I ‘Giganti’ della Torah – Un’ interpretazione etimologica

da | Ott 1, 2016 | Eterodossia

L’ultimo libro di Biagio Russo, ‘UOMINI E DEI DELLA TERRA’ edito da Drakon Edizioni, Spoltore 2016, vede anche la mia partecipazione. L’onore e l’emozione che mi attraversarono un po’ di tempo fa quando l’amico Biagio mi chiese di scrivere per la sua ultima creazione ‘quell’analisi sui Giganti della Bibbia, ricordi? Accennasti qualcosa a Grosseto…’, non hanno confini. Anche il forte senso di responsabilità ha pervaso profondamente il mio animo: quando si mettono le mani su Certi Testi, l’onestà intellettuale deve farla da padrona, altrimenti la deontologia di un ricercatore indipendente cade di autorevolezza e credibilità in una misura direttamente proporzionale alle castronerie che si scrivono. Ultimamente godiamo di fulgidi esempi in tal senso…

Così ho ripreso il mio amore per il greco antico, anzi: è quell’amore misto alla voglia di capire, di raggiungere la Verità che mi ha afferrato la mano guidandomi verso una rilettura eterodossa del Gen. 6, 1-4.

Mi preme sottolineare come i miei amici Ebrei di Consulenza Ebraica  interpretino quell’etimo, nephilìm, come ‘aborti’ e non ‘giganti’ ma la strada è aperta, lunga e molto ampia: c’è posto per tutti nella Recherche seria.

Di seguito il mio intervento, per gentile concessione Drakon Edizioni estrapolato dal libro ‘UOMINI E DEI DELLA TERRA’, di Biagio Russo, Spoltore 2016, pagg. 68-74.

[…] “Le visioni neo-evemeriste e la reinterpretazione della Torah sono argomenti all’ordine del giorno e l’importanza delle conseguenze storiche e spirituali che deriva da tali analisi è senz’ombra di dubbio fondamentale.

Una riflessione improntata su uno dei più misteriosi apax toranici – l’esistenza di presunti giganti sulla Terra – è d’uopo all’indomani di interpretazioni tra le più disparate, non ultime quelle di sapore alieno.

Il neo-evemerismo è improntato proprio su questo aspetto ma in realtà l’evemerismo originario interpretava le figure degli Dei di qualsiasi scritto sacro come uomini straordinari cui furono attribuite, per ovvi motivi, doti divine.

Nella digressione che segue vengono superate persino dette visioni perché non riguardano traslitterazioni di umanità in entità divine bensì una dichiarata perduta stirpe umana chiamata tradizionalmente ‘Giganti’.

L’intento è dimostrare, grazie all’analisi etimologica, l’appartenenza a questa realtà in tempi storici decisamente diversi di un’umanità perduta di cui, però, se ne conserva chiara la memoria.

Per fare ciò affronteremo insieme il passo di Genesi 6, 1-4 nel quale è riportata, in termini assolutamente criptici, questa storia. Oltre alla traduzione italiana, conservata ne:

  • La Bibbia di Gerusalemme EDB 2009-2011 I Rist./IV Rist.

faremo riferimento alla Bibbia dei Settanta, Septuaginta, riportata in testo originale:

con traduzione in inglese e testo greco a fronte.

Inoltre utilizzeremo come aiuto strumento traduttivo il:

  • Vocabolario GRECO – ITALIANO Lorenzo Rocci, Ed. Società Editrice Dante Alighieri XXX Edizione del 1987

oltre al supporto della:

  • Grammatica Greca di Sivieri/Vivian Casa Editrice G. D’Anna – Firenze 1980

Perché ho voluto utilizzare la Septuaginta? È mia convinzione che la migliore traduzione per Nephilim (‘giganti’ in ebraico) sia ad opera dei greci.

Tralasciando per un momento l’oscurità del passo è però necessario soffermarsi su un punto: i Figli di Dio si univano alle Figlie degli Uomini ed esse partorivano a loro volta dei figli:

  • sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi

(traduz. EDB La Bibbia di Gerusalemme ibidem pag. 34 Gen. 6, 4 ultimo capoverso).

Teniamo a mente questo passaggio perché è centrale nell’interpretazione.

Ma chi erano i Giganti?

Cosa rappresentavano?

Da dove provenivano?

Sono convinto si trattasse di una stirpe autoctona assolutamente umana.

Entriamo perciò nei meandri etimologici per svelarne la genuinità.

Il passo in questione (Gen. 6,4) così recita sulla Bibbia di Gerusalemme citata in apertura:

‘C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.’

Due ordini di problematica: l’etimo ‘giganti’ e l’ultima espressione: ‘sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi’.

Iniziamo dal primo:

In greco ‘gigante’ è espresso con γίγας (ghìgas) e nella radice etimologica troviamo anzitutto la sillaba γι (ghi) presente in un verbo assai importante ossia γίγνομαι (ghignomài) ‘sono nato’, ‘nascere’; inoltre la stessa radice si trova in un altro verbo γιγνώσκω (ghignòsco), ‘conoscere’, ‘sapere’, ‘apprendere’.

Non solo: la definizione di ‘terra’ γῆ (ghè) presenta la stessa radice rispetto a questa forma contratta: γεα (ghea).

Non è casuale che i Giganti, i Titani nella mitologia ellenica fossero i figli di Gea, ‘Terra’ e di Ouranos ‘Cielo’.

Non è casuale oltretutto che il tema verbale di γίγνομαι fosse γεν (ghen) appaiato al latino gigno-gignere il cui significato è ‘produrre’, ‘generare’, ‘partorire’ aspetti questi legati alle caratteristiche della terra stessa e il participio genitus ha un rimando sul Rocci alla radice verbale del genitivo di γίγας ovvero γίγαντος (ghìgantos).

Il primo significato di Nephilim quindi non troverebbe ragione ne ‘i caduti’ o addirittura ‘coloro che provengono dal cielo’ bensì in una descrizione etimologica legata anzitutto alla assoluta nascita sulla terra, alla sua appartenenza e – in misura collaterale – alla conoscenza.

È presumibile che un’interpretazione più corretta sia:

  • Coloro che sono i più grandi generati dalla terra e possiedono la conoscenza

In questo senso, oltretutto, l’apax biblico assume un significato morale poiché l’elevata statura diviene qualificante e non meramente indicativa: ‘uomini di elevata statura morale’.

Si potrebbe obiettare l’assoluta appartenenza alla nostra umanità: da cosa si evince infatti che essi fossero esseri umani e non ad esempio individui provenienti da lidi extraplanetari?

Qui si entra nel merito della chiusura del cap. 6 in Genesi in particolare tra la traduzione greca del testo ebraico e la traduzione in italiano.

In greco la frase

  • ‘sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi’

è così espressa:

– κεῖνοι ἦσαν οἱ γίγαντες οἱ ἀπ’ αἰῶνος, οἱ ἄνθρωποι οἱ ὀνομαστοί (chèinoi èsan oi ghìgantes oi ap’apaiònos, oi àntropoi oi onomastòi).

Anzitutto è da sottolineare che ‘giganti’ non è un apax poiché è nominato due volte, non è termine unico. Inoltre la traduzione, essendo il termine ὀνομαστοί in posizione rafforzativa di οἱ ἄνθρωποι, cambia notevolmente e soprattutto se consideriamo ‘famosi’, ‘celeberrimi’ come significato secondario rispetto al significato primario che suona ‘nominabile’, ‘da nominarsi’. In parole povere ‘chiamati’.

In secondo luogo, il termine ‘eroi’ non è affatto presente: in greco è espresso con un etimo completamente diverso: ἥρως (èros).

Ciò che viene tradotto in tal maniera è probabilmente frutto di interpretazione mitologica: l’eroe è infatti figlio di divinità e mortale ma sul testo è riportato, chiaramente, οἱ γίγαντες ‘i giganti’.

Le implicazioni in questo senso sono gravi poiché a questo punto la traduzione più plausibile e vicina alla realtà è:

  • ‘Quelli erano i giganti, fin dall’antichità, coloro che erano chiamati uomini’.

L’intero passo analizzato (Gen. 6,4) suonerebbe così:

– ‘C’erano sulla terra Coloro che sono i più grandi generati dalla terra e possiedono la conoscenza a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: quelli erano i giganti, fin dall’antichità, coloro che erano chiamati uomini.’

Forse l’oscuro passo del Genesi vuol essere tale esclusivamente per chi chiude gli occhi di fronte alla realtà.”