Enigma Costellazioni

da | Set 15, 2015 | Antiche civiltà

Il problema stellare, in archeoastronomia, è ‘Chi’ e ‘Quando
L’archeoastronomia, disciplina eterodossa per eccellenza (assisa alle vette dottrinali da Posnansky fino al più credibile e blasonato Giulio Magli), è transitata anche da un ricercatore – Marcel Moreau – spesso citato in ASPIS (e non solo, ‘Deo Gratias!’) per il suo splendido ‘Le Civiltà delle Stelle’ (Corrado Tedeschi Editore – Firenze 1973). Quattro anni dopo ‘Il Mulino di Amleto’, dove antropologia, mitologia e archeostronomia divenivano punti di vista di una interdisciplinarietà da noi, oggi, profondamente rivendicata.

Fig. 6 - il libro di Marcel Moreau sulle civiltà megalitiche europee

Fig. 6 – il libro di Marcel Moreau sulle civiltà megalitiche europee

Allo stato dell’arte, attraverso possibilità impensabili fino a meno di un decennio fa (social-net in primis), ‘sparlare’ di archeologia astronomica – forti di acculturata ignoranza da medianet-kultur (neologismo coniato per l’occasione) – è un must piuttosto che una colpa. Che cosa significa? Forse il Circuito dell’Aspide promuove un classismo post-litteram perimetrato su lignaggi bibliografici e non mediatici? Tutt’altro: Loris Bagnara cura un blog personale in cui fa ricerca in tal senso e non necessariamente la propria credibilità deriva da quantitativi di carta stampata bensì da qualità di approccio ed analisi.
Per tale motivo mi permetto di citare, illustrandole in forma divulgativa, 3 pagine (tre!) da pag. 57 a pag. 59 (prima inclusa) dell’edizione succitata al cap. 8 della Parte Prima dal titolo: ‘LE STELLE DI RIFERIMENTO DEGLI EQUINOZI E DEI SOLSTIZI’.
Con buona pace di chi analizza lo ‘ieri’ con il senno dell’ ‘oggi’, non possiamo titubare affermando l’errore clamoroso da parte di colui/colei impegnati nella Recherche ma che non tengono conto di questa inezia.
Cosa racconta Moreau nel suo testo? Sostanzialmente le scientifiche volontà e cognizione con cui i Neanderthal e appresso i Sapiens eressero menhir, dolmen e cromlech seguendo il corso apparente dell’universo attorno al pianeta con particolare attenzione ad eclittica, stagioni, equinozi e solstizi e – in mezzo – il transitare o il considerare alcune stelle, soprattutto insiemi geometrici di queste (le costellazioni), come punti di riferimento peculiari alle età in cui furono rilevate. Quest’ultimo aspetto può sembrare accademico;in realtà è di fondamentale importanza poiché le costellazioni e le stelle osservate dagli Antichi spesso non corrispondono agli oggetti osservati in epoca moderna e contemporanea.
E’ questa una regola aurea per chi affronta l’analisi archeoastronomica insieme allo scenario visivo, il palcoscenico della volta celeste, solitamente condensato nell’emisfero settentrionale dove, è bene ricordarlo, diversi millenni fa era osservabile persino l’odierna Croce del Sud – bassa sull’orizzonte – oggi ‘polare’ di riferimento nei cieli planetari meridionali.
A ‘peggiorare’ la condizione di chi si improvvisa eterodosso, è sicuramente il linguaggio e la denominazione dei singoli oggetti. Ammesso e non concesso, infatti, che gli Antichi potessero osservare (ad es.) le nebulose, è davvero arduo pensare che NGC 6853 chiamata ‘Nebulosa Manubrio’ (per la sua forma similare) fosse denominata nella stessa maniera…
È scontato direte? Non è così: Robert Bauval ha collezionato un trentennio di testi senza considerare questa condizione…
Entriamo nel merito: i Caldei conservavano memoria di alcune stelle di riferimento, enucleabili attraverso testi del VII sec. a.C. riferiti a tradizioni risalenti al III millennio a. C. (testo citato pag. 57). Ciò significa che l’avvicendarsi di equinozi e solstizi era indicata non dal Sole ma da una stella eliaca. La tradizione giunta a noi la appaia all’oggetto osservato dagli Egizi, probabilmente nella Coscia del Toro, denominato AK, ipoteticamente la Maia greca ed orientale (ibidem pag. 57-58). In questo caso è possibile tracciare un trait-d’union tra il Bovide del Polo, Athor ed il Toro Zodiacale. Si chiama ‘zodiacale’ quella costellazione o stella posizionata sulla traiettoria dell’eclittica e sottostante alla Precessione: basta dunque una variazione dell’orientamento dell’asse terrestre per stravolgere il tutto oppure – più semplicemente – lo scorrere processionale che differenzia la visione del cielo attraverso i millenni. Domanda: ‘che cosa’ era AK? Complicato…
Proseguiamo.
G. Maspéro riconobbe nel tempio di Edfu Edfuun’iscrizione che designava la costellazione Mesket. Questa costellazione inglobava la ‘Coscia del Toro’ (Orsa Maggiore), l’Ursa Minor, il Draco e parte delle Pleiadi.
Dal testo:

[…] queste ultime si trovavano all’equinozio di Primavera quando il Toro e la Polare avevano lasciato l’Orsa Maggiore per entrare nel Drago. Il mese delle Pleiadi era novembre, ovvero il mese chiamato Athor in Caldea da cui la denominazione della vacca sacra in Egitto’ (ibidem pag. 58)

Nella pratica ciò che noi vediamo come tre/quattro costellazioni diverse, per gli Antichi – in questo caso Caldei ed Egizi – erano parti integranti di un asterisma denominato Mesket conosciuto da qabbalisti e astrologi, sicuramente dagli ortodossi, ma ignorato o peggio non considerato dagli eterodossi dell’ultima ora.
E non finisce qui.
Moreau ci racconta, al capoverso successivo, che la medesima indicazione la forniscono i canali nord di Khufu e la galleria d’accesso (da non confondere con la Grande Galleria d’ingresso alla ‘camera del Re’): l’ingresso – posto a 14 m d’atezza – è volto a nord e si dirigeva verso il Draco, in particolare verso Alpha Draconis. Secondo Moreau, l’ingresso passava per il meridiano e  le Pleiadi erano al proprio culmine quando Alpha Draconis era al suo livello inferiore. Dunque l’insieme delle Pleiadi assisteva, insieme ad un incrocio ottico con il Draco, al levare eliaco del Sole all’Equinozio di Primavera e pertanto esse potevano considerarsi stelle di riferimento (ibidem pag. 58)
Questo per affermare, pienamente, che le composizioni delle costellazioni e dunque gli asterismi stessi erano diversificate rispetto alla nostra ottica, gruppi di stelle per noi avulsi gli uni dagli altri erano, al contrario per gli Antichi, punti di riferimento.
Un’altra stella ‘misteriosa’ è sempre l’egizia Swok, astro figlio di Neith (Ursa Major), il suo levarsi è legato con l’apparire del re Ounas identificato con il Sole, astro vitale. Swok è senz’ombra di dubbio una stella della Ursa Major passata nel ciclo zodiacale. Si, ma quale? Dulcis in fundo vi è Nekhekh, anch’essa figlia di Neith: Dea Avvoltoio che corrisponde alla stella Eliaca. Anche qui –(ibidem, pag. 58):

Deve essere una delle principali stelle delle Pleiadi nel momento in cui questa costellazione lascia l’equinozio (d’autunno, N.d.R.) per annunciare il solstizio d’inverno

‘Deve essere’ o ‘è’? Moreau era assai più prudente di R. Bauval, su questo non ci piove. Nulla vieta infatti che la la-grande-piramide-di-cheopeGrande Piramide non rappresentasse il fulcro dello Zep Tepi bensì l’orologio delle stagioni da Akhet (intorno al 19 di luglio, nei pressi del solstizio d’estate con l’osservazione di Sothis-Sirio in contemporanea alla prima inondazione del Nilo nonché inizio ufficiale dell’anno) fino a Shemu, tra la fine dell’inverno e l’equinozio di primavera – guarda caso – chiusura dell’anno e ultima inondazione nilotica. Il periodo era infatti detto di ‘siccità’ e le operazioni agricole andavano dalla mietitura, alla raccolta e la trebbiatura. Un periodo di ‘preparazione’. È un’interpretazione poco ‘aliena’ o affascinante, chiaro: per noi l’enigma più importante è ‘come l’abbiano realizzata’, vera visione eterodossa. E già, perché relegare al ruolo di ‘spiegazione da sussidiario non coerente con la grandezza dell’opera’ – ad es. – il celebrare del ciclo di vita stagionale legato ai cicli mestruali della donna e al sovrapponibile ciclo lunare (Sothis-Sirio era sorella di Osiride e spesso rappresentata come Luna), è un pensiero tipico di chi ‘ciurla nel manico’ del mistero e non tenta di risolvere l’enigma perché non gli conviene: ne va della vendita di riviste spazzatura…
Sempre sotto l’egida di costellazioni, ahimè, a noi sconosciute…

© 2015 Archeomisterica Eterodossa (Pier Giorgio Lepori) per AS.P.I.S.