provò la sua invincibilità al fuoco era lucido, tanto da tenere un discorso. Era consapevole della sua performance.

Non fu solo la Francia terra che testimoniò eventi “particolari”. Qualche anno prima, in Inghilterra, gli appartenenti al movimento dei Quaccheri, anch’essi convulsionari o tremolanti, compì una serie di miracoli le cui documentazioni sono, però, più scarse e per la maggior parte testimoniate dal fondatore George Fox.

La mente ed il fuoco.

Soffermiamoci un attimo su questi casi di incolumità al fuoco. E’ interessante notare come questa incolumità si estenda anche ai vestiti, ai capelli, alle sopracciglia etc.

Ciò denoterebbe che, se vi è un qualche fenomeno paranormale all’opera, esso altera i processi fisici, nella fattispecie il fuoco, piuttosto che la resistenza dei soggetti.

La resistenza al fuoco, mistificazioni a parte, è un fenomeno abbastanza noto e riconosciuto. A conferma di ciò citiamo lo studio portato avanti dal Dipartimento di Psichiatria del Jefferson Medical College. In questo studio si paragona lo stato mentale dell’ipnosi a quello di chi cammina sui carboni ardenti. E’ interessante notare come in questo studio si distingua tra casi in cui i soggetti esaminati avevano i piedi un po’ brucciacchiati e altri che non avevano riportato alcun segno.

Possiamo legittimamente presumere che in quest’analisi, considerata la struttura che l’ha portata avanti, la frode sia fuori questione.

Casi certi, scevri dal dubbio del dolo, non ce ne sono molti. Ma sono significativi.

Oltre alla ricerca appena citata, ci sono altri due casi con un alto grado di attendibilità. Uno è quello che coinvolge Sarath M. Mohotti, capo dei “camminatori nel fuoco” presso l’annuale Festival Kataragama a Ceylon. Nel 1966 Mohotti condivise con due reporter del National Geographic la cerimonia in cui camminò sui carboni ardenti. Assieme ai reporter c’era un video-operatore che aveva con sé un termometro specifico che registrò una temperatura di 720 gradi ( Nda: non sono riuscito a capire se Fahrenheit o Celsius, nel caso fossero F saremmo poco sotto i 400 gradi C ). Alla fine dell’esebizione sui piedi non vi era alcun segno di bruciatura. Anche il Dottor Leonard Feinberg ( Ph.D ) della Illinois University, mentre si trovava a Ceylon per lavoro, assistette alle stesse cerimonie celebrate sui carboni ardenti. Egli riportò le sue esperienze nel numero di marzo del 1959 dell’Atlantic Monthlyviii.

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Infine, in un articolo apparso sullo “Psichiatric Quarterly”.lo psichiatra Bertold Schwarz racconta di aver visto “pentecostali appalacchiani tenere in mano una fiamma di acetilene senza nessuna conseguenzaix.”

Vale la pena ricordare che la fiamma ossiacetilenica è usata per le saldature e per il taglio dei metalli e che la sua temperatura si aggira attorno ai 3700 gradix.

Tutto quanto esposto sino ad ora ci conduce ad altre ulteriori considerazioni.

La prima riguarda la realtà oggettiva di questi episodi. Per sostanziarli ulteriormente cercherò di confrontarli con miracoli più recenti, meglio documentati e caraterizzati da fenomeni comparabili.

La seconda è che, qualora potessimo essere certi, oltre ogni ragionevole dubbio, che questi casi sono genuini, gli stati alterati di coscienza necessari per produrre tali fenomeni si possono raggiungere anche da uno stato cosciente.

Detta in termini più scientifici possiamo ipotizzare che vi sia il modo di travalicare il confine tra l’ordine esplicato ( la realtà che abbiamo davanti agli occhi ) e l’ordine implicato ( un livello ulteriore che dà forma all’altro ossia la matrice ) in un universo di matrice olografica, come ipotizzato dal fisico David Bohmxi.

Miracoli e remissioni.

Come anticipato, ora confronterò alcuni miracoli moderni, tra quelli considerati conclamati ovvero quelli che la Chiesa ha accettato come tali dopo una scrupolosa riesamina ad opera di una delle commissioni composte da medici, di varie convinzioni religiose, e uomini di fede.

La commissione analizza la casistica della patologia oggetto del miracolo, la gravità della malattia e qualsiasi altra spiagazione scientifica possibile. Solo la combinazione di questi elementi, in alcuni casi, permette di dichiarare la natura miracolosa della guarigione. Queste commissioni sono collegate ai principali centri di culto mariano nei pressi dei luoghi di apparizione della Madonna. Il più noto e “prolifico” di miracoli è il centro di Lourdes, mèta di milioni di pellegrini ogni anno.

Per affrontare questo delicato argomento in modo obiettivo, bisogna però associarlo al fenomeno della remissione spontanea. La differenza tra i due tipi sta, sostanzialmente, nel contesto e nella rapidità della guarigione.

Come fanno notare scienziati ateixii, il più delle volte le guarigioni non sono né istantanee né complete e le commissioni mediche giudicanti tendono a non essere troppo restrittive. Infatti, da quando lo sono diventate, più di recente, sembra che i miracoli non accadano più.

Per quello che mi riguarda non ho bisogno di essere così restrittivo, perchè non sto difendendo lo status divino del miracolo. Quello che mi interessa è analizzare il meccanismo che porta ad una guarigione non scientificamente spiegabile, sia essa un miracolo o una remissione spontanea.

Atei e scettici usano argomenti come la remissione o l’effetto placebo per escludere l’origine divina di questi fatti, non facendo altro che spostare il problema da un altra parte. Loro sanno che i termini “remissione spontanea” e “effetto placebo” sono scientificamente soddisfacenti per la maggior parte delle persone, sebbene non esista ancora una spiegazione scientifica del “perché” o del “come” funzionino questi due meccanismi di guarigione. Ciò non vuol dire che siano qualcosa di “magico”, ma meritano altrettanta attenzione. Non sono una spiegazione, devono essere spiegati.

In questi casi, a mio parere, bisogna prendere in considerazione la possibilità che la materia venga alterata dalla volontà, o meglio dalla coscienza, per essere più precisi. Non posso dire a chi appartenga questa volontà, se alla persona malata, ad una divinità o a qualcos’altro. Potrei ipotizzare che la materia venga resa tale ai nostri occhi attraverso il cervello che traduce la matrice si natura olografica (vedi sopra). Si vedano, a tale proposito, gli studi di Karl Pribramxiii. Se la nostra realtà fosse veramente così strutturata nulla vieterebbe che anche le volontà, richiamate prima, agiscano in questo contesto.

Miracoli moderni e remissioni spontanee.

Per amor di patria voglio riportarele esperienze “miracolose” legate a Lourdes di due italiani. Il primo riguarda il caso di Vittorio Micheli ed il secondo quello di Delizia Cirolli.

Nel 1962, all’età di ventidue anni, Micheli fu colpito da un osteosarcoma al bacino. La gravità della malattia fu evidenziata dalle analisi radiografiche ed istologiche e la prognosi dei medici fu di sei mesi di vita. Vista la situazione, Micheli decise di recarsi a Lourdes dove arrivò in barella. Il 1° giugno 1963 lo immersero nell’acqua benedetta ed improvvisamente si sentì meglio. Era guarito. Come ho chiarito in precedenza, l’uso dell’avverbio immediatamente, vale per le sue sensazioni e non necessariamente per il decorso della guarigione che, in ogni caso, avvenne nei mesi successivi. Negli anni a seguire il sig. Micheli fu tenuto sotto osservazione: le radiografie continuarono a confermare la remissione del sarcoma e la “ricostruzione” dell’anca, erosa dalla malattia.

Quindi, possiamo essere d’accordo sul fatto che, in chiave religiosa, possa non essere un miracolo in senso stretto ma di certo la guarigione è straordinaria. Proprio la ricostruzione dell’osso è l’aspetto più rilevante. Statisticamente la percentuale di sopravvivenza a questa malattia è medio-alta ma è previsto sempre l’intervento chirurgico e la sostituzione dell’anca con una protesi.

Nel secondo caso, Delizia Cirolli nel 1976, all’età di 12 anni, manifestò un tumore maligno alla parte superiore della tibia. Data la prognosi di sei mesi, anche per lei, fu deciso di non procedere all’amputazione della gamba ma di optare per la radioterapia e la terapia farmacologica. Grazie alla generosità dei suoi concittadini fu organizzato un viaggio a Lourdes, dove Delizia rimase dal 5 al 13 agosto del 1976. Inizialmente non successe nulla. Solo il 25 dicembre iniziò a migliorare: il gonfiore e il dolore stavano scomparendo. La bambina ricominciò a frequentare regolarmente la scuola e l’anno successivo si presentò davanti alla commissione medica del santuario. Dopo due anni di accertamenti, nel 1980, la commissione dichiarò la guarigione miracolosa. La Chiesa la riconobbe ufficialmente nove anni dopo.

A sentire i medici, tutti hanno almeno un racconto di remissione spontanea più o meno sbalorditivo da raccontare. Reperire casi citati in letteratura però non è facile.

Riporto quello definito “dell’amabile sig.Wright”, documentato dall’immunopsicologo Bruno Kopfler nel 1952. Il Sig. Wright era affetto da linfoma, una neoplasia maligna che interessa i linfociti T, cellule specializzate del sistema immunitario, che tende a localizzarsi a livello dei linfonodi formando masse spesso molto visibili.

Dopo lunghe cure del tutto inefficaci, il Signor Wright era destinato ad una inevitabile fine. Un giorno, però, lesse di un farmaco sperimentale, il Krebiozen, e volle assolutamente provarlo. Presto si scoprì che il medicinale era inefficace sebbene circolassero le voci insistenti che assicurasse guarigioni miracolose. Wright insistette tanto, senza sapere della sua inefficacia, che riuscì a farsi somministrare il Krebiozen.

Un venerdì il suo medico gli somministrò il farmaco. Il dottore era convinto che, date le sue condizioni, non lo avrebbe rivisto il lunedì successivo. Invece, con suo enorme stupore, lo trovò in piedi, con le masse ridotte del cinquanta per cento ed una condizione generale molto migliorata.

Il Krebiozen aveva fatto da effetto placebo.

Dopo quanche tempo dalla somministrazione, Wright lesse sui giornali dell’inefficacia del medicinale e nonostante i miglioramenti dopo due mesi si presentò in ospedale con una ricaduta. Il medico curante, memore di come si era svolto il decorso, volle riprovare l’effetto placebo del Krebiozen convincendo Wright che ne era uscita una versione migliorata e potenziata.

Il paziente accettò ma, stavolta, gli fu somministrato un vero placebo composto solo da vitamine. Ancora una volta l’effetto positivo non tardò a manifestarsi ed i sintomi si attenuarono a tal punto che Writght sembrava destinato alla guarigione. Quando giunse la conferma ufficiale dall’American Cancer Association sulla totale inefficacia del Krebiozen, scomparve la sua speranza e la “fede/fiducia”. Ricomparvero le tumefazioni. Dopo pochi mesi Writght era di nuovo in ospedale e due giorni dopo il ricovero decedettexiv.

Per correttezza di informazionevesistono alcuni tipi di linfoma, detti non-Hodgkin, le cui tumefazioni presentano un andamento altalenantexv. Il caso del Signor Wright rimane comunque straordinario per la diretta correlazione di questo andamento con le informazioni che alimentavano e poi toglievano la speranza di guarire.

Conclusioni

Appare evidente che il placebo, tanto quanto l’acqua di Lourdes, siano catalizzatori di un processo fisico/chimico che ancora ci sfugge. Un processo che avviene ad un livello della realtà al quale, forse, non abbiamo ancora accesso ma che diventa accessibile in determinate circostanze.

La chiave è la “fede” o la “fiducia incondizionata” riposta in qualcosa di specifico, quale potrebbe essere l’intereccessione divina presso i santuari, la potenza di un rito sciamanico, di un vero medicinale o più semplicemente di un placebo.

In fin dei conti tutta la meccanica quantistica si basa sul principio della relazione tra l’osservatore, lo scienziato, e la materia, l’esperimento in corso. Né più né meno che il famoso gatto di Schroedinger che finché sta nella scatola non è né vivo né morto. Solo quando apriamo la scatola e ci guardiamo dentro esso assume una condizione definita e ci si presenta in un modo o nell’altro. Si definisce funzione d’onda ed essa collassa in uno stato o nell’altro al momento dell’interazione.

Ritornando all’ipotesi olografica di Bohm è plausibile ipotizzare che alcune persone, spontaneamente o meno, possano superare il confine tra l’ordine esplicato e l’ordine implicato ed agire su di esso riuscendo a modificare alcuni parametri fisici della nostra realtàxvi.

Stanislav Grofxvii, nel suo “Beyond the brain” sostiene che “è concepibile che certi stati di coscienza insoliti possano fare da tramite fra l’esperienza diretta dell’ordine esplicito e l’intervento in esso. Sarebbe così possibile modificare fenomeni nel mondo fenomenico influenzando la loro matrice generativa”.

Purtroppo tutto quanto detto fin’ora ha un sinistro rovescio della medaglia che forse dovrebbe farmi sperare che tutto ciò non sia vero. Se qualcuno, o qualcosa, è in grado di interferire con la trama della nostra realtà a fin di bene, chi ci dice che qualcun’altro non lo faccia anche a fin di male?

Note:

i) Uscito postumo.

ii) www.romancatholicism.org

iii) “Convulsioni” dal Dizionario Filosofico di Voltarie.

iv) “Memoirs of Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds” di Charles MacKay , 1852.

v) “Miracles” di Robert B.Kraiser 1978. Princeton University Press cit. in “Tutto è uno” di Micheal Talbot.

vi) Problema se i giansenisti siano giacobini proposto da Gianvincenzo Bolgeni al pubblico. Da risolversi in risposta alle Lettere teologico-politiche sulla presente situazione delle cose ecclesiastiche.

vii) “Let God Arise: the war and rebellion of the camisard” di Gregory Monahan.

viii) www.kataragama.org e “Tutto è uno” di Micheal Talbot.

ix) “Ordeal by Serpents, fire and Stricnina. A study of some provocative Psicosomatich Phenomena” in Psichiatric Quarterly XXXIV luglio 1960.

x) www.treccani.it/enciclopedia/fiamma-ossiacetilenica/

xi) www.associazioneaspis.net/paradigma-olografico-vol-i/

xii) www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2010_4_art1.html

xiii) http://www.associazioneaspis.net/paradigma-olografico-vol-iii/

xiv) “La mente, il cancro, il misterioso effetto placebo e le guarigioni inspiegabili” Dr. Salvo Catania, Specialista Oncologia medica e Chirurgia generale. Università di Milano.

xv) http://spazioinwind.libero.it/gastroepato2/linfomi_non_hodgkin_2.htm

xvi) “Beyond the brain” di S. Grof ( Albany, NY State University Press. 1985. p.91 )

xvii) Stanislav Grof è uno psichiatra e ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari. Si laurea in Medicina all’Accademia Ceca delle Scienze di Praga, dove iniziò la formazione come psicoanalista freudiano. In questo contesto inizia i suoi primi esperimenti con l’LSD, all’epoca legale, come mezzo per indurre stati di coscienza non ordinari in futuri terapeuti.

Viene quindi invitato in America dalla Johns Hopkins University di Baltimora, e rimane in America durante gli eventi della Primavera di Praga. Divenne quindi Direttore del reparto di Ricerca Psichiatrica al Centro di Ricerca Psichiatrica del Maryland, dove lavorò, fra gli altri, con Walter Pahnke e Bill Richards e sperimentò l’LSD come mezzo per alleviare le sofferenze dei malati di cancro terminali. Nel 1973, Grof fu invitato dall’Esalen Institute di Big Sur, California, e visse qui fino al 1987 come insegnante residente. Ha fatto la conoscenza di studiosi come Joseph Campbell, Abraham Maslow, John Weir Perry, Fritjof Capra, Gregory Bateson e altri, che avevano sviluppato interessi, conoscenze e una visione della psiche molto vicini alla sua.

In seguito a questi incontri, ai suoi studi sugli stati non ordinari di coscienza e a un’intensa attività seminariale che si svolgeva nel centro di Esalen in California, Grof, insoddisfatto dello stato attuale della psicologia che, a suo parere, non prendeva dovutamente in considerazione la sfera spirituale della psiche, fondò, insieme a Maslow, Anthony Sutich e ad altri ricercatori, la psicologia transpersonale, definendola la Quarta Forza della psicologia (le prime tre erano il comportamentismo, la psicoanalisi e la psicologia umanistica).

Dopo vari anni di studi e ricerche, Grof sviluppò una nuova tecnica di evoluzione della coscienza denominata Respirazione olotropica (Holotropic Breathwork) (dal greco: che tende verso la totalità), che sarebbe a suo parere in grado di provocare stati non ordinari di coscienza attraverso mezzi naturali quali la respirazione, la musica evocativa e il lavoro sul corpo.

Secondo le teorie di Grof, che hanno avuto riscontri scientifico-accademici, le esperienze che emergono durante questa attivazione dell’inconscio possiederebbero qualità terapeutiche in quanto, attraverso la “rimozione dei blocchi psicologici”, potrebbero far emergere contenuti inconsci dotati di una forte carica emotiva.

Attraverso l’osservazione degli stati non ordinari di coscienza Grof ritiene di aver ampliato alcuni aspetti descrittivi metapsicologici, aggiungendo al livello biografico due livelli da lui detti “transbiografici”: il livello perinatale (relazionato con l’esperienza della nascita), e il livello transpersonale (che implicherebbe il superamento del confine spazio-temporale). La sua psicologia presuppone un paradigma scientifico della realtà che oltrepassa alcuni limiti del pensiero newtoniano-cartesiano e deriva da alcune fra le più recenti scoperte della scienza moderna: la fisica quantistica, la teoria dei sistemi, il pensiero olonomico, etc.

Secondo Grof, alcuni stati psichici dotati di grande potenziale evolutivo (da lui definiti “emergenza spirituale”), verrebbero letti riduttivamente dal solo inquadramento diagnostico psichiatrico, mentre potrebbero avviare ed esprimere, se opportunamente elaborati, anche un naturale processo di guarigione e sviluppo psicologico. Grof riconosce in alcuni di questi episodi, spesso drammatici, un notevole potenziale evolutivo e di rinnovamento interiore. ( fonte wikipedia )