Azzurrina di Montebello: enigma multidisciplinare

da | Nov 12, 2014 | Paranormale

Fra i numerosi luoghi d’Italia che vengono collegati a presunte manifestazioni di carattere paranormale, il castello di Montebello di Torriana, in provincia di Rimini (fig. 1),

Fig. 1 - Una veduta del castello di Montebello (RN)

Fig. 1 – Una veduta del castello di Montebello (RN)

è quello che fa parlare maggiormente di sé. All’interno delle sue mura, infatti, si dice che ancora oggi dimori il fantasma di una bambina, nota come Azzurrina.

La vicenda di Azzurrina è pressoché familiare a chiunque si sia interessato, anche in modo superficiale, di fenomeni paranormali. Se ne è parlato molto – troppo – e quasi sempre in forma soggettiva, attraverso il racconto di aneddoti ed esperienze personali; in casi del genere – come si sa – l’elemento emotivo tende a predominare su quello razionale.

Uno studio del caso in sé mediante il ricorso a un metodo scientifico di ricerca che abbia come presupposto una ricostruzione basata su prove concrete e disponibili non è mai stato tentato e – aggiungerei – desiderato.

Scopo di quest’articolo è:

  1. presentare gli elementi a disposizione per un’analisi del caso di Azzurrina;

  2. scartare il materiale non pertinente o non dimostrabile intorno alla vicenda e selezionare le informazioni reali;

  3. sulla base delle informazioni reali ottenute, fornire una plausibile chiave di lettura degli eventuali risultati conseguiti.

1. Analisi degli elementi

1.1. La “leggenda” di Azzurrina

Fig. 2 - Volto di bimba idealmente accostato alla figura di Azzurrina

Fig. 2 – Volto di bimba idealmente accostato alla figura di Azzurrina

In primo luogo sarà necessario spendere due parole sulla cosiddetta “leggenda” di Azzurrina. Il termine “leggenda” è volutamente tra virgolette, in quanto, come vedremo, una “leggenda” su Azzurrina in senso stretto non esiste e le prime attestazioni della sua presunta esistenza risalgono alla fine degli anni ‘80 del Novecento. Ma andiamo con ordine.

Riporto di seguito per sommi capi la storia di Azzurrina per come solitamente la si conosce, la cosiddetta vulgata, tuttora raccontata dalle guide turistiche ai visitatori del castello di Montebello e diffusa ampiamente sia in forma orale che nel web, dai social network e – cosa più importante – dai media.

Intorno al 1370 nasce Guendalina, figlia di Ugolinuccio (o Uguccione), feudatario di Montebello. Guendalina è una bimba albina. Poiché la superstizione popolare in epoca medievale collega l’albinismo ad eventi di natura diabolica e può indurre a soluzioni drastiche come l’eliminazione di chi è diverso, il padre della piccola decide di farla scortare costantemente da due guardie, Domenico e Ruggero, e al fine di proteggerla non permette che esca mai dal castello; la madre le tinge i capelli di nero con pigmenti di natura vegetale, ma questi, a causa della scarsa capacità dell’albinismo di trattenere il pigmento, reagiscono dando ai capelli della bimba riflessi di una tonalità azzurra. Da qui deriva il soprannome di “Azzurrina”. Il 21 giugno del 1375, il giorno del solstizio d’estate, mentre Ugolinuccio è in battaglia contro i Montefeltro, Azzurrina, che ha ormai 5 anni, gioca in un corridoio del castello con una palla di stracci o di pezza, sempre sorvegliata dalle guardie, mentre all’esterno infuria un temporale. Ad un certo punto la palla rotola lungo le scale che conducono dal corridoio alla ghiacciaia che si trova al piano sottostante, e Azzurrina la insegue nell’intento di recuperarla. Le guardie, dal piano superiore, avvertono un urlo e accorrono nel locale entrando dall’unico ingresso esistente, ma della bimba è sparita ogni traccia, e non verrà mai più trovata, malgrado i tentativi di ricerca effettuati anche nei giorni successivi. Il fantasma della bimba è rimasto intrappolato nel castello e torna a farsi sentire ogni lustro dal giorno della sparizione, il solstizio d’estate.

Le ipotesi sulla scomparsa di Azzurrina sono state varie e molteplici; malgrado la loro molteplicità, però, esse hanno tutte un elemento comune: prendono come punto di partenza la “leggenda” e presuppongono acriticamente la sua completa attendibilità. Vediamone alcune fra le più ricorrenti (in ordine crescente di stravaganza):

  1. Azzurrina è stata uccisa (o fatta uccidere) dal proprio padre, poiché, essendo albina, sarebbe stata di intralcio per la sua carriera politica;

  2. Azzurrina è stata uccisa dalle due guardie;

  3. Azzurrina è morta accidentalmente scendendo dalla ripida scala che conduceva dal corridoio alla ghiacciaia, e le guardie, per paura di essere uccise dal padre, avrebbero nascosto il corpo in un punto del castello dove esso si troverebbe ancora oggi (o, secondo una variante, avrebbero chiamato il parroco e massacrato il cadavere della piccola attraverso un rito per poi occultarlo);

  4. Azzurrina è stata murata viva da qualcuno che abitava nel castello e che era molto superstizioso riguardo alle maledizioni legate alle persone albine;

  5. Azzurrina è stata rapita o molestata da un uomo che era d’accordo con una delle guardie e in seguito è stata uccisa perché accusata di stregonerie;

  6. una sommossa da parte degli abitanti di Montebello ha portato all’uccisione di Azzurrina, considerata figlia del demonio, e delle guardie, e i loro corpi sarebbero stati murati nel castello;

  7. Azzurrina è scappata dal castello, insofferente per esser stata sempre costretta dentro casa;

  8. Azzurrina è una strega e non è mai morta, ed è riuscita a nascondersi fino ad oggi;

  9. Azzurrina è stata rapita da un Grigio (sic!).

1.2. Azzurrina e i media

Di Azzurrina si sono occupati anche i media; ben due film e diverse trasmissioni televisive hanno dedicato e periodicamente dedicano spazio alla sua storia.

Fig. 3 - "Percezioni", una delle molte trasmissioni dedicate anche al mistero di Azzurrina

Fig. 3 – “Percezioni”, una delle molte trasmissioni dedicate anche al mistero di Azzurrina

Dal momento che secondo la “leggenda” il fantasma di Azzurrina infesterebbe il castello ogni 5 anni il giorno del solstizio d’estate, sono state effettuate registrazioni presso il castello al fine di captare segnali che possano dimostrare l’esistenza di fenomeni paranormali.

Per amore di brevità, mi limito ad elencare le principali registrazioni effettuate e i loro presunti esiti (la prima è stata effettuata dalla RAI durante la ripresa di una trasmissione televisiva girata all’interno del castello; tutte le altre sono attività di “ricercatori” del paranormale:):

  1. 1989: dodici rintocchi di campane con un timbro non uguale a quello delle campane presenti in zona; forte rumore ripetitivo, tipo battito cardiaco di una persona di circa 90 kg; lamento di una bambina che piange;

  2. 21 giugno 1990: temporale; pianto infantile a singhiozzo; 16 colpi;

  3. 21 giugno 1995: temporale; pianto infantile a singhiozzo;

  4. 21 giugno 2000: passaggio di un aereo; pianto infantile a singhiozzo; pronuncia del termine “mamma”;

  5. 21 giugno 2003: voce di bimba, urli; battito cardiaco di un bambino di circa 3 o 4 anni;

  6. 21 giugno 2005: rumori indistinti; pronuncia del nome “Alosio” (lat. Aloysius); sovrapposizione di voci in tono crescente, coro simile a una messa che ripete il nome “Bèlial” (sic!), demone dell’Antico Testamento;

  7. 21 giugno 2010: fotografia della sala da pranzo rappresentante, all’altezza della scala, un portale (o “stargate”) all’interno del quale è il profilo di una bimba in abiti medievali;

  8. ottobre 2011: fotografie della stanza della cassaforte rappresentanti la sagoma di una bambina.

Come sopra specificato ed è bene ribadire, si tratta di esiti “presunti”, in quanto il materiale non sembra aver goduto di un’analisi da parte di un comitato scientifico ufficialmente riconosciuto (sul non riconoscimento da parte del CICAP dell’esistenza di fenomeni paranormali nel castello di Montebello, a fronte di detto materiale, dirò tra poco). A titolo personale mi limito ad osservare, ad un ascolto delle registrazioni, che:

  1. non ho rilevato alcun pianto infantile o voce di bimba; i suoni identificati come “infantili” non sembrano neanche umani ma somigliano piuttosto a quelli di un sonar;

  2. non ho rilevato la formulazione del termine “mamma” che, benché in uso nel Trecento contrariamente a quanto molti hanno dichiarato al fine di confutare la registrazione, è il risultato di una percezione puramente soggettiva;

  3. la pronuncia sdrucciola del nome “Bèlial” (con l’accento sulla “e”) non corrisponde certamente a quella originale ebraica.

Riguardo agli scatti fotografici e annesse considerazioni preferisco non esprimere giudizi.

E su questo basti.

1.3. Azzurrina e i medium

All’attenzione dei media si è accompagnata, naturalmente, quella dei visitatori del castello e di presunti medium e sensitivi (anche qui l’aggettivo è d’obbligo). Le esperienze soggettive raccontate dalle persone sono innumerevoli, dall’apparizione del fantasma in uno specchio alle comunicazioni con il mondo dell’aldilà, da foto con strani effetti a sogni diurni e notturni, da sensazioni di brividi a veri e propri malori.

La quasi totalità delle esperienze si verifica puntualmente nel corridoio nel quale secondo la “leggenda” sarebbe sparita Azzurrina,

Fig. 4 - Il corridoio del castello nel quale si concentrerebbero le apparizioni

Fig. 4 – Il corridoio del castello nel quale si concentrerebbero le apparizioni

ma non sono mancati resoconti di strani avvenimenti presso ambienti differenti, come la stanza della “tavola islamica” (il dorsale, risalente all’XI-XII sec. e fissato ad una cassapanca di legno del Seicento, rubato come bottino di guerra, a quel che si dice, da un antenato dei conti Guidi o dei Malatesta ad una tribù islamica durante una delle Crociate, e rappresentante una figura femminile nell’atto di partorire) o la sala da pranzo, al centro della quale si trova un grande tavolo che è divenuto oggetto di sedute spiritiche o simil tali e che, secondo alcuni racconti, si sarebbe sollevato dal terreno di alcuni centimetri (ma c’è anche chi sostiene di averlo visto sollevarsi di tre metri).

1.4. Altri presunti fenomeni

Le sorprese non sembrano essere finite. Si racconta anche che il Venerdì Santo del 1993, nella stanza che si trova sopra il sotterraneo e che ha un soppalco a forma di ferro di cavallo, un guardiano, apprestandosi a passare l’aspirapolvere mentre dalla finestra penetrava solo poca luce a causa del cielo nuvoloso, abbia notato una presenza nella stanza. Inizialmente non avrebbe prestato attenzione e avrebbe continuato il suo lavoro, ma a uno sguardo più attento avrebbe visto una figura femminile trasparente con i piedi appoggiati al soppalco, i lunghi capelli quasi arrivati a terra ma la veste stranamente aderente al corpo. Circa trenta impronte bianche di un piede che calza 34-35 sarebbero apparse a seguito di quest’avvenimento e sarebbero riapparse anche dopo che la direzione del castello avrebbe deciso di ripulirle. Si è sostenuto che il tipo di legno del soppalco avesse un’attività di spurgo molto lenta e che quindi quelle impronte fossero appartenute a coloro che restaurarono il soppalco dopo che questo fu danneggiato durante la II guerra mondiale (a causa del bombardamento aereo inglese nel tentativo di sconfiggere i Tedeschi che avevano occupato il castello). Chi non accetta questa spiegazione ha fatto notare piccoli particolari che escluderebbero questa soluzione, come ad esempio il fatto che un operaio non può avere una misura di piedi che corrisponde a un 34-35 o che le impronte seguono un preciso ordine non casuale, come quello di una camminata, o, infine, che una di esse è disposta tra due assi, e non solo su una.

E ancora, c’è chi ritiene che il castello sia teatro delle infestazioni del fantasma di Orabile Beatrice, moglie di Paolo Malatesta, o degli stessi Paolo e Francesca di dantesca memoria.

Fig. 5 - Ary Scheffer, "The Ghosts of Paolo and Francesca appear to Dante and Virgil"

Fig. 5 – Ary Scheffer, “The Ghosts of Paolo and Francesca appear to Dante and Virgil”

Si potrebbe continuare, ma non è utile ai fini del nostro discorso.

2. Selezione del materiale

Ora che abbiamo presentato la “leggenda” e abbiamo accennato a tutto quello che da essa è derivato (i film, le trasmissioni tv, le analisi dei “ricercatori”, le impressioni dei sensitivi e dei medium e della gente comune), passiamo ad analizzare i dati effettivamente a nostra disposizione per poter impostare un’analisi sul caso di Azzurrina.

Come si può vedere, malgrado il finale di volta in volta diverso, la “leggenda” fornirebbe i dati seguenti:

  1. una bimba albina di circa 5 anni,

  2. di nome Guendalina,

  3. figlia

  4. di Ugolinuccio (o Uguccione) di Montebello,

  5. visse nel castello di Montebello tra il 1370 e il 1375

  6. e sparì in circostanze misteriose.

Il fatto davvero curioso, in realtà, è che nessuno dei 6 dati qui elencati è riconducibile a realtà e, come se non bastasse, uno di essi è anche indiscutibilmente errato. Infatti:

  1. non si hanno fonti che attestino l’esistenza di una bimba albina di circa 5 anni a Montebello tra il 1370 e il 1375;

  2. non si hanno fonti che attestino l’esistenza di una bimba albina di nome Guendalina a Montebello tra il 1370 e il 1375;

  3. non si hanno fonti che attestino l’esistenza di una bimba albina di nome Guendalina figlia di un certo Ugolinuccio (o Uguccione) di Montebello tra il 1370 e il 1375;

  4. non si hanno fonti che attestino la sparizione di una bimba albina di nome Guendalina figlia di un certo Ugolinuccio (o Uguccione) di Montebello tra il 1370 e il 1375;

  5. l’identità stessa di Ugolinuccio (o Uguccione), a volte identificato con un appartenente alla famiglia Malatesta, è di per sé controversa;

  6. l’identità della moglie di Ugolinuccio (o Uguccione) è controversa;

  7. il nome “Guendalina” è sicuramente sbagliato.

Se i primi sei punti sono confermati dalla totale mancanza di fonti storiche, merita maggiore attenzione il settimo.

Il nome “Guendalina”, infatti, non è attestato in Italia se non a partire dai primi anni del XIX secolo (mi viene in mente, ad esempio, Guendalina Talbot Borghese, nata nel 1817); storicamente esso, fuori dell’Italia, è più antico, in quanto presente nella forma Gwendoloena già nella Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth (1135 circa),

Fig. 6 - Miniatura dalla "Historia Regum Britanniae"

Fig. 6 – Miniatura dalla “Historia Regum Britanniae”

forse come storpiatura di un nome maschile di origine gaelica. La prova linguistica, pertanto, dichiara incontrovertibilmente che è impossibile che esistesse una “Guendalina Malatesta” o anche solo una “Guendalina” nel 1370-1375. Nessuno che si sia occupato della vicenda di Azzurrina ha mai prestato attenzione a questo particolare.

Curiosamente, la “leggenda” vulgata menziona l’esistenza, presso il castello, di un documento dal titolo Mons Belli et Deline scritto da un parroco intorno al 1620 e contenuto in una “Miscellanea di racconti della Bassa Val Marecchia”. A questo proposito però va detto che:

  1. il documento, nella migliore delle ipotesi, è perduto o introvabile (nella peggiore delle ipotesi non è mai esistito). Neanche i custodi del castello lo hanno mai visto;

  2. la traduzione del titolo del documento dal latino all’italiano sarebbe “Monte della Guerra e di Adelina”. Il nome “Adelina”, diversamente da “Guendalina”, è attestato in Italia anche in età medievale.

Si potrebbe dunque immaginare l’esistenza di una bimba albina di nome Adelina (e non Guendalina) vissuta a Montebello tra il 1370 e il 1375 e poi sparita in circostanze misteriose. Tuttavia, come si è visto, il problema non è costituito solo dal nome della bimba; al contrario, è in ballo la sua stessa esistenza, stante il fatto che non esiste documentazione storica a riguardo.

Le fonti storiche (voce nel link: “MONTEBELLO – rocca dei Guidi di Bagno”) riferiscono di una cessione del castello tramite documento notarile il 24 settembre 1186 (quasi 200 anni prima) da Ugolinuccio di Maltalone a Giovanni Malatesta e dell’espugnazione del castello da parte dei Montefeltro nel 1393. Quanto avviene fra queste due date è in parte oscuro.

Quel che è certo, invece, è che la prima attestazione dell’esistenza di “Guendalina” risale al 1989, anno in cui il castello, di proprietà dei conti Guidi e sotto la custodia della prof.ssa Welleda Villa Tiboni, subisce un restauro e diviene museo aperto al pubblico. Il nome è accennato nello “zibaldone” del castello di Montebello scritto dalla stessa Tiboni, contenente per lo più informazioni storiche sul castello.

Il resto è noto.

3. Conclusioni

Alla luce di quanto esposto, non saprei come spiegare, per fare qualche esempio, le dichiarazioni dei numerosi sensitivi che ipotizzano l’esistenza di una “Guendalina” fra le mura del castello, o le sensazioni di Guendalina Tavassi del “Grande Fratello” e la successiva replica a riguardo del nobile riminese, presunto parente di “Guendalina Malatesta”. Non saprei spiegare neanche la presenza imbarazzante del nome di “Guendalina Malatesta” in nota al commento di un componimento di Pascoli che menziona Montebello pubblicato da Utet (Poesie di Giovanni Pascoli, a cura di Francesca Latini, II, Primi poemetti, Nuovi poemetti, Torino Utet 2008, 753 pp.), alle pp. 299 n. e 739.

Al contrario, ritengo che sia possibile affermare con ottime probabilità che un “caso” storico di Azzurrina non esiste o che, se esiste, deve essere analizzato avendo come presupposto la pacifica ammissione del totale naufragio di ogni sorta di documentazione e deve necessariamente avere come punto di partenza il tentativo di ricerca di un documento risalente al Seicento nel quale verrebbero raccontate le vicende della bimba, probabilmente in forma in parte diversa da quella a noi nota (dal nome alle circostanze della sua morte). Chiaramente, se non esiste un caso storico non può esistere neanche un caso paranormale (neanche presunto!). Il resto non è che opinione, e con le opinioni non si spiegano i fenomeni.

Stupisce pertanto – e con questo concludo – il fatto che il CICAP abbia ritenuto necessario effettuare dei “rilevamenti” in loco, non accontentandosi della semplice assenza del dato storico, per registrare i suoni dell’ambiente. Tanto più appare inspiegabile, sul semplice piano metodologico, che il CICAP abbia dichiarato la non esistenza di fenomeni paranormali presso il castello di Montebello effettuando i rilevamenti proprio nella data in cui secondo una non riconosciuta “leggenda” di fatto risalente al 1989 sarebbe sparita Azzurrina. Se il 21 giugno non è una data legata a un fenomeno paranormale, perché effettuare i rilevamenti proprio in quella data e non in qualunque altro momento? E, soprattutto, è possibile stabilire che un eventuale fenomeno paranormale si verifichi in giorni specifici dell’anno (o minuti, ore, secondi)? Secondo quale legge di uomo o di natura? Ma questa è un’altra storia.


RIFERIMENTI WEB:
http://it.wikipedia.org/wiki/Montebello_(Rimini)

http://www.castellodimontebello.com/

http://it.wikipedia.org/wiki/Azzurrina

http://www.mitidiromagna.it/fantasma_azzurrina.asp

http://www.daltramontoallalba.it/luoghi/montebello.htm


© Marco Filippi – 11 novembre 2014 per ™ASPIS