Il vero volto della Madonna

da | Apr 22, 2014 | Religioni

Nel seguente articolo diviso in tre parti analizzeremo l’archetipo mariano dalle origini fino a oggi, svelandone la vera identità ed esaminandone il significato nel contesto della grammatica esoterica.

L’iconografia della Madonna

Siamo tutti famigliari con l’immagine della Madonna col Bambino, fra le rappresentazioni principali dell’iconografia sacra cristiana.

Maestà di Duccio di Buoninsegna (1308 - 1311), Cattedrale di Santa Maria Assunta, Siena

Maestà di Duccio di Buoninsegna (1308 – 1311), Cattedrale di Santa Maria Assunta, Siena

Eppure, per quanto oggigiorno il dogma mariano sia percepito come parte essenziale del cristianesimo, in realtà la figura della Vergine madre di Dio venne affermata solo nel 431 DC. Fino a quel momento, nel credo cristiano mancava una vera e propria figura sacra femminile ufficiale capace di portare equilibrio a un sistema di fede incentrato su personalità divine di stampo maschile.
I diversi credi pagani, al contrario, includevano tutti divinità femminili importanti. Per agevolare la conversione dei pagani al cristianesimo, il concilio di Efeso decidette così di introdurre l’archetipo della Madre di Dio, Theotokos, nel credo cristiano popolare (o exoterico).

Tale archetipo, però, non fu un’invenzione di sana pianta della Chiesa, tutt’altro: si trattò piuttosto di riciclare la stessa divinità femminile presente in vari sistemi religiosi fin dagli albori della società, che fino a quel momento era stata venerata con altri nomi. 
Infatti la Madonna col Bambino – che nei casi in cui viene immortalata durante l’atto dell’allattamento di Gesù è chiamata Madonna del latte – in origine era Iside col Bambino Horo. Il culto di Iside era diffuso in tutto l’Impero romano, specialmente nell’area del Mediterraneo.

Comparazione iconografica Iside con Horo-Madonna e Madonna nera col Bambino

Comparazione iconografica Iside con Horo-Madonna e Madonna nera col Bambino

Ancora oggi in Europa troviamo molte Madonne nere, in quanto spesso le stesse statue che ritraevano Iside vennero rinominate in modo da rappresentare la nuova Madonna del cristianesimo. Alcuni, opposti all’approccio comparatista, sosterebbero che si tratta solo di una coincidenza, del bagaglio culturale degli artisti che si sarebbero affidati a rappresentazioni pagane per rappresentare la Madonna col Bambino. Eppure nessuno obbligava gli artisti a scegliere per forza quel determinato schema simbolico. L’evidenza mostra invece un’inequivocabile corrispondenza iconografica.

Iside, la dea nera

Spesso ritratta con una mano posta sul seno, Iside (nota anche come Hathor) era la dea nera, il principio femminile, la natura, la Terra, fonte di vita, principio di fertilità.

Iside allatta il giovane Horo

Iside allatta il giovane Horo

Per quanto fertile, però, la natura può essere anche violenta, caotica. Dal caos nasce il suo opposto, l’ordine, ovvero il Logos, la ragione rappresentata dal sole, in quanto questo porta la luce, spazzando via il buio dell’ignoranza. Da Iside (la natura caotica, l’intuizione) nasce quindi il figlio, Horo (la luce della ragione). Con l’avvento del cristianesimo, Horo è stato rinominato, come sottolinea la mitologa D. M. Murdoch, conferendogli il titolo di Gesù Cristo.
La mitologa scrive:

«La storia di Gesù incorporò elementi dai racconti di altre divinità registrate in questa vasta area del mondo antico [il Medio Oriente], inclusi vari dei seguenti salvatori del mondo, la maggior parte o tutti i quali datavano a prima del mito Cristiano.»

Essendo però il credo cristiano di chiara impronta patriarcale, la figura di Gesù – divinità solare – venne messa in risalto, paradossalmente, prima di quella della Madre di Dio. Malgrado ciò, Iside-Hathor divenne col tempo la Modonna del cristianesimo. Tale conversione venne fatta solo in parte, mantenendo la caratteristica della verginità ed escludendo, invece, l’aspetto opposto dello stesso principio: quello sessuale. In questo modo, l’impronta patriarcale del cristianesimo non venne intaccata. Le donne avrebbero continuato a ricoprire un ruolo secondario all’interno delle gerarchie ecclesiastiche.
Si accenna alla verginità di Iside nei manoscritti di Nag Hammadi. In “Il Tuono, Mente Perfetta,” Iside (che nello gnosticismo diventerà la Vergine Sophia) dichiara: «Io sono la sposa e la vergine.»

Diana Vergine cacciatrice

Diana Vergine cacciatrice

Iside è infatti la Terra, ogni fenomeno in potenziale, e in quanto tale racchiude tutte le qualità, tutti gli opposti. La natura è fertile appunto grazie alle qualità polari antitetiche che la definiscono – caldo, freddo; buio, luce; notte, giorno ecc. Senza questo gioco di forze opposte, il cambiamento sarebbe impossibile, la realtà diverrebbe statica, la vita si tramuterebbe in oblio eterno.
La figura della Vergine è di fatto presente in diversi sistemi mitologici. Nella cultura ellenistica, ad esempio, troviamo la dea Atena identificata come Athena Parthenos (la vergine Atena). Anche Artemide era ritratta come vergine cacciatrice, così come il suo corrispettivo romano Diana.

Troviamo la stessa cosa anche in Oriente. Il Buddha viene dato alla luce pure lui da una vergine, Maya, regina dei cieli, così come lo era Nut, madre di Iside, spesso rappresentata appunto dalla volta celeste.

Ma perché proprio una vergine?

La Vergine nel cielo

Solstizio d'inverno

Solstizio d’inverno

Il solstizio d’inverno si estende per tre giorni, dal 22 al 25 dicembre di ogni anno. Durante questo arco di tempo, il sole si trova nel punto più basso relativo all’orizzonte, ovvero -23,5°. La nascita del messia è quindi descrittiva di un fenomeno celeste. Il 26 dicembre, infatti, le giornate riprendono ad allungarsi. Il sole (Gesù) ri-nasce.

L’esoterista e massone Albert Pike scriveva: «All’epoca del solstizio d’inverno, la vergine ascese (insieme al Sole) con il Sole (simboleggiato da Horus) in grembo… la Vergine era Iside (madre vergine di Horus) e la sua rappresentazione, con in braccio un bimbo (Horus), esibita nel tempio, recava questa iscrizione: Io sono tutto ciò che è, che era, e che sarà; e il frutto che ho generato sotto il Sole.»

Pike si riferiva probabilmente a tempi molto remoti in quanto il sole oggi – nella data del 25 dicembre – non sorge più nella costellazione (grembo) della Vergine. Altra intrigante possibilità è rappresentata dal fatto che 2000 anni fa la costellazione della Vergine – e per la precisione la sua stella Vindemiatrix – precedeva il sorgere del sole (nascita di Gesù) durante la fine di agosto e il mese di settembre. La data della natalità del messia venne modificata diverse volte. In alcuni casi si crede corrispondesse proprio con il mese di settembre, ovvero il mese di Tišri, durante la festa detta delle Capanne (o Succot), una delle celebrazioni più importanti della cultura ebraica. Il Sole – che come abbiamo visto in precedenza corrisponde alla divinità solare Horo-Gesù – si sarebbe trovato così nel grembo della Vergine, ovvero avrebbe attraversato la costellazione della Vergine. La (costellazione della) Vergine avrebbe partorito il Salvatore (il Sole) che riportava la luce nel mondo.

Cintura di Orione (Re Magi) allineati con Sirio (Stella di Betlemme)

Cintura di Orione (Re Magi) allineati con Sirio (Stella di Betlemme)

Questa prospettiva astroteologica illustra chiaramente le rappresentazioni simboliche in gioco in questo mito. Dopo la nascita del Salvatore, i tre Re Magi portano dei doni al Messia, seguendo la stella di Betlemme. I tre Re Magi – ispirati alla più antica religione dello Zoroastrismo i cui sacerdoti venivano chiamati “magus” – potrebbero essere in realtà le tre stelle della cintura di Orione. Se seguiamo la traiettoria delle tre stelle (Re Magi) verso sudovest, le scopriamo allineate con la stella Sirio (che nel contesto cristiano potrebbe equivalere alla stella di Betlemme).

Queste nozioni erano di sicuro note anche in ambito ecclesiastico, seppur il popolo, per ovvie ragioni, veniva mantenuto all’oscuro di tutto. Per quanto possa sembrare scandaloso fu lo stesso papa Paolo III, come scrive l’ambasciatore di Spagna Mendoza, a riconoscere:

Ritratto di Paolo III, Tiziano Vecellio (1543)

Ritratto di Paolo III, Tiziano Vecellio (1543)

«che Cristo non era altro che il sole, adorato dalla setta Mitraica, e Giove Ammone rappresentato nel paganesimo sotto la forma di montone e di agnello. Egli spiegava le allegorie della sua reincarnazione e della sua resurrezione mettendo in parallelo Cristo e Mitra. Egli diceva ancora che l’adorazione dei magi non era altro che la cerimonia nella quale i preti di Zaratustra offrivano al loro dio oro, incenso e mirra, le tre cose attribuite all’astro della luce. Egli sosteneva che la costellazione della Vergine, o meglio ancora d’Iside, che corrisponde al solstizio in cui avvenne la nascita di Mitra, erano state prese come allegorie per determinare la nascita di Cristo per cui Mitra e Gesù erano lo stesso dio. Egli osava dire che non c’era nessun documento valido per dimostrare l’esistenza di Cristo, e che, per lui, la sua convinzione era che non era mai esistito.»

In conclusione, vediamo quindi non solo che l’origine delle figure sacre cristiane, incluso quella della Vergine, hanno un’origine molto antica, ma anche che una delle chiavi di lettura più importanti dei suoi miti è quello astroteologico.

© Roberto Bommarito per ASPIS™®

Bibliografia:

A. PIKE, Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry, Charleston, Supreme Council, Thirty Third Degree, of the Scottish Rite, Southern Jurisdiction of the United States, 1872
D.M. MURDOCK, The Christ Conspiracy, Kepton, Adventures Unlimited Press, 1999 (trad. it. La Cospirazione di Cristo)
L. CASCIOLI, La favola di Cristo, autopubblicato, 2001
M.P. HALL, The Secret Teachings of all Ages, Radford, Wilder Publications, 2009